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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

L'astro nascente Vincenzo Spadafora, studia da leader del Movimento 5 Stelle. Trema il capo politico Di Maio

di Arnaldo Capezzuto

Si è presentato in punta di piedi e con estrema umiltà. Consigliere invisibile, suggeritore di strategie, tessitore dei rapporti istituzionali e sdoganatore negli ambienti della finanza internazionale.

In più occasioni è stato immortalato nel reggere l'ombrello e proteggere dalla pioggia Luigi Di Maio, il capo politico del Movimento 5 Stelle. Poi il grande salto: candidatura nel collegio di Casoria ed elezione a botta sicura in Parlamento.

Ora Vincenzo Spadafora, tante le vite alle spalle, nonostante la giovanissima età, è in procinto di essere nominato ministro della Cultura. Sul nome dell' ex garante nazionale dell'infanzia ci sarebbe già il gradimento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E Spadafora sornione gioca al ribasso mentre è cosciente che le sue quotazioni sono schizzate nel borsino della politica.

E' bastata un'ospitata alla terza camera del Parlamento italiano, la trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, per mostrare di che pasta è fatto.

Affabile, concreto, competente e attento a tutte le dinamiche e le sfumature della liturgia della politica. E non a caso negli incontri per armonizzare il contratto di governo al grattacielo del Pirellone, Vincenzo Spadafora a nome del Movimento 5 Stelle, sembra tra i delegati quello che ha le idee più chiare anche rispetto a un insicuro Luigi Di Maio.

La percezione comincia a crescere. Del resto ne parlano i trattati di sociologia: il consenso è una cosa, il carisma, invece, appartiene a doti innate.

Sono in molti a comprendere, registrare e misurare che l'ex capo dell'Unicef Italia sempre a destra della sinistra, e a sinistra della destra passando per il mare magnum delle varie correnti della Balena bianca sa proprio il fatto suo. E' spigliato, sicuro, ha una visione della società e un'idea etica centrista della politica.

E' consapevole che il cambiamento, la rivoluzione, la propulsione alla modernizzazione dello Stato passa attraverso il moderatismo e al pragmatismo dolce centrista.

Insomma, occorre governare gli eventi, essere dialogante e tirare fuori il bene di cui  ognuno è portatore. Vincenzo Spadafora non è un odiatore, un rancoroso, un politico che agisce con il piglio vendicativo.

Proprio questa struttura mentale, l'approccio nel governare - in queste ore - anche le spinte del malumore grillino, e la continua ricerca nel costruire ponti, lo spingono verso la leadership del Movimento 5 Stelle.

E all'interno del variegato mondo grillino con le sue tante contraddittorie inconguenze e sfumature  Vincenzo Spadafora appare come colui il quale tiene insieme le differenze e le arricchisce facendole diventare insieme.

Non è casuale la scelta di Spadafora come ministro della Cultura e tanti ne sono certi che continuerà nel solco tracciato dal suo predecessore Dario Franceschini.

Luigi Di Maio appare nervoso, irritato e cosciente che una buona fetta del Movimento è delusa o quanto meno disorientata. Si, ci sarà anche il contratto ed i punti da realizzare però è un'identità che comincia a perdersi, una cultura politica - nonostante le differenze - troppo diversa dalla natura antropologica della Lega.

Un ginepraio che sembra in grado solo Spadafora di capire e leggere nella sua profondità. E questa caratteristica che pare ad aver affascinato i piani alti dei pentastellati tra i quali lo stesso Beppe Grillo, che molti danno ai ferri corti con lo stesso ex vicepresidente della Camera.