La 'Principessa di Secondigliano' non conosce la camorra. A Napoli, a volte, ci si abitua alla sua puzza

Tina Rispoli, ora signora Colombo non sapeva che il suo ex coniuge fosse un boss. Nulla. Niente. Non le è mai passato in mente. Non ha mai avuto il più minimo sospetto. C'è da crederle. E' così.

Poi la domanda : Perchè saperlo? A volte si vive meglio ignorando i fatti. Facendo finta.

Questa donna da alcuni giorni è al centro delle polemiche e delle cronache mondane. Ha vissuto accanto a un uomo per 25 anni e mai un attimo ha avuto il dubbio che il suo Gaetano Marino detto Mocherino appartenesse al mondo della camorra.

A Napoli può accadere. Da queste parti si condanna la camorra paragonandola a una montagna di merda ma poi ci si abitua al suo puzzo e non si fa più caso.

Insomma, ritrovarsi sotto casa la scorta armata, avere h24 una vigilanza che da lontano accompagna e segue gli spostamenti  della famiglia oppure ricevere regali, omaggi e genuflessioni diventa la normalità.

Sapere che il proprio uomo non ha le mani perchè entrambe sono saltate nel confezionare un ordigno esplosivo non induce alcuna domanda. Può capitare.

Come non fa sorgere interrogativi l'arresto del cognato Gennaro Marino detto Mc Key, stanato nel corso di un summit - il 25 novembre 2004 - e ritenuto uno dei promotori della rottura con il boss Paolo Di Lauro detto Ciruzzo 'o milionario e quindi dell'inizio della sanguinosa prima faida di Scampia.

Non passano neppure 24 ore e a Nerano, nella penisola sorrentina, scatta il fermo di Gaetano, il marito della futura signora Colombo. I carabinieri lo pizzicano in una lussuosa camera d'albergo a 300 euro a notte, insieme al suo maggiordomo 'fac-totum' e 500 grammi di cocaina per uso personale. Mocherino è infastidito e vedendo i militari dell'Arma esclama : "State disturbando la mia vacanza".

Tina Rispoli neppure in quest'occasione sospetta nulla, non trova il tempo di farsi qualche domanda, non chiede e pensa subito al clamoroso errore giudiziario trascurando che anche l'altro fratello dei due, Angelo Marino, è in carcere.

Tina Rispoli continua a non porsi interrogativi anche di fronte all'omicidio di Massimo Marino, un figlio di un fratello di Gaetano, avvenuto l'11 dicembre 2004. Incrollabile le sue certezze anche quando i killer - il 1 gennaio 2005 - ammazzano il suocero Crescenzio Marino, 70 anni, pregiudicato per associazione a delinquere.

Una lunga scia di sangue intervallata da numerosi attentati contro attività commerciali ed economiche riconducibili alla stessa famiglia Marino compreso l'incendio doloso della villa di Gennaro Mc key.

Forse Tina Rispoli non ha mai letto i giornali, guardato i tg e neppure gli speciali andati in onda per mesi  che parlavano della faida dei quartieri della periferia Nord di Napoli dove oltre al cognome Di Lauro sbucava fuori quello dei Marino e dei tanti morti ammazzati e vittime innocenti.

Tina Rispoli era in mezzo a una sanguinosa e violenta guerra e neppure se ne è accorta.

Per lei Gaetano Marino era un marito e padre esemplare, non sapeva che da quando è toccato l'eragastolo al cognato al regime del 41 bis, ora il capo del clan è Mocherino.

Il tragico bagno di realtà avviene - secondo il racconto della donna - poco dopo le ore 17 davanti allo stabilimento balneare Sirenella a Terracina.

E' il 23 agosto del 2012. I killer entrano in azione ed esplodono 11 colpi da una pistola calibro 9×21. L’ultimo proiettile è sparato dietro la nuca, Gaetano Marino, 49 anni, detto Mocherino con la testa fracassata immersa in una pozza di sangue.

La deturpazione dei corpi, il renderli irriconoscibili agli occhi dei familiari, nel linguaggio camorristico significa : ti punisco perchè mi hai tradito e quindi neppure i tuoi parenti devono più riconoscerti.

I Marino avevano fatto il doppio, il triplo gioco e sono stati puniti in una logica di camorra che Tina Rispoli non ha mai conosciuto.

La 'Principessa di Secondigliano', si sveglia dal sonno scopre una realtà che aveva sempre ignorato : il marito era un boss, un camorrista, il capo di una cosca e lei non si è mai accorta di nulla.

I suoi parenti tutti affiliati al clan, insomma, il rispetto del rione, i regali, gli omaggi, le ingenti disponibilità economiche non sono frutto del duro lavoro del consorte - marito e padre esemplare -  ma il profitto delle attività illegali e in particolare del narcotraffico.

Tina Rispoli rifiuta il termine di 'vedova di camorra' purtroppo tecnicamente lo è. Certo il non aver capito nulla negli anni di suo marito, della famiglia Marino e dell'enorme potere detenuto dalla cosca gioca contro di lei. Una donna ingenua, una Alice che vive nel Paese delle Meraviglie, una donna che incontrando il suo Tony Colombo ha ricominciato a vivere un nuovo sogno.

La domanda è sempre la stessa: il denaro per festeggiare lo sfarzoso matrimonio, i party, i regali come i weekend a Parigi offerti ai parenti e gli amici come regalo di nozze, gli investimenti per sponsorizzare il suo Tony Colombo con la nuova casa discografica e le produzione artistiche, i viaggi in giro per il mondo, le auto di grossa cilindrata, gli alberghi, l'alto tenore di vita da dove provengono? Parliamo di pacconate di migliaia di euro.

C'entra qualcosa il patrimonio del clan Marino? Potrebbe la coppia fugare ogni dubbio ed esibire le fatture e le loro dichiarazioni dei redditi? Si potrebbero analizzare i bilanci delle loro società? E' una bestemmia chiedere agli inquirenti un controllo di legalità patrimoniale? Attendiamo fiduciosi.

Prima parte delle parole di Tina Colombo💕Ascoltate e riflettete prima di giudicare e sparare cattiverie.. #iostocontonyetina #tonyetina

Pubblicato da Tony Colombo E Tina Rispoli su Lunedì 1 aprile 2019

Eppure Tina è amareggiata, triste e delusa. Il suo sogno d'amore con Tony Colombo è stato macchiato da accuse ingenerose che hanno raggiunto l'apice con le polemiche del concerto in piazza del Plebiscito, il corteo e la carrozza al corso Secondigliano, le nozze al Castello del Maschio Angioino e il mega party alla Sonrisa con oltre 400 invitati.

Ora basta e la stessa Tina Colombo a pubblicare un messaggio video su Fb dove una voce interpreta le sue parole, il suo pensiero: "Il mio passato a me è rimasta la sofferenza, la sofferenza di aver perso colui che all'epoca era il mio compagno che è stato un marito e un padre esemplare. La sofferenza legata al dolore dei miei figli che avevano subito la morte del papà ed ora che a distanza di molti anni sono riuscita a tollerare questa sofferenza a trarne addirittura degli insegnamenti a farmene una ragione".

Ora è una nuova vita, forse.

di Arnaldo Capezzuto