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L'alfiere di Putin: il punto della situazione sui legami tra Lega e Russia Unita

di Francesco Petronella

All'indomani dell'accesa discussione parlamentare che ha animato il voto di fiducia alla Camera dei Deputati, l'opposizione al governo Conte torna alla carica a proposito delle sanzioni comminate verso la Russia di Vladimir Putin. Misure che il governo Conte si impegna a riconsiderare. Il PD ha presentato oggi un'interrogazione urgente, con Emanuele Fiano che chiede a Matteo Salvini di venire in Aula per chiarire i rapporti tra il ministro e Sergey Zheleznyak, deputato del partito "Russia Unita" legato al presidente Vladimir Putin. Fonti diplomatiche riferiscono che dopo il Consiglio dei Ministri previsto per le 19 di oggi, il gruppo dei ministri leghisti, compreso il responsabile dell'Interno Matteo Salvini, dovrebbe partecipare al ricevimento all'ambasciata russa a Roma, a Villa Abamelek, in occasione della festa nazionale russa.

Queste frequentazioni extra-istituzionali tra politici russi vicini a Putin ed esponenti della Lega non sono una novità. Salvini e Zheleznyak si sono seduti allo stesso tavolo già un anno fa, sebbene in una location diversa. I primi di marzo del 2017, il leader del Carroccio era nella capitale russa seduto allo stesso tavolo di Zheleznyak, 48enne vicesegretario per le relazioni internazionali del partito putiniano. In quell' occasione i due hanno firmato un documento di cooperazione in cui "Russia Unita" e Lega (allora Lega Nord ndr) si impegnavano a promuovere le relazioni fra le due parti, con seminari, convegni, viaggi,  con un accordo basato su un "partenariato paritario e confidenziale". La "confidenzialità" di questi summit e la "corrispondenza di amorosi sensi" tra Putin e la Lega è il vero fulcro della critica da parte dell'opposizione. Secondo Fiano, infatti, la vicenda "desta preoccupazioni proprio per il merito dei contenuti dell'accordo e per una sorta di possibile doppia fedeltà di un ministro della Repubblica a un patto stipulato con una potenza straniera" , a prescindere dalla volontà di rimodellare o meno le sanzioni economiche in vigore contro la Russia.

Qualora la connessione tra il mondo putiniano e quello leghista si limitasse a reciproche simpatie politiche, con un tocco di retorica euro-asiatica, la cosa non desterebbe scalpore. Sono decenni che, secondo la logica della "egemonia intelligente", le grandi potenze parteggiano per i soggetti politici di altri paesi che ritengono più affini ai propri interessi. Nel caso della Russia, gli obiettivi che Putin si propone di realizzare sono sostanzialmente 3: scardinare l'Unione Europea, indebolire la Nato e far rimuovere le sanzioni contro Mosca. In quest'ottica, come evidenzia il quotidiano britannico The Guardian, il governo a trazione leghista in Italia e quello orientato a destra in Austria, fanno di Matteo Salvini e del cancelliere Sebastian Kurz gli alfieri di Putin in Europa.

La domanda fondamentale da porsi, però, è un'altra. Oltre a questa vicinanza ideologica esiste un supporto un po' più "tangibile" da parte del Cremlino verso il partito di Salvini?

Nel dibattito alla Camera in occasione del voto di fiducia per il governo giallo-verde, la deputata PD Lia Quartapelle ha denunciato con forza l'intenzione, ventilata da Conte nel suo discorso d'insediamento, di eliminare o rivedere il regime sanzionatorio in vigore contro Mosca. Il dato più interessante, però, non riguarda la rimozione in sé ma quanto essa potrebbe costituire solo una controprestazione a fronte di un favore ricevuto da Mosca. Sulla proposta di rimuovere le misure sanzionatorie "perché tanta insistenza?" chiede Quartapelle "Ci fate pensare che forse c'è qualcuno tra i partiti di governo che deve restituire un favore a Mosca" conclude la deputata Dem.

Un primo favore, ormai dato per assodato, sicuramente è quello arrivato tramite il ruolo giocato dall'ormai celeberrima Troll Factory di San Pietroburgo nel far montare la rabbia e la protesta contro il precedente governo tramite i social network. Gli argomenti "dopati" dagli account fake made in Russia erano tutti, guarda caso, affini alla campagna elettorale e alle iniziative di Lega e Movimento 5 Stelle (#consip, #iovotono #bastaimmigrati etc.). D'altronde, non è un caso se all'indomani del 4 marzo la stampa internazionale titolava "Putin ha vinto le elezioni in Italia".

Infine, ma in assoluto più importante, c'è da chiedersi se vi siano anche transazioni di denaro e finanziamenti tra il Cremlino e il Carroccio. Krekò Péter, direttore del Capital Institute di Budapest, aveva dichiarato a Radio Popolare: "Non abbiamo parlato in modo specifico di finanziamenti da parte della Russia nei confronti di queste forze politiche; abbiamo detto che in alcuni casi c’è il sospetto che soldi siano passati dalle casse di Mosca a quelle di alcune di questi partiti". Il riferimento è ad un report realizzato suo think tank a proposito dei legami finanziari tra Mosca e i partiti della destra europea. Sta di fatto che, a fronte di evidenti difficoltà economiche passate con tanto di problemi fiscali, oggi le casse del Carroccio sono ben più floride e organizzate. Come evidenzia un'esclusiva realizzata da L'Espresso, la Lega a guida Salvini detiene e gestisce grosse somme tramite un sistema di fiduciarie, aziende, persone e conti in paradisi fiscali off-shore. Per quanto concerne il ruolo di Mosca in questo mare di denaro, è interessante notare che a causa della "sofisticata schermatura finanziaria" come la definisce L'Espresso" è impossibile conoscere l'origine dei capitali attraverso cui sono state costituite" le società facenti capo alla Lega.

Che sia Mosca, e il capo del Cremlino Vladimir Putin, il rubinetto che irrora di quattrini le casse del Carroccio?

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