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L'INEDITO. Grillo strattona Di Maio e ordina la rottura con la Lega. Sceneggiata a 'Porta a Porta' per salvarsi le poltrone

E' stata bollata come una sceneggiata, il siparietto inscenato dal vicepremier Luigi Di Maio, l'altro giorno nel corso della trasmissione 'Porta a porta'.

Il coduttore Bruno Vespa, in tanti anni di servizio pubblico, non aveva mai assistito a tanto.

Neppure con l'incontenibile e imprevedibile Silvio Berlusconi era successo che venisse sconfessato in diretta un documento finanziario appena licenziato dal Consiglio dei ministri.

Luigi Di Maio, sudava freddo, pallido in volto e con la maschera di cera si è giocato alla roulette le ultime fiches.

Aveva un'urgenza, un'impellenza, un bisogno di dare un segnale choc al Paese, alle truppe del Movimento 5 Stelle e più che altro rassicurare un furioso Beppe Grillo.

Cominciano a circolare indiscrezioni, voci e ricostruzioni dell'uscita pirotecnica e sconcertante di Di Maio sulla rete ammiraglia della Rai.

Pare che il capo dei Pentastellati, non si fosse accorto di nulla. Proprio lui nel corso della riunione a Palazzo Chigi come ministro più giovane aveva sostituito il sottosegretario Giancarlo Giorgetti nel redigere il verbale dell'approvazione del documento com testimonia Salvini oggi con un video.

Il testo concordato, visionato e controfirmato era stato passato al setaccio dai tecnici di area, dallo staff e dal vice ministro all'Economia Laura Castelli.

Insomma, per il vicepremier Di Maio sarebbe stata quasi una formalità, la sottoscrizione del documento che conteneva tutti i punti concordati con l'alleato di Governo.

Sembra che una telefonata furibonda e minacciosa di Beppe Grillo abbia scosso la tranquilla giornata del giovane statista di Pomigliano d'Arco.

Sembra che il comico genovese via smartphone avrebbe fatto fuoco e fiamma e preso a calci -nel fondo schiena - metaforicamente -  Di Maio, sollevandolo dalla guida del Movimento 5 Stelle e urlando che avrebbe fatto un video sui social dove si dissociava dalle misure contenute nel documento economico e dalla leadership dello stesso Di Maio.

Adirittura avrebbe attaccato a testa bassa i vertici del Movimento nel corso della keresse Italia a 5 Stelle in programma domani e domenica al circo Massimo.

Dinamite pronta ad esplodere, una minaccia per la stessa sopravvivenza dei grillini e delle carriere politiche di centinaia di parlamentari baciati dalla dea bendata.

Di Maio con la voce tremante, la fronte sudata, la pressione a mille avrebbe implorato il cofondatore del Movimento 5 Stelle nel concedergli un paio di ore.

E' scattato il codice rosso. Lo schema di battaglia è stato curato personalmente da Rocco Casalino e da un gruppo ristretto e dedicato alla gestione delle crisi interne.

Allertato Bruno Vespa, è stato deciso di allestire un'anteprima bomba della trasmissione 'Porta a Porta'.

Perfino il titolo, lo sfondo della puntata sarebbe stato curato dagli esperti del marketing e della comunicazione grillina.

Dare un messaggio inequivocabile mettendo a rischio come è nei fatti è accaduto la stessa alleanza del 'Governo del Cambiamento'.

La sceneggiata è andata in onda e si è scatenato un putiferio con ripercussioni sugli equilibri politici, economici e istituzionali del Paese.

Occorreva serrare le fila, obbedire a Beppe Grillo, ritornare il Movimento di lotta e d'opposizione, creare un distinguo con la Lega di Matteo Salvini anzi farla riapparire come ladrona-berlusconiana e bloccare sul nascere il pericoloso processo di disamoramento di attivisti, volontari e fans pentastellati.

I pentastellati non si fidano più dell'alleato. Il sospetto è che lo scudo per il rientro dei capitali esteri e senza conseguenze sia un sentiero scavato e non staccato dalla vicenda dei 49milioni di euro del Carroccio finiti nel nulla.

Solo sospetti? Solo cattivi pensieri? E Di Maio non sapeva proprio nulla? Oppure dopo essere stato pizzicato è corso disperato ai ripari?

di Arnaldo Capezzuto