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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Israele-Iran: conflitto sempre più latente, ma più vicino?

di Francesco Petronella

L'Iran "non intende (lanciare) nessuna aggressione" contro i suoi vicini ma continuerà a "produrre tutte le armi necessarie" alla sua difesa. Questo è quanto ha affermato il presidente iraniano, Hassan Rohani, durante la parata militare a Teheran per l'annuale Giornata delle Forze Armate. "Diciamo al mondo che produrremo tutte le armi di cui abbiamo bisogno, non abbiamo aspettato e non aspetteremo vostre osservazioni o accordo", ha sottolineato. Rassicurando e allo stesso tempo "avvisando" i vicini regionali, l'Iran khomeinista lancia un messaggio velato ad un destinatario tutto particolare e ben preciso: Israele.

Infatti la guerra in Siria, dove l'Iran è intervenuto massicciamente a difesa del regime di Damasco, ha accelerato un processo di frizione abbastanza continuativo tra la Repubblica Islamica e lo Stato Ebraico. La possibilità che le truppe filo-iraniane di stanza in Siria rimangano permanentemente in territori vicini al confine israeliano, rappresentato dalle alture occupate del Golan, ha messo da tempo in allarme i vertici dello Stato Ebraico. Questo, tuttavia, rappresenta solo l'ultimo capitolo di una lotta "silenziosa" tra Teheran e Tel Aviv. La questione israelo-palestinese, infatti, ha visto nell'Iran un attore abbastanza impegnato, sia dal punto di vista bellico-militante che della retorica di matrice islamica. Sono stati infatti i Pasdaran iraniani, le guardie della rivoluzione islamica, a finanziare e addestrare quelle formazioni para-militari libanesi che poi diedero vita al "Partito di Dio", in arabo "Hezbollah". Questo gruppo armato si è poi rivelato una vera e propria spina nel fianco per Israele per tutto il corso degli anni '80 e '90 in particolare.

Ma oggi, mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla Siria, c'è un'altra realtà drammatica in cui il conflitto, per ora latente, tra Iran e Israele potrebbe trovare uno sfogo decisivo. Si tratta della martoriata Striscia di Gaza. Solo questa mattina, cinque palestinesi sono rimasti feriti da spari israeliani vicino alla frontiera con la Striscia di Gaza, dove nelle ultime settimane sono scoppiati i cosiddetti "scontri". La zona, definita a ragione "la più grande prigione a cielo aperto del mondo", subisce un pesante assedio israeliano che ne strozza le capacità economiche. L'Iran ha sempre manifestato, più nella retorica che nei fatti, il proprio supporto per gli abitanti della Striscia e, in particolare, per Hamas, movimento politico-militante di ispirazione islamica sunnita che controlla l'area. Questa solidarietà di Teheran verso la resistenza palestinese islamicamente connotata, oltre a dimostrare quanto sia grossolano il concetto di "conflitto tra sunniti e sciiti", si è fatta più intensa a partire dagli ultimi mesi. Un evento, in particolare, ha accelerato questo processo. Si tratta del "Qatar Ban", ossia quel blocco commerciale - e non solo - imposto da Arabia Saudita e alleati all'emirato del Qatar. Il piccolo ma opulento stato del Golfo, infatti, era in prima linea tra i paesi islamici a supportare Hamas specialmente per la costruzione di infrastrutture come ospedali, scuole (islamiche) e moschee. Il Qatar Ban, poi, ha creato un vuoto in cui, parallelamente ad un rinnovato interesse dell'Egitto di al-Sisi verso la questione palestinese, l'Iran ha trovato spazio per inserirsi.

Per ora questo asse Gaza-Teheran resta più nell'ambito di una roboante retorica pan-islamista, che nell'ambito della realtà fattuale. Le voci del presidente iraniano Hassan Rohani e dell'Ayatollah Ali Khamenei sono state senza dubbio le più vigorose nel condannare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti, minacciando pesantissime ritorsioni che però, allo stato attuale, non si sono ancora viste. Non è detto però, che la Repubblica islamica non decida di passare dai vuoti proclami della retorica ai fatti concreti.

Da tempo, inoltre, l'Arabia Saudita, "campione sunnita" e grande oppositore dell'Iran nella regione, accusa Teheran di cercare di allargare la sua sfera d'influenza e di voler creare la cosiddetta "mezzaluna sciita" che va dai confini iraniani fino al mediterraneo, passando per Iraq, Siria e Libano. Non è assolutamente un caso che, dopo l'ascesa del principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, il regno arabo e lo Stato Ebraico stiano lentamente ma inesorabilmente aprendo un dialogo costruttivo, probabilmente in funzione anti-Iran e con il beneplacito degli Stati Uniti. Il rampollo della casa al-Saud, ad esempio, è stato il primo leader arabo ed islamico in assoluto a riconoscere apertamente il diritto degli israeliani - lui ha detto ebrei - ad avere una propria terra. Questa convergenza tra Riad e Tel Aviv, insieme al sospetto che Bin Salman sia coinvolto in modo diretto nell'operazione "Gerusalemme capitale", rischia di incrinare definitivamente la fiducia dei palestinesi nell'operato saudita, magari a favore dell'Iran.

E' di questa mattina la notizia secondo cui il consigliere e genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, e sua moglie nonché figlia del presidente, Ivanka Trump, stanno pensando di recarsi in Israele il prossimo mese per inaugurare l'ambasciata statunitense a Gerusalemme. Che sia questa la goccia che fa traboccare il vaso?