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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

La "furbata" del Pd sui collegi per evitare il tracollo. ECCO LA BOZZA

 

 

Il partito di Matteo Renzi allunga la "manina" nella composizione dei collegi della nuova legge elettorale. La mossa del Pd punta a rimescolare le carte in tavola, tradendo i patti sul Rosatellum. Al Viminale si è insediata la commissione guidata dal presidente dell'Istat Giorgio Alleva, che ha il compito di delimitare territorialmente i collegi per le politiche. Entro 3 dicembre va consegnata la mappa: 232 collegi uninominali e 65 plurinominali per la Camera e 109 per il Senato. Si parte dalla ripartizione del territorio nazionale contenuta nel Mattarellum con alcune modifiche. Modifiche che, però, il Pd pare voglia utilizzare per incassare un vantaggio elettorale, facendo infuriare gli altri partiti che hanno contribuito all'approvazione della legge: l'intesa in Parlamento presuppone che i collegi siano delimitati di comune accordo. Al contrario, il Pd, terrorizzato dai sondaggi che danno avanti il centrodestra ma soprattutto dallo scenario, ipotizzato dagli osservatori, di uscire con le ossa rotte nei collegi uninominali, sta provando a modificare il corpo elettorale per favorire i propri candidati. Una "furbata" per contenere un'eventuale disfatta. In che modo? Perimetrando i collegi uninominali  in base al peso elettorale del Pd e senza alcuna continuità territoriale. Accorpando città distanti, con l'unico scopo agevolare la corsa del centrosinistra. Una mossa che ha spiazzato Forza Italia, che vedrebbe soprattutto nel Sud (Campania, Puglia e Sicilia) ridotto il potenziale elettorale. Ma anche il leader di Ap Maurizio Lupi protesta. Emanuele Fiano, relatore del Pd, in commissione Affari costituzionali, aveva chiarito che la perimetrazione dei collegi doveva ispirarsi al Mattarellum. A meno che non fosse intervenuta una variazione demografica. Escamotage (variazione demografica) che il Pd pare stia utilizzando per disegnare  i collegi in base alla propria forza elettorale. In Campania con la scusa di rendere omogenee le circoscrizioni elettorali, nel collegio di Nola, che vanta una tradizione di centrodestra, sono stati inseriti tre Comuni (Boscotrecase, Boscoreale e Poggiomarino) guidati da sindaci del Pd senza avere alcun legame territoriale. Motivo? Riportare in partita Matteo Renzi. Che proverà a limitare i danni anche con un'altra mossa: aprire le liste dei democratici ai sindaci. La normativa è chiara: i primi cittadini dei Comuni con una popolazione superiore ai 20 mila abitanti che intendono correre per un seggio in Parlamento devono rassegnare le dimissioni 6 mesi prima del voto. A meno che non ci sia un'interruzione anticipata (o posticipata ) della legislatura. E il Pd del rottamatore lavora anche a questa opzione: sciogliere le Camere prima della scadenza naturale. Puntando su una pattuglia di sindaci da schierare nei collegi "taroccati".COLLEGI CAMPANIA