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Insulti a Mattarella dalle fogne del web: gli haters del presidente rischiano il vilipendio

Per quanto all'inizio del suo mandato Sergio Mattarella sembrasse un presidente destinato a rimanere una figura sommessa, defilata - se non proprio dimessa - della politica italiana, negli ultimi giorni il Capo dello Stato ha dato prova di grande assertività e del cipiglio necessario a tenere in mano le sorti di un Paese in bilico come l'Italia. Questa svolta da parte di Mattarella ha suscitato l'ira dei soliti haters, soggetti che emergono dalle fogne del web riempiendo di insulti i più disparati tra i personaggi pubblici. In questo caso, però, è della massima carica dello stato che stiamo parlando. Eccone un saggio, tratto dai commenti postati su Facebook sotto un articolo - pubblicato da un noto sito di bufale - che accusava il Presidente della Repubblica di voler instaurare una dittatura.  Mattarella aveva ricordato - e da qui partiva la ricostruzione artefatta dell'articolo in questione - quanto la nomina del presidente del consiglio sia una prerogativa proprio del Capo dello Stato. ("Non sono un notaio"cit.). Ecco i commenti.

Per commentare certe uscite sarebbe sufficiente sottolineare gli obbrobri grammaticali. Ma andando più a fondo, bisogna osservare - checché ne pensi l'autore del primo commento - che l'articolo 92 della Costituzione Italiana recita a chiare: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Non è necessario aggiungere altro.

Per quanto riguarda le colorite volgarità come "va a fanculo" o "vorrei che tu morissi", passando per epiteti ingiuriosi come "bastardo schifoso" o "comunista di merda", vale la pena ricordare che, secondo l'articolo 90 del codice penale "Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale o l'ordine giudiziario, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000". Per la cronaca, il presidente Mattarella è la Repubblica. Ma nonostante questo, il web è strapieno di commenti come questi.

Dato che, nonostante la giurisprudenza su tali diatribe online sia ancora in divenire, lo spazio virtuale equivale a quello pubblico, insultare in questa maniera la massima carica dello Stato può essere legalmente pericoloso, oltre che volgare e di cattivo gusto.