L’irriducibile Matteo Orfini. L’uomo buono per tutte le stagioni (fallimentari) del Pd: non si dimette mai

Tranquilli, ci pensa Matteo. Non il Matteo leghista. E nemmeno l’ex segretario del Pd. Ma Matteo Orfini, l’uomo “buono” per tutte le stagioni (fallimentari) dei dem. Da Bersani a Renzi, passando per Cuperlo ed Epifani: Orfini resta sempre saldo sulla poltrona. Continuando a pontificare su tutto. Orfini, dopo l’esplosione di Mafia Capitale a Roma, fu spedito dall’allora segretario Renzi a risolvere i guai dell’ex sindaco Ignazio Marino. Orfini arrivò nella Capitale e disse. "Ci penso, io". Andò a finire che il sindaco del Pd fu sfiduciato e il Campidoglio finì nelle mani del sindaco Virginia Raggi del M5S. In Campania, Orfini si interessò del balletto legato all’insediamento del governatore Vincenzo De Luca, sospeso per effetto della legge Severino, dopo una condanna: il risultato fu disastroso. A Napoli, Orfini provò a bloccare l’ultimo congresso ma fu smentito dal renziano Matteo Ricci. Però la poltrona, nonostante i disastri, di Orfini non sembra mai in bilico. Appoggiò Cuperlo alle primarie dei dem ma ottenne da Renzi, il vincitore della sfida, la poltrona di presidente del Partito. La prima sconfitta dell’era renziana, alle amministrative, mise in discussione la sedia del rottamatore ma non quella del dalemiano Orfini. Il 4 dicembre, gli italiani bocciarono la riforma costituzionale spedendo a casa il governo Renzi. Orfini rilasciava dichiarazioni a raffica ai giornali, addossando ad altri le responsabilità della sconfitta. La sua poltrona? Sempre salda e blindata. Renzi si dimette, per poi essere rieletto segretario, ma Orfini resta sempre al proprio posto. E ora? La debacle della gestione renziana è evidente. Renzi ha rassegnato le dimissioni bis dalla guida del Partito. Ma l’altro Matteo ancora una volta non molla.