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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Luigi Di Maio detta la classifica: Così comincia la narrazione in maschera dell'epopea mistica dei 5 Stelle

di Arnaldo Capezzuto

“Se il Paese non ha ancora un governo e se i partiti si sono impantanati, la colpa non è certo di Silvio Berlusconi”.

Parla Luigi Di Maio mentre si trova in Transatlantico e declama una sua personalissima e originalissima classifica sulle responsabilità dell'impasse politico a oltre due mesi dal voto.

E' meglio chiarire ed evitare fraitendimenti : tra i responsabili dello stallo politico manca proprio il nome del capo del Movimento 5 Stelle.

Non è casuale, infatti, l'autoassolversi del leader pentastellato. Di Maio neppure se ne rende conto che piano piano, insieme alla Lega di Matteo Salvini, non solo sta contribuendo a portare pericolosamente il Paese sull'orlo di un precipizio ma addirittura minaccia da vicino il garante delle istituzioni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sfiduciandogli il lavoro silenzioso e di messa in sicurezza del Paese.

“Se siamo arrivati fin qui è perché ci sono dei responsabili - spiega Di Maio - in cima c'è sicuramente Matteo Salvini, che ha scelto Silvio Berlusconi al cambiamento, poi dopo c'è Matteo Renzi che ha ingannato il suo partito e l'opinione pubblica, prima con la possibilità di un'apertura e poi ha fatto saltare tutto”.

Il deputato di Pomigliano d'Arco prosegue mettendo nel mirino anche il Partito Democratico. “Il Pd è andato da Roberto Fico a dire che c'era un dialogo senza aver consultato tutti e poi Maurizio Martina che si è piegato ai diktat renziani, e in fondo c'è Berlusconi”.

Poi una sorta di rammarico: “Tutte queste persone potevano decidere di andare in una direzione o in un'altra invece sia Renzi, sia Salvini e di riflesso Martina hanno deciso di restare legati a Berlusconi”.

Poi il leader grillino aggiunge : “Facciano le loro scelte io sono sempre stato onesto, con Berlusconi ci siamo sempre detti pubblicamente cosa pensavamo uno dell'altro – tanto è vero – che sono stato anche invitato a pulire qualcosa a Mediaset...”.

Parole non improvvisate. I motori dei pentastellati sono accesi e girano a mille. La campagna elettorale è già cominciata.

I 5 Stelle – per la verità – non si sono mai fermati. E' nel loro Dna l'autopromozione. Ciò che non appare, non è mai esistito. Questo l'adagio. Questo è il comandamento.

Accesa la telecamera è tutto un parlarsi addosso tra selfie e discorsi alla nazione.

Adesso c'è anche la classifica per inziare una narrazione tutta a 5 Stelle.

Luigi Di Maio con l'attenta regia del suo gruppo, il suo personalissimo e segreto cerchio magico, che non coincide con la comunicazione del Movimento 5 Stelle, ha cominciato a confezionare il suo storytelling.

E' la narrazione, la solita che ha presa sulla gente e non sulle persone.

Intercetta il sentimento semplicistico e semplificatorio del volgo e l'armonizza ai ceti medio alti.

Amplifica le spinte arrabbiate e soffia sul fuoco antisistema.

Non è solo populismo. Sono le chiacchiere che si ascoltano quando sei in fila all'ufficio postale, dal medico oppure in metropolitana. Non si va oltre.

Si parla a slogan, si rappresenta la realtà deformandola, restringendola, rinforzandola e piegandola ai più banali luoghi comuni.

La colpa è tutta dei partiti, che pensano al proprio orticello, sono solo impauriti di perdere i loro benefici e rendite di potere. Con noi al governo, i cittadini entrano nei  palazzi, useremo l'apriscatole, cacceremo tutti. Il popolo ha deciso. Il Paese non può essere ostaggio della casta, subito al voto. Dobbiamo ridare la parola ai cittadini, solo loro possono scegliere il futuro e non le ristrette segreterie dei partiti.

I toni sono sovversivi, si pesca nel mare delle banalità, si dice tutto e il contrario di tutto, s'improvvisa, il disco è incagliato. Cetto La Qualunque aveva più contenuto. Politica 'contro' e non 'per'.

Se all'inizio erano bandite tv, programmi, talkshow, interviste adesso è un'occupazione sistematica, organizzata della telecamera con annesso giornalista di riferimento, domande teleguidate e concordate, e pubblico con sorriso e applauso incorporato.

E' la metamorfosi, la trasformazione del dottor Jekyll in mister Hyde. Sembra una sorta di berlusconismo 4.0 con una telecrazia senza tv di proprietà e volta alla narcisistica ed eterna promozione a favore dei media.

Occorre occupare spazi, coltivare il terreno, fare opinione, controllare e conquistare.

Gesti sempre ugluali, facce simili, contenuti a cantilena e imparati a memoria manca il kit del bravo candidato azzurro ma questa nuova generazione di politici sembrano dei piccoli Matrix programmati alla nascita.

Insomma, questa specie di 'nuova' politica e politici non indossano più la calza sulla lente della telecamera alla maniera della discesa in campo del prenditore di Stato Silvio Berlusconi con cerone e trucco e parrucco ma pare che abbiano cucito addosso una maschera interscambiabile.

E' così cominciata l'epopea elettorale mistica e mitica dei grillini.