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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

L'auto trasformata nella boutique delle cravatte. Ecco la storia di Giovanni, vittima della crisi

Di Arnaldo Capezzuto

Giovanni Aprea, 63 anni, ha cominciato a lavorare nel settore dell'abbigliamento già da quando aveva 12 anni. E' stato addetto alle vendite per oltre 35 anni, in un importante negozio al corso Garibaldi a Napoli. Poi ha perso tutto ed è finito in strada.

Ora vende le sue cravatte a bordo della propria utilitaria in sosta al corso Meridionale. Tutto comincia quando nel 2001 è deceduto il titolare dello storico negozio.

Con la liquidazione maturata negli anni, Giovanni Aprea decide di aprirsi un punto vendita.

“Mi sono messo in gioco per cercare di andare avanti - spiega - il negozio andava benino, davvero non mi potevo lamentare. Riuscivo a sopperire e pagare i fornitori, insomma la normalità”.

“Nel 2007 le cose cominciano ad andare male. La crisi si fa sentire. E' stato come un terremoto - sottolinea Aprea - a cascata, infatti, molte attività economiche vengono spazzate letteralmente via”.

“Gli affari cominciano sensibilmente a diminuire, a fine mese la cassa era sempre più povera. Una situazione molto difficile che si è trascinata fino al 2012 – aggiunge - Nonostante tutto ho stretto i denti e resistito fino a gennaio 2017 quando con grande sofferenza mia e della mia famiglia ho deciso di abbassare definitivamente la saracinesca del mio amato negozio”.

“A volte quando i soldi ti mancano ed hai delle spese vive, creditori alle porte, puoi cadere in brutte mani - sussurra ancora Aprea - e per evitare di percorrere una strada dove chiedevo soldi a chiunque per far fronte alla crisi, ho deciso di mollare”.

“Sono troppo vecchio per trovare un nuovo posto di lavoro - confessa - ho solo una piccola pensione d'invalidità e vivo in fitto”.

“Difendo la mia dignità di capofamiglia e cerco di racimolare quei pochi euro al giorno vendendo le mie cravatte – conclude Giovanni Aprea - la mia auto è diventata il mio piccolo negozio d'abbigliamento. Spero davvero che le cose possa cambiare in meglio”.