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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

La regia di Manzo (l’uomo ombra di de Magistris) sul blitz all’Anm: soldi e potere dietro la rete arancione

C’è una testa che salta, quella di Ciro Maglione, amministratore unico di Anm, perché il piano di risanamento dell’azienda di mobilità si è rivelato fallimentare. E poi c’è una poltrona che non traballa: quella di Amedeo Manzo, a capo della Napoli Holding, che quel piano l’ha pensato ed elaborato. Il caso Anm, con le dimissioni di Maglione, fa emergere contraddizioni e lati grigi dell’amministrazione del sindaco Luigi de Magistris. Bisogna riavvolgere il nastro. Partire dalla nomina del banchiere, molto apprezzato in Curia del Cardinale Crescenzio Sepe, a capo di Napoli Holding, una delle società strategica del potere demagistriano in città. Amedeo Manzo, appena insediato, annuncia un piano di risanamento delle società controllate da Palazzo San Giacomo. Anm compresa. A distanza di dieci mesi, il piano è fallito. Naturalmente, il manager di Anm, Maglione, ha rassegnato le dimissioni nelle mani del primo cittadino, motivando la scelta con la difficoltà ad attuare il piano pensato da Manzo. Mentre Manzo non si muove. Resta saldo sulla poltrona. Motivo? E qui congetture e scenari si sprecano. C’è chi vede nell’ex banchiere il vero successore di de Magistris alla guida del Comune. Scenario che fa tremare i polsi alla componente di Insurgencia che dovrebbe passare dalla piazza alle feste mondane di Posillipo. Ma pare che le teste calde dei centri sociali ci stiano già pensando. Una seconda ipotesi vuole individua in Manzo il braccio economico dei piani politici di Dema. Sia in passato che in futuro. Sicuramente Manzo ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo di mediazione tra l’amministrazione, i mondi cattolici e l’imprenditoria napoletana. E’ lui il regista delle scelte, non solo politiche, dalla giunta arancione. Le scelte che contano. Sia chiaro.