Le cambiali (elettorali) di De Luca: la poltrona di Bruno Cesario a Roma. In pole Impegno. E la mossa per blindare il gruppo Pd

Vincenzo De Luca, incassata la candidatura del figlio Piero e del sodale Franco Alfieri, pensa già al dopo voto. A blindare gli ultimi anni della legislatura in Consiglio regionale.  La prima mossa del governatore è stata la nomina di Bruno Cesario nello staff di Palazzo Santa Lucia al posto del re delle fritture. Ma Cesario ha lasciato vacante la poltrona di direttore generale della sede romana della Regione Campania: una poltrona che assicura un lauto stipendio a chi andrà ricoprirla. Quella poltrona potrebbe essere sia una cambiale elettorale per De Luca ha mettere sul piatto in piena campagna elettorale sia per accontentare qualche fedelissimo deluso dalla composizione delle liste. In prima fila ci sarebbe Leonardo Impegno, deputato uscente del Pd (ha rifiutato la candidatura in un collegio uninominale) che potrebbe restare a Roma. Ma non più nelle stanze di Montecitorio ma negli uffici, ristrutturati della Regione. La poltrona potrebbe servire anche a Marco Di Lello, garantendo così a De Luca per le elezioni regionali l’appoggio dei socialisti. Terzo scenario, usare la poltrona come promessa elettorale per assicurare un po' di voti al figlio Piero. Ma De Luca guarda anche oltre. Ai nuovi equilibri che si potrebbero creare in Consiglio regionale il 5 marzo: se Antonio Marciano, Nicola Marrazzo e Lello Topo dovessero sbarcare a Roma, in assemblea entrerebbero tre fedelissimi del governatore: Francesco Chianese, Angela Cortese e Gino Cimmino. Con la pattuglia dei salernitani e dell’ala degli ex Pci e Psi, Bruna Fiola, Enza Amato, Gianluca Daniele, De Luca avrebbe anche la maggioranza nel gruppo Pd, mettendo fuorigioco Mario Casillo. Una mossa che consentirebbe a De Luca di varare una giunta politica a due anni dal voto ma senza le pressioni di Casillo.