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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Israele-Palestina: ecco perché la nuova ambasciata
Usa a Gerusalemme è un fallimento per l'UE

L'inaugurazione della nuova ambasciata americana a Gerusalemme, presieduta da Ivanka Trump, da suo marito Jared Kushner e altri importanti rappresentanti, ha dimostrato una volta di più quanto l'Unione Europea - e l'Europa in senso lato - non sia in grado di adottare una posizione organica e coerente in diversi file di politica internazionale. In un'epoca in cui, come sottolineava qualche giorno fa il presidente Mattarella, l'Europa sta assistendo al fiorire di vari e utopici sovranismi locali, il fatto che in diversi ambiti prevalgano le agende e gli interessi dei singoli stati piuttosto che dell'Unione nel suo insieme è sotto gli occhi di tutti.

Nelle ultime settimane, con l'accordo sul nucleare iraniano a tenere banco nei tavoli internazionali, abbiamo assistito alla prova lampante dell'esistenza di una politica estera europea a più velocità. Per tentare di convincere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a non uscire dall'accordo sul nucleare, diversi leader europei si sono recati "in processione" a Washington, ma senza successo. Il primo a scattare in avanti, come sempre, è stato il presidente francese Emmanuel Macron, seguito a ruota dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal ministro degli esteri britannico Boris Johnsohn. Tutti, senza eccezione, sono tornati con in mano un pugno di mosche e Trump, dal canto suo, ha ufficializzato l'uscita degli Usa dall'Accordo il 12 maggio scorso.

Oggi l'Unione europea prova a fare fronte comune per tenere comunque in piedi - dopo l'uscita degli Usa - l'Accordo sul nucleare. La prima mossa è un vertice dei ministri degli Esteri di Regno Unito, Germania, Francia e Iran, convocato per oggi a Bruxelles dall'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue, Federica Mogherini. Boris Johnson, Heiko Maas, Jean-Yves Le Drian e Federica Mogherini si riuniranno prima da soli, e in seguito saranno raggiunti da Mohammad Zarif, capo della diplomazia di Teheran. Per l'Ue, dunque, l'accordo funziona e va preservato dialogando con la controparte iraniana.

I fatti che in queste ore stanno sconvolgendo il Medio Oriente, con il trasferimento dell'ambasciata a stelle e strisce da Tel Aviv a Gerusalemme e la violenta repressione israeliana che nella Striscia di Gaza ha fatto già 60 morti, rappresentano l'ennesima prova della vittoria dei particolarismi europei per quello che riguarda la politica estera. Osservando una lista dei partecipanti all'inaugurazione dell'ambasciata a Gerusalemme, pubblicata in un articolo di Al-Jazeera, tra i diplomatici provenienti da diversi paesi del mondo spicca la presenza di molti rappresentanti di paesi europei.

Albania, Austria, Serbia, Macedonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Ucraina. Questo è l'elenco degli stati che hanno inviato una delegazione a Gerusalemme per l'apertura della nuova sede diplomatica statunitense. L'Alto Rappresentante dell'Unione Europea Federica Mogherini aveva dichiarato che "Gerusalemme è una città santa per ebrei, musulmani e cristiani" sottolineando che "I legami del popolo ebraico con Gerusalemme sono inconfutabili e non devono essere negati. E lo stesso vale per i legami del popolo palestinese verso la città". Nonostante il vertice della politica estera europea abbia adottato una posizione piuttosto equidistante rispetto all' affaire Gerusalemme, diversi paesi europei, di cui 4 membri dell'Unione, hanno fatto di testa propria presenziando alla cerimonia di apertura dell'ambasciata americana in Israele. Degno di nota il fatto che nella lista dei partecipanti ci sono paesi candidati all'adesione Ue come Macedonia e Albania, oltre alla Serbia con cui i negoziati di adesione sono attualmente in corso. Senza contare l'Ucraina, paese che rappresenta ormai da tempo il nervo scoperto dell'Europa, che tenta in tutti i modi di svincolarla dalla sfera d'influenza esercitata da Mosca. Chi per convinzione, chi per "atlantismo" e chi per altri motivi, tutti hanno preso parte ad un evento che ha riconosciuto de facto l'annessione unilaterale, da parte di Israele, di una città contesa come Gerusalemme. Un fatto che, la storia lo dimostrerà, rischia di infiammare ancor più una zona già molto calda come il Medio Oriente.