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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

L’ultimo giorno da segretario di Matteo Renzi tra strategie interne e voglia di rivincita

(pana)

Due righe per annunciare le dimissioni da segretario del Pd e una lunghissima e-news per chiarire che non sarà un addio. Ma solo un arrivederci. L’ultimo giorno da segretario di Matteo Renzi è segnato dal “non mollo”, recapitato attraverso l’e-enews, e la comunicazione delle dimissioni letta da Matteo Orfini alla direzione dei dem. Renzi non partecipa al summit interno, ma detta la linea: il Pd sarà all’opposizione, Lega e M5S hanno il diritto dovere di garantire un governo al Paese. Nella fase post renziana, il Pd sarà affidato a Maurizio Martino mentre Graziano Delrio spiega che bisognerà evitare un’ulteriore conta interna ma sarà necessaria una guida collegiale. Renzi si defila  e prepara la battaglia parlamentare dal Senato. Intanto, l’ex segretario proverà a controllare, comunque, i due gruppi piazzando capigruppo vicini alla sua area. Dall’Europa arriva il pressing per sostenere un governo del M5S. Ma sarebbe la pietra tombale per il Pd. “Ora spiega Renzi - si farà opposizione responsabile”. Il tempo della rivincita arriverà. Presto. Una sola maggioranza sarebbe, al momento, possibile e vedrebbe un’intesa tra Lega e M5S. Per Renzi sarebbe lo scenario migliore perché in questo modo incalzerebbe dall’opposizione i due principali avversari. E si preparerebbe al rientro. C’è solo un ostacolo: Sergio Mattarella. Il Presidente della Repubblica non vuole un esecutivo M5S-Lega e proverebbe a tirare dentro anche i dem. Partita complicata, perché i dem al momento sono compatti sulla posizione dell’ex leader: opposizione. Si, responsabile, ma niente accordi con Di Maio e Salvini.