L'incursione, senza capirci nulla, del ministro Salvini per l'emergenza bombe ad Afragola

Corre al capezzale della città di Afragola e poi subito dopo a Napoli, il ministro dell'Interno Matteo Salvini. In meno di venti giorni sono esplose complessivamente nove ordigni di cui otto solo ad Afragola. Nel mirino una serie di attività commerciali come  "Tremante Auto", "Bimbomania", "Il bello dell'intimo" e la pizzeria "Gino Sorbillo".

La situazione crea allarme nella popolazione e il capo del Viminale, sollecitato dalla parlamentare leghista Pina Castiello, sottosegretaria al Ministero del Sud ed eletta proprio nel collegio di Afragola così come la neo deputata 5 Stelle Iolanda De Stasio, ha deciso di esserci.

Una visitata annunciata dallo stesso ministro con appuntamento in Municipio. La ricetta sarà sempre la stessa: aumento dei poliziotti, più controlli, discorsi e controdiscorsi con la coda di selfie, dirette e frecciatine all'opposizione.

La sensazione è di un approccio poco profondo rispetto a ciò che sta accadendo nel Comune alle porte di Napoli.

S'ignora che Afragola è stata da sempre la roccaforte della famiglia-cosca dei Moccia. Un gruppo criminale di spessore, unico cartello che ha resistito negli anni e si è evoluto acquisendo il rango mafioso.

Attività commerciali, diversificazione economiche e un'organizzazione fortemente gerarchizzata e verticale.

Con la scomparsa nel marzo scorso per morte naturale di Anna Mazza detta la 'zia' o la 'vedova di camorra', lo scettro della famiglia è stato ereditato da due dei suoi cinque figli Luigi e Angelo Moccia.

Se  entrambi, anni addietro diedero l'impressione di essersi dissociati dalla malavita per gli investigatori così non è. Tanto è vero che Luigi, lo scorso 19 dicembre, è finito al 41 bis ossia al carcere duro.

Ci sono due inchieste che sfiorano anche l'aspetto patrimoniale che hanno inferto un duro colpo alle tante attività criminose.

Non siamo ancora alla disarticolazione del clan ma sicuramente il fronte giudiziario ha aperto un varco nella cosca dei Moccia con annessi una serie di collaboratori di giustizia.

Chi parla e riflette dei Moccia adopera con cura le parole, cesella le impressioni e riflette con il 'rispetto' dovuto a una casata che rappresenta l'aristocrazia dei regnanti, attenzione non ex.

Un gruppo di potere che va oltre e nei ragionamenti e negli intenti desidera che lo Stato cacci via chi semina la malavita violenta ad Afragola come in Campania.

Il pensiero ideologico criminale dei Moccia è oltre, pur protagonisti di  attività finanziarie malavitose osservano con disprezzo il disordinato dinamismo criminale sul territorio. Uno sguardo di fastidio, di interferenze e di plebeismo criminale.

Avere Afragola assediata dalle forze dell'ordine è una sorta di offesa, una mortificazione, un mostrare debolezza, il segno di una inacettabile decadenza.

L'ordine pubblico, il regolare i conflitti, far rispettare le regole non dello Stato è stata da 50 anni a questa parte solo e sempre appannaggio dei Moccia.

Insomma, la presenza dello Stato sul territorio, il dover subire le clamorose azioni dimostrative di cani sciolti, il roboante rumore delle esplosioni, il vedere commercianti disperati, il dover apprendere delle scorribande irrispettose è un guanto di sfida, un affronto, una mancanza di rispetto verso i Moccia.

Loro, i figli lo sapevano. L'uscita di scena di Anna Mazza, il suo carsima, la sua forza, la sua autorevolezza donava al clan familiare una sorta di aureola di invincibilità, di distanza, di spazio barriera inacessibile e incolmabile.

L'evento luttuosa ha riportato gli eredi sulla terra. E' come se i Moccia nonostante la loro filigrana criminale, non appaiono più forti come prima.

Sono ormai una compagine economico-criminale, con il fiato sul collo dei magistrati e ad un passo dall'implodere.

Un clan che ha fatto la guerra alla Nco di Raffaele Cutolo ed ha resistito alle collaborazione di padrini del calibro di Carmine Alfieri, Pasquale Galasso ma ha saputo evolversi alleandosi con altri clan e diventando una cosca sanguinaria.

L'attività giudiziaria, le indagini, i provvedimenti di sequestro e confisca ha indubbiamento creato ferite profonde nella carne stessa del clna-familiare. Inesorabilmente il destino è segnato, occorre cedere il passo o quanto meno riconoscere pezzi di potere di altri per sopravvivere.

In questo contesto è esploso il contenzioso, nuovi protagonisti cercano la ribalta. Ora si punta ad alzare il prezzo, il tentativo è di costringere gli azionisti dei Moccia a trattare.

E' possibile che ex senatori,  nulla c'entrano i rappresentanti del popolo, vogliono uscire dal 'cerchio magico' dei Moccia e tentare il grande salto.

La strategia potrebbe essere quella di creare caos, stabilire un clima emergenziale, fare ammuina per far cadere Afragola in una sorta di assedio tra terrore, agguati, pressione delle forze dell'ordine come sta accedendo in queste ore.

Una strategia per indurre gli stessi Moccia a trattare. Non più una negozazione da sottoposti ma stabilire un rapporto paritario.

I Moccia rappresentano quella camorra sofisticata, fondata su di una fitta di rete di rapporti con diversi livelli : politici, imprenditoriali, economici, finanziari, istituzionali, sociali e dei colletti bianchi.

Consenso sociale e devozione, in via Rossini dove c'è la 'Casa Binaca', la dimora della famiglia è stato un adirivieni di personalità tutti in cerca di un consiglio, un gesto, una benedizione.

Ora è tempo dei barbari, i cani sciolti che prima scondinzolavano ora abbagliando e sono pronti a provare a prendersi uno spazio.

La Commissione parlamentare Antimafia e in particolare il presidente Nicola Morra oggi è giunto a Napoli per un primo serrato confronto con gli investigatori. Un colloquio è avvenuto con il capo della Procura di Napoli, Giovanni Melillo. Gli incontri proseguiranno anche domani.

Intanto, sabato 19 gennaio ci sarà un corteo, promosso dalla Cgil di Napoli con la Masseria Antonio Ferraioli, Libera, Anpi e da altre associazioni del territorio, partirà alle ore 9,30 da piazza Gianturco ad Afragola per raggiungere piazza Municipio.

 

di Arnaldo Capezzuto

 

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