Sign in / Join

Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

La casa editrice 'Cento Autori' fa causa allo scrittore Maurizio de Giovanni e la Rizzoli. Lui in un post: "Ti arrivano coltellate nella schiena da quelli ai quali hai dato il maggior aiuto"

Di Arnaldo Capezzuto

'C'eravamo tanti amati', non è solo il titolo di un famoso film diretto magistralmente dal regista Ettore Scola ma quello che scorre tra il celebratissimo scrittore napoletano, Maurizio de Giovanni e la casa editrice 'CentoAutori'.

Proprio la casa editrice di Villaricca, in tempi non sospetti, è stata la prima a credere nel grande talendo dell'ex impiegato del Banco di Napoli, Maurizio de Giovanni.

I primi libri d'esordio lo scrittore dei 'Bastardi di Pizzofalcone' li edita la 'Cento Autori'.

Ora pare di assistere a una clamorosa rottura a colpi di carta bollata e cause annunciate. A sferrare l'attacco è stata la la casa editrice "Centoautori" fondata dal farmacista Pietro Valente che ha citato a giudizio lo scrittore Maurizio de Giovanni e la casa editrice Rizzoli per violazione dei diritti d’autore (ex art. 156 l. 633/41), inerente la pubblicazione “Il resto della settimana”.

Il ricorso è stato depositato presso la cancelleria del Tribunale delle imprese di Napoli (sezione specializzata in diritti d’autore).

Per saperne di più e capire i motivi che hanno spinto l’editrice napoletana a intraprendere un’iniziativa giudiziaria ci sarà una conferenza stampa in programma domani, venerdì 15 dicembre, alle ore 11, presso la Fondazione Valenzi al Maschio Angioino.

Ad illustrare la vicenda ci sarà direttamente il presidente della casa editrice 'Cento Autori', Pietro Valente, e l’avvocato Guido Giardino.

E Maurizio de Giovanni in tarda mattinata ha pubblicato sulla sua pagina di Facebook un post dove, in molti leggono, l'irritazione e la delusione dello scrittore napoletano per la vicenda sollevata dalla casa editrice 'CentoAutori'. A confortarlo una pioggia di commenti dei suoi lettori.

"Dicono che io sia piuttosto generoso, rispetto almeno alla media di quelli che, con la scrittura, arrivano a una certa visibilità. Nel senso che, ogni volta che posso, do volentieri una mano a scrittori emergenti, case editrici in difficoltà o a belle iniziative sociali e di beneficenza. Lo faccio a titolo pienamente gratuito e contro il parere di chi mi sta vicino, che vorrebbe mi risparmiassi un po' per la salute personale e per non sentirmi dire che 'sto sempre in mezzo', che 'sono una specie di prezzemolo', che sono un 'tuttologo e un presenzialista'. Non credo sia generosità, ma una forma di innocuo egoismo. Preferisco avere attorno affetto e benevolenza, mi piacciono i sorrisi e preferisco l'amore al risentimento. Fino a prova contraria voglio bene alle persone, e adoro quando le persone vogliono bene a me. A volte però i fatti danno ragione a chi mi sta vicino; e ti arrivano coltellate nella schiena proprio da quelli ai quali hai dato il maggior aiuto e il più grande sostegno, portandoli fuori dall'anonimato a costo di sentirti dire che sei un autolesionista folle".