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Iraq sempre più vicino a Teheran..e il sultano Erdogan torna alla carica

di Francesco Petronella

Mentre l'Europa cerca di trovare la quadra di fronte ad un contesto internazionale assai mutevole - Trump fa pace con Kim e tenta di reinserire Putin nel meccanismo G8, il sovranismo  imperversa tra paesi di Visegrad e simpatizzanti, una crisi diplomatica incipiente serpeggia tra Italia e Francia - in Medio Oriente la politica continua a correre, e a correre a gran velocità.

In Iraq, a seguito delle elezioni parlamentari del 12 maggio scorso, il religioso nazionalista Moqtada al-Sadr ha annunciato a sorpresa la formazione di un'alleanza politica con Hadi al-Ameri, leader di milizie sciite filo-iraniane nel tentativo formare un governo che guidi il Paese nei prossimi quattro anni. I due leader sono a capo di due liste elettorali arrivate rispettivamente prima e seconda all'appuntamento elettorale. La mossa di al-Sadr, che è fermamente contrario al coinvolgimento iraniano nel paese, è stata inaspettata per gran parte della classe politica poiché lo stesso leader sciita si era mostrato riluttante a lavorare con al-Ameri e le sue milizie di ex combattenti iraniani.

Con un cambio di rotta netto e pragmatico, invece, al-Sadr ha inneggiato alla formazione di "una vera alleanza per accelerare la formazione di un governo nazionale lontano da ogni dogmatismo". Lo scenario che si profila all'orizzonte è un Iraq che difficilmente riuscirà (o vorrà) svincolarsi dalla sfera d'influenza della Repubblica Islamica iraniana. Il fronte sciita di al-Sadr, favorevole ad una maggiore libertà d'azione rispetto alla nazione leader dello sciismo duodecimano (l'Iran, appunto), ha dovuto cedere al compromesso con il fronte politico-militare sciita più vicino alle posizioni di Teheran.

Questa prospettiva lancia importanti interrogativi sul futuro del Paese, strozzato da anni tra crisi politica, attacchi terroristici, velleità indipendentiste curde e piani egemonici esterni. Basti pensare che nello scorso mese di maggio, 95 civili sono rimasti uccisi e 163 feriti in attacchi terroristici, violenze e conflitti armati. E' quanto emerge dai dati diffusi dalla missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq (Unami). Solo ieri sera l'esplosione di un'autobomba a Khanaqin, nel turbolento governatorato di Diyala, ha causato la morte di un uomo e di sua moglie, oltre a quattro militari iracheni feriti da colpi di mortaio contro una caserma a Qara Tabah.

Il confronto Iran-Arabia Saudita in Medio Oriente. Cartina da Limes, Rivista Italiana di Geopolitica

Un avvicinamento ancora più marcato a Teheran potrebbe significare una recrudescenza della violenza portata avanti dall'estremismo di matrice sunnita, con uno Stato Islamico barcollante ma non ancora annichilito. Inoltre, l'Iraq rappresenta da sempre il cordone sanitario che separa fisicamente i due colossi geopolitici della regione: Iran e Arabia Saudita. Un governo iracheno succube della Repubblica Islamica darebbe ai Saud l'impressione di ritrovarsi l'odiato nemico khomeinista praticamente come nuovo confinante. Se e come Riad reagirà a questa eventualità, sarà la storia a raccontarlo.

Intanto, per complicare ulteriormente il quadro, due giorni fa le forze turche hanno ripreso le operazioni militari contro i Peshmerga del Kurdistan iracheno, in quella che il presidente turco Erdogan considera la normale prosecuzione dell'operazione "Ramoscello d'Ulivo", messa in campo dalle forze turche contro i curdi delle YPG nel cantone siriano di Afrin.

Il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, ha affermato ieri che le Forze armate turche rimarranno a nord dell'Iraq fino al completamento della "missione antiterrorismo" contro le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) nella regione. "Rimarremo con tutti i mezzi fino al completamento della missione, cancellando completamente il terrorismo”, ha dichiarato Canikli, citato dall'agenzia Anadolu. In questo modo il ministro della Difesa turco ha commentato l’operazione antiterrorismo avviata l'11 giugno nelle regioni di Qandil e Sinjar in Iraq del nord.

Dilaniato internamente dal terrorismo, impegnato a dare un futuro "ai figli e alle figlie" dello Stato Islamico, pomo della discordia tra Riad e Teheran, teatro delle bellicose iniziative di Ankara, l'Iraq sembra non poter trovare pace, per il momento.