Luigi Di Maio prigioniero del selfie perenne. Questa è la favola della carrozza trasformata in zucca

di Arnaldo Capezzuto

Vertigini e capogiri. Lo sguardo proteso nel vuoto. Quella sensazione di vivere un disorientamento, un'estraneità, una frustrazione angosciante.

Scoprirsi fragile e in balìa degli eventi senza poterli 'governare'. Stallo, sabbie mobili e tanto fango. E l'incantesimo della carrozza avvolta nella bandiera a 5 Stelle del misticismo epico, del sogno affabulatorio e della missione corale accordata dal fato che improvvisamente si trasforma in ciò che è sempre stato, una zucca.

Quella favola - in questi anni - ha semplificato la realtà, falsificato la quotidianeità e venduto un futuro anteriore possibili e raggiungibile.

Una narrazione in salsa grillina studiata a tavolino, venduta nei talk show con assoli e discorsi alla nazione e veicolata con il mito della restituzione degli stipendi.

Metti sotto al microscopio e scopri che la filigrana pentastellata somiglia molto al primo Silvio Berlusconi quello della cassetta Vhs e del messaggio a reti unificate : “L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare”.

Il popolo all'ombra del Movimento 5 Stelle sembra imprigionato in un selfie perenne ed i suoi portavoce dal Parlamento alle Regioni passando per i Comuni candidati nel vedere il proprio nome scolpito nel libro marmoreo della storia.

La propaganda martellante, la web politica 4.o, l'on line con il voto digitale e la circolarità della piattaforma Rousseau hanno trasformato il 'popolo' in un passivo fruitore consumistico della Cosa pubblica.

Uno vale uno, uno è uguale all'altro, niente delega in bianco, il cittadino è autoconsapevole, conta e decide.

Certo se i punti del programma emendato, deciso e votato è in forma di bozze e quindi suscettibile di modifiche e sbianchettamenti.

Se il capo politico Luigi Di Maio, oscilla in mezzo al mare della politica, senza azzeccarne una; se i giorni pari vuole l'accordo con la Lega, quelli dispari accetta l'appoggio esterno di Forza Italia senza Berlusconi che a sua volta è stato appoggiato esternamente dalla mafia.

Se poi addirittura sotterra l'ascia di guerra e apre agli odiatissimi Piddini; se poi fa stilare un contratto-programma e scompare dalle voci : reddito di cittadinanza, lotta alla corruzione e alla criminalità - come dire - qualche preoccupazione comincia a sorgere e insinuarsi nella torcida grillina.

Ciò che preoccupa è lo sbandamento di un giovane leader, ingobbito dal peso di un sogno, prigioniero di una favoletta e schiavo di una narrazione ad uso e consumo commerciale per il mercato del consenso.

Gimkane, zig zag, arzigogolate e quel camminare al buio in stato di ebrezza.

La carrozza è una zucca, ciò che era semplice, invece, è difficile, quei politici di professione visti da vicino adesso appaiono lucidi, immensi e tridimensionali per la loro esperienza accumulata nei 'Palazzi'.

Allora un giorno di aprile improvvisamente Luigi Di Maio ha scoperto che le favole esistono a tempo, solo per far crescere i bambini,  preservarli e fargli conoscere il mondo, quello vero, dei grandi.

La bacchetta magica, il grande 'Apriscatole' è solo un talismano, un proposito nobile per cambiare le cose, ma le cose per cambiarle occorre conoscerle. Appunto!