M5S. Ora i fedelissimi Di Maio temono l'estinzione. "Corriamo ai ripari"

L'arresto per corruzione di Marcello De Vito "dimostra che senza una gerarchia e senza strumenti di controllo, a livello territoriale e nazionale, capiremo con sempre maggiori difficoltà chi può essere una persona poco per bene, chi non c'entra nulla con noi, chi non sa gestire la pressione o dà di matto se le cose non vanno come vuole lui". Lo afferma Massimo Bugani, M5S di Bologna e vicecapo della segreteria particolare di Luigi Di Maio, in un colloquio con la Stampa in cui sottolinea la necessità di "riformare profondamente" il M5S. Ormai il tempo è "quasi finito, bisogna fare in fretta", sottolinea il braccio destro di Casaleggio, "altrimenti moriremo".

"Il Movimento deve cambiare", ribadisce Bugani, anche se "le resistenze dei parlamentari e della base, nei territori, saranno forti. Non vorranno avere qualcuno che li coordini e che ne valuti l'operato, ma devono capire che è necessario per poter crescere ancora".

Su Rousseau la discussione degli iscritti per formulare le proposte di riforma è partita la settimana scorsa, ma "non tutti capiscono il motivo per cui abbiamo deciso di muoverci in questa direzione". C'è chi propone di eliminare il vincolo del doppio mandato per i consiglieri comunali, senza permettergli di approdare in Parlamento, e "non ha senso. La volontà di togliere il vincolo è dettata dalla necessità di costruire nei territori una classe dirigente e poi portarla in Regione, in Parlamento o a Bruxelles. Non di farla marcire lì", spiega.

"I primi veri effetti di questa riforma del Movimento si vedranno nel 2020", e nel frattempo, riflette Bugani, "se non possiamo vincere, forse non dovremmo presentarci. Poteva avere un senso inserire dei consiglieri regionali di rottura, come facevamo un tempo. Ma adesso è diverso, siamo al governo, e presentarci solo per partecipare non ha più senso".