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Le spinte del Nord, gli scricchiolii nella Lega e la voglia di cambiare il 'contratto'

Il vento cambia. Le cifre, i dati e i resoconti economici non sono buoni. C'è un Paese che pericolosamente è in frenata. C'è il serio rischio di una gelata finanziaria.

L'allarme è alto e non si può far finta di nulla. Il disagio cresce comincia a soffiare malcontento e disorientamento dal profondo Nord.

Piccoli imprenditori, aziende, gruppi industriali si passano tra le mani le bozze della manovra finanziaria e non comprendono cosa il 'Governo del cambiamento' stia facendo e in particolare la Lega di Matteo Salvini.

Se in passato il Carroccio ha sempre rappresentato uno straordinario collettore delle energie economiche e finanziarie del Settentrione d'Italia, ora così non è più.

Il passaggio da Lega Nord a Lega sembra aver sancito una rottura rispetto al passato nel rappresentare un blocco d'interessi economici di un pezzo del Paese.

Insomma, la nuova creatura targata Matteo Salvini, sembra meno concentrata sugli interessi del Nord, una forza politica più cerchiobottista che guarda ai sondaggi e cerca di drenare consenso anche e soprattutto dal meridione d'Italia.

Le picconate del numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia e dei vertici delle altre categorie produttive non sono andate a vuoto.

I vertici della Lega dopo aver dato buca a convegni, appuntamenti e inziative con imprenditori e titolari di aziende del Nord Est ora s'interrogano sulla percezione dell'azione di Governo da parte delle categorie produttive.

Il timore di Salvini è di perdere i grandi elettori, sgretolare lo zoccolo duro costruito in trent'anni di duro lavoro politico da Umberto Bossi, smarrire l'identità di una forza politica coesa e che voleva la secessione a tutela delle spinte dei ceti produttivi del Nord rispetto a un Sud assistenziale.

Ora con il contratto di Governo sottoscritto con il Movimento 5 Stelle, la nuova Lega si trova ad assecondare addirittura provvedimenti come il reddito di cittadinanza, bollato come un finanziarie sacche di assistenzialismo clientelare.

Ecco l'idea balenata in queste ore allo stesso Salvini ovvero fare una sorta di "tagliando" al contratto di governo.

Ristrutturare i punti del programma e portare alcune modifiche di sostanza da trasformare in atti parlamentari e quindi leggi.

 "Magari quello che abbiamo stabilito a maggio del 2018, a settembre del 2019 va ritarato", ha detto il ministro dell'Interno.

Insomma a seguito del crescente consenso della Lega rispetto al 4 marzo, si cerca la rinegoziazione con l'alleato grillino.

Una mossa che il leader dei Pentastellati, Luigi Di Maio ha registrato ma a tambur battente ha spiegato: "L'abbiamo scritto in 6 giorni, questo contratto, se lo vogliamo migliorare ulteriormente va bene. Adesso però direi concentriamoci sul fare questa legge di bilancio nel 2019. Poi, dopo il 2019, ci possiamo mettere al lavoro per migliorarlo ancora".

Scricchiolii, aggiustamenti, segnali che denotano come il male oscuro progressivamente si stia impossessando della 'strana' alleanza gialloverde.

di Arnaldo Capezzuto