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La rabbia degli ultras di Salvini: "L'italo-egiziano Mahmood è una spia islamica, il Festival di Sanremo ora è dei datteri"

L'alagoritmo della 'Bestia', si è messo in moto e gira al massimo. E' bastato un post sui social di Matteo Salvini sul vincitore della 69esima edizione del Festival di Sanremo, l'italo-egiziano Mahmood per scatenare sul web il popolo del rancore dell'odio.

“Mahmood............... mah............ La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite??”.

Questo il messaggio del post del 'Capitano', sufficiente a scatenare i fans assatanati che in poche ore cliccano 51.617 mi piace, 4104 condivisioni e scrivono oltre 21.952 commenti dai contenuti sprezzanti verso il trionfatore del Festival della canzone italiana.

Motivo? Nelle vene di Mahmood circola un po' di sangue egiziano.

La fiera comincia con Patrizia: “Che coincidenza, ha vinto un Egiziano che l'anno scorso era stato eliminato. Anche a non voler essere maligni si capisce che è un risultato pilotato”.

Tocca ad Andrea: “Da qualche parte, la sinistra doveva prendersi la sua rivalsa dopo tutti gli schiaffi subiti”.

Luciano ne è certo: “Caro Matteo, lo hanno fatto vincere per colpirti di proposito. Domani bisogna far cadere il governo e prenderci l'Italia”.

C'è la voce di Margherita, in controtendenza: “Sono proprio felice di questa vittoria Sanremese, vuol dire che non tutti gli italiani hanno pregiudizi. Quando le culture si mescolano il risultato è sempre molto interessante ed arricchente per tutti”.

Inutile dire che il suo commento viene sommerso da insulti. Angelo invece lancia l'allarme: “Si ha vinto un egiziano, vuol dire che i musulmani hanno votato in massa, dunque dobbiamo dedurre che sono più di noi”.

Poi c'è Alberto: “Diciamo la verità: ha vinto solo perché si chiama Mahmod perché se si fosse chiamato Rossi con una canzone così brutta non se lo sarebbe cacato nessuno!”.

Diego è duro e perentorio: “Le canzone “italiana” più brutta nella storia della musica di sanremo... vincitore Mahmood... oggi: fine della musica Italiana !!!”.

Sulla stessa lunghezza d'onda Elisabetta: “E dopo questo Sanremo ...si può dire che la vera musica italiana è finita”.

Domenico attacca: “ È ovvio che si tratti di puerile manovra politica per alimentare ancor di più la polemica a favore dell’immigrazione”.

Nadia è furibonda: “Che schifo probabilmente è stato un festival contro gli Italiani”. Nunzio risponde a chi dissente (pochi) con Salvini: “Scusate ma quando si diventa ministro dell'interno è vietato avere ed esprimere proprie preferenze? Ma siamo in democrazia? E poi il fascista sarebbe lui.. Boh”.

Rita la butta sui massimi sistemi: “I media sono in mano a lobby con interessi contrapposti tra loro, ci sono islamisti, LBGT e immigrazionisti per cui stampa, cinema e TV devono avere sempre riferimenti a questi gruppi altrimenti niente finanziamenti. Notare i film e le fiction degli utlimi anni dove compare obbligatoriamente almeno: uno di colore, uno/a omosessuale, un immigrato. Qualcuno narra di italiani disoccupati? Pensionati mendicanti?”.

E poi Mimmo : “Canzone orrenda festival del dattero...Non della canzone Italiana....chi l'avrà votato????”. Tommaso taglia corto: "Prima ci rubano il lavoro e ora ci rubano pure il Festival di Sanremo. Dov'è il nostro orgoglio?".

Carlo attacca a testa bassa: Da parte di un emittente tristemente comunista cos’altro potevamo aspettarci?? vittoria manovrata ad arte, per far passare il solito messaggio buonista ed inutile!e noi dobbiamo ancora pagare il canone? È una vergogna!".

Alessandro lo scrive a chiare lettere : "Mahmood, vinca San Radaman"

E, infine, Giuseppe : "E' chiaro che è una manovra comunista per mettere alle corde il nostro Capitano, lui però con un twiit li ha scoperti e denunciati. Ora un'inchiesta e togliere il premio alla spia islamica".

Si può anche piangere, se uno alla fine si sente meglio. Certo l'anno scorso ha vinto un albanese e quindi c'è chi ora accusa di strumentalizzare per fini politici. Si, ma l'anno scorso non soffiava ancora questo vento infame.

Questo è lo spaccato inquietante, drammatico, tragico di dove è finito il Paese quasi senza speranza. Il peggio che poteva uscire dalle fogne del passato che poi non è mai davvero passato.

di Arnaldo Capezzuto

 

 

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