L'allarme dell'esperto vulcanologo: "Ai Campi Flegrei e a Napoli si rischia l'apocalisse, troppi errori, ci sono i segnali"

di Pietro Di Marco

Due piccole scosse di terremoto intorno alla mezzanotte scorsa si sono registrate nell'area di Pozzuoli. La prima scossa di magnitudo 1,5 si è registrata alle 11,57, una seconda a breve distanza, alla 0,13 di magnitudo 1,4, secondo i primi dati dell'osservatorio vesuviano. Entrambi i movimenti sono sono stati avvertiti dalla popolazione sia nella zona alta che sul lungomare ma non si segnalano danni. La prima avrebbe avuto come epicentro l'area tra i laghi di Lucrino ed Averno, nei pressi di Monte Nuovo, per la seconda, invece, l'epicentro è stato in zona Pisciarelli-Agnano, alle spalle del vulcano Solfatara. I movimenti registrati sono da ascrivere alla fenomenologia del bradisismo flegreo.

Più della malavita organizzata, più delle baby gang che popolano le strade di Napoli, più dei corrotti, c'è una forza in Campania che si muove sotto al suolo. C'è ma non si vede, si manifesta nei palazzi crollati, nei corpi trovai sotto le macerie, nella paura delle persone. I terremoti a Napoli e nella provincia sono l'incubo più grande. Il Vesuvio e i suoi cugini dei Campi Flegrei e quelli sotto ai mari di Pozzuoli, di Ischia e di Procida sono lì: osservano la popolazione, incutono timore. Ci sarebbe un'unica, estesa, camera magmatica a 8-10 chilometri di profondità nel Distretto vulcanico napoletano. Un bacino comune alla caldera dei Campi Flegrei e al Vesuvio, colmo di magma, che potrebbe fuoriuscire in qualsiasi momento e risalire in tempi brevi verso la superficie. A sostenerlo, in uno studio recente pubblicato nella sezione Scientific Reports della rivista scientifica Nature, due vulcanologi dell'Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo e Giuseppe Mastrolorenzo. Un super vulcano posizionato sotto ai piedi di centinaia di migliaia di persone. L'ultima eruzione della grande caldera risale al 1538 e, secondo i due ricercatori, sarebbe trascorso abbastanza tempo perché si possa assistere a una nuova eruzione esplosiva: durante il periodo di quiescenza il contenuto del gas sarebbe aumentato, creando le condizioni ideali per una possibile eruzione. Nel caso dovesse verificarsi, "il processo di risalita del magma sarebbe molto veloce, impiegherebbe pochi giorni", spiega Mastrolorenzo, uno dei due ricercatori. "Ciò significa che dal momento in cui si verificano i fenomeni precursori dell'eruzione (come variazioni delle caratteristiche chimiche e delle temperature delle fumarole, deformazioni del suolo e attività sismica) ci vogliono pochi giorni perché il magma risalga in superficie. Cosa che, in assenza di un piano di emergenza riguardante i Campi Flegrei, potrebbe provocare dei disastri non solo a livello locale, ma estesi a tutta l'area campana". L'unico modo, però, per scappare, l'unico rimedio per poter sopravvivere ad un ipotetico disastro sembra essere una sola: la fuga. In queste ore, dopo una recente intervista al vulcanologo Enzo Boschi pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno, a opera di Roberto Russo, si sta espandendo tra i tecnici la polemica. Il vero problema, secondo il professor Boschi sarebbe l'attenzione, il lavoro di monitoraggio. Il24.it ha contattato il professore Bolognese.

Professor Boschi cosa sta succedendo a Napoli? 

C'è da stare attenti, come c'è da stare attenti in altre parti d'Italia. Io mi rivolgo a chi monitora questi fenomeni. Bisogna che il monitoraggio in una zona come quella dei Campi dei Flegrei sia costante. Che si sfrutti al massimo la tecnologia, e con la partecipazione continua di ricercatori preparati

Scusi che vuol dire? Che i ricercatori attuali non sono all'altezza? 

Non ho detto questo. I ricercatori attuali sono all'altezza, ma c'è  un problema organizzativo. Da quel che ho visto, durante il terremoto di Casamicciola ci sono stati evidenti problemi. Di recente una famiglia di Torino è stata inghiottita a Pozzuoli dalla Solftara. Si parla spesso di lotte intestine all'interno dell'Istituto Vesuviano. La zona attualmente è in allerta gialla, ma ci deve essere allerta massima, coinvolgendo tutte le forze possibili. E tutto questo non sta avvenendo.

Il professor Luogo si è sentito colpito dalle sue parole

La differenza è questa: che qui a Bologna sentiamo il terremoto che si manifesta negli Appennini, solo che qui le case sono fatte abbastanza bene e nel caso le rimettiamo a posto. Quello che avviene nei Campi Flegrei potrebbe essere indicatore di un processo rapidissimo dal quale ci si difende solo scappando. E per scappare c'è bisogno di un monitoraggio costante e perfetto. Il discorso di Luogo è privo di senso, non c'è paragone tra i terremoti di Bologna ( che poi non sono a Bologna) e quello dei Campi Flegrei.

Della presenza della camera Magmatica tra il Vesuvio e Campi Flegrei quanto c'è da stare attenti. Cosa può succedere? Il popolo deve stare attento?

Di questa presenza ne ho parlato anche con Luongo, se ne è parlato con gli addetti della Protezione Civile per studiare eventuali piani di evacuazione, si pensava di evacuare centinaia di migliaia di persone. Il problema era ed è grave. Non capisco perché lo stesso Luongo abbia sollevato la polemica.

Quindi secondo lei cosa bisogna fare? 

Bisogna dedicare un ente solo al monitoraggio delle zone ad alto rischio: Ischia, Procida, Campi Flegrei e zona Vesuviana. Non ci sono alternative

E il piano di evacuazione? 

Non esiste. Ma quello è un problema politico, noi ricercatori non ci possiamo fare nulla. Deve essere un problema dei sindaci. I responsabili politici devono impegnarsi.

Bisogna rifondare tutto, quindi?

Tutto no, si tornare a dieci anni fa. Monitorare giorno e notte. Coprire tutte le ore del giorno.

Ai sindaci vuole lanciare un appello? 

No, loro sanno quello che devono fare. Io sono un tecnico.