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L'enfant prodige di Pomigliano city sull'orlo di una crisi di nervi politica

Il giovane statista di Pomigliano d'Arco, Luigi Di Maio, soffre di un evidente complesso d'inferiorità. Ormai il pensiero è fisso, una goccia gelata che scava e dilania la mente giorno e notte: “Matteo Salvini, il gemello diverso, è politicamente superiore”.

Il leader dei Pentastellati sente continui campanelli d'allarme. Il Movimento 5 Stelle scende vertiginosamente nelle classifiche di gradimento, la percezione della gente comincia a non premiare più i grillini.

I sondaggi tracciano una tendenza consolidata: se la Lega si attesta al 34 per cento, il Movimento è inchiodato al 28. Un decremento di consensi che preoccupa e incupisce. Poi c'è la freddezza di Beppe Grillo, il cofondatore insieme al compianto Gianrobero Casaleggio, che non riconoscerebbe più la sua creatura.

A differenza delle altre volte, alla festa dell'Italia a 5 Stelle farà giusto un saluto. Non è rottura ma un riposizionamento del comico genovese. Il giovanissimo e acerbo ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico mostra i suoi evidenti limiti.

Cupo, incattivito e rancoroso. Non sa cosa fare. Campa alla giornata. E l'ossessione è sempre la stessa : battere un colpo per controbilanciare le uscite pirotecniche e mirate di Salvini oppure (accade raramente) tentare direttamente d'impostare la partita.

Il sogno di potenza, l'egocentrismo, il narcisismo da complesso d'onnipotenza hanno staccato Luigi Di Maio dalla realtà. Il personaggio ha cominciato a credere - che davvero - una creatura celestiale muovesse le sue azioni terrene.

Di Maio, sembra a tratti il primo Silvio Berlusconi quello dell'unto del signore. Il 31enne boccheggia, è stressato, recita il solito copione, impersona una parte, recita il canovaccio che gli hanno insegnati gli esperti della comunicazione della Casaleggio.

Il capo politico del Movimento è un salvadanaio vuoto, limitato e inesperto, saccente e molto ignorante. Addirittura in un momento d'ira si è augurato – badate bene parla da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico - che il gruppo editoriale Espresso-Repubblica ovvero la società Gedi fallisca e i giornalisti perdano il lavoro. Si resta attoniti, in apnea, storditi. Non c'è neppure la scusa del fraitendimento.

Di Maio ha pronunciato quelle parole indegne contro il gruppo editoriale attraverso il noto video adolescenziale via social.

Un bullo istituzionale che ha compreso, capito che non riesce ad azzeccarne una.

Nel Paese comincia a venire a galla la verità: c'è una guagliunera, immatura che si ritrova a guidare l'Italia in ruoli istituzionali che avrebbero bisogno di moderazione, buonsenso e pragmatismo.

 

Ciao ragazzi, vi racconto in due minuti quali sono le spese che non si possono fare per il Reddito di Cittadinanza: sono solo ed esclusivamente quelle per il gioco d'azzardo. Che è una piaga sociale che stiamo combattendo e abbiamo iniziato eliminando completamente e rendendo illegale qualsiasi forma di pubblicità all'azzardo! Per favore diffondete!

Pubblicato da Luigi Di Maio su Sabato 6 ottobre 2018

Matteo Salvini con il cappello di cuoco ben messo sulla testa, cuoce a fuoco lento il Movimento 5 Stelle. Prima o poi, il ministro dell'Interno sa che i vertici grillini saranno cotti e pronti per essere inghiottiti in un boccone solo. I Pentastellati non hanno un ceto dirigente, non hanno interlocutori con una certa caratura, in pratica non riescono a mettere una scopa.

Il pasticcio del reddito di cittadinanza, il meccanismo dell'erogazione, la storia dei consumi morali, la bufala dell'offerta di tre lavori per ogni avente diritto al reddito fa ridere a crepa pelle i leghisti. Gente che politicamente è sulla piazza da 30 anni, leghisti di opposizione e di governo, radicati fisicamente con sedi, circoli e propaganda annessa.

Una loro identità chiara e furbesca e con un piede e anche l'altro attraverso le fondazione nei circuiti della finanza. Una Lega arrembante, i giudici addirittura gli hanno accordato un mutuo a 80 anni per spalmare i debiti dei 49milioni scomparsi nel nulla. Insomma, i magistrati sono sicuri che la Lega come minimo resterà nel mercato della politica nazionale e europea almeno per altri 80 anni.

di Arnaldo Capezzuto