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La Lega di Salvini eredita lo stesso vizietto: la 'stecca'

di Arnaldo Capezzuto

 

C'è un'immagine quasi dimenticata nella memoria collettiva. Quando avanzava Roma ladrona e la Lega Nord del senatur Umberto Bossi picconava un'intera classe politica e partitica in disfacimento - siamo nella Prima Repubblica - anche il Carroccio fu 'omaggiato' da una tangente da parte dell'Enimont.

I leghisti parlarono di trabocchetto, di trappola, di agguato e raccolsero, in un ampolla gigante, attraverso una sottoscrizione del popolo lumbard, l'equivalente della mazzetta per restituirla.

E non sono mancati altri incidenti di percorso, ultimo la condanna l'anno scorso per Umberto Bossi, l'ex tesoriere Francesco Belsito  per aver distratto il finanziamento pubblico erogato a gruppi parlamentari di Camera e Senato della Lega Nord.

Il nuovo corso leghista targato Matteo Salvini è altrettanto burrascoso e forse addirittura meno trasparente della gestione bossiana.

Si addensano molte nubi sui conti della nuova Lega, all'appello mancano dalle casse 48 milioni di euro di soldi pubblici. Denaro evaporato in un rivolo di fondazioni, associazioni e società dalle identità protette dal segreto estero.

Una ragnatela d'interessi da far impallidire. Sta di fatto che l'exploit del Carroccio, la crescita nei consensi, l'estensione del suo raggio d'azione non solo al Settentrione ma anche al Meridione d'Italia, le mire di Salvini di diventare premier e leader europeo di una nuova destra ha degli ingenti costi.

Occorrono molti soldi, quattrini e finanziamenti. La politica costa ed anche tanto. I soli contributi provenienti da attività di sottoscrizione non bastano e non sono suffcienti.

Non è per masochismo se Democrazia cristiana e Partito socialista avevano imposto ad aziende di Stato e società a loro vicine la creazione di fondi neri per attivare il finanziamento illecito della politica.

Mentre i magistrati della Procura di Genova e la Guardia di finanza con rogatorie internazionali, perquisizioni e indagini sono a caccia dei quattrini leghisti anche da Roma cominciano ad addensarsi foschie sul quartier generale della Lega.

Negli atti giudiziari della costruzione dello stadio giallorosso, a Tor di Valle, che ha portato nove persone agli arresti e oltre 16 indagati  è spuntata anche - un regalino - per la Lega. Lo dicono le carte dell'inchiesta condotta dall’aggiunto di Roma Paolo Ielo e dal sostituto Barbara Zuin che hanno ottenuto dal gip il decreto di fermo per politici, manager e imprenditori.

Dal fascicolo giudiziario spunta un finanziamento da 250mila euro, insomma una 'stecca' come ai tempi di Bossi che indirettamente arriva alla Lega di Salvini e sul quale sarebbero state emesse delle fatture di copertura 'retroattive'.

Il particolare non è da poco conto, in quanto si connette all’indagine della Procura di Genova sui fondi del Carroccio.

Nei documenti tornano i nomi del tesoriere e neo deputato fedelissino di Salvini della Lega Giulio Centemero e dei commercialisti di Bergamo Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba.

La somma è transitata via associazione “Più Voci”, una scatola rappresentata guarda caso proprio da Giulio Centemero - su cui il gip di Roma esprime "un giudizio di illiceità" pur non avendo ancora indagato nessuno.

E il ministro dell'Interno e vice premier Salvini potrebbe avere proprio in questa situazione finanziaria poco chiara della Lega, potrebbe avere il suo tallone di Achille.

 

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