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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

immigrazione clandestina

Immigrazione clandestina. Avv. Caterina Boca: "I migranti non la percepiscono come un reato"

L'arresto del sindaco di Riace Domenico Lucano sta tenendo banco nei notiziari e nel dibattito pubblico di questa mattina. Tra le accuse contro il primo cittadino calabrese, c'è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. 

L'ingresso illegale nel nostro Paese, e le modalità con cui viene sanzionato, sembrano concetti assodati e ben radicati nell'ordinamento giuridico italiano, oltre che nel sentire comune. Eppure, il reato di immigrazione clandestina presenta tutta una serie di punti controversi sin dalla sua introduzione.

Il24.it ne ha parlato con l'avv. Caterina Boca, docente presso la Pontificia Università Urbaniana -Dottorato in Teologia Pastorale della Mobilità Umana  del SIMI -  e titolare del corso "tutela internazionale dei diritti dei rifugiati, dei migranti e dei profughi".

 

Sin dai tempi della Bossi-Fini, approvata nel 2002, in molti hanno definito "criminogena" la legge contro l'immigrazione clandestina. Che significa?

Criminogena perché la punizione colpisce un comportamento. Le sanzioni contro l'atto di entrare irregolarmente o far entrare irregolarmente persone in un altro paese come istituto giuridico esistevano già (prima della Bossi-Fini, ndr). E' un fatto normale: uno Stato regolamenta l'ingresso e - di conseguenza - le punizioni per coloro che non rispettano le regole sull'ingresso. La Bossi-Fini ha modificato il Testo Unico sull'immigrazione del 1998, la Turco-Napolitano,  ma a distanza di quasi vent'anni, paradossalmente, è rimasto poco di quella legge. Nel frattempo, infatti, la Corte Costituzionale ne ha dichiarato incostituzionali alcuni passaggi. Poi sono intervenute anche altre norme. L'unica cosa rimasta davvero della Bossi-Fini è stato un cambio di atteggiamento da parte delle persone nei confronti dello straniero.

Nel sentire comune in un certo senso

Esattamente. Quella legge è entrata a gamba tesa nel percorso che l'immigrazione faceva in questo Paese, dando dell'immigrazione una versione completamente diversa. La Bossi-Fini ha criminalizzato in maniera eccessiva quello che è - ovviamente - un atto irregolare. Se la legge stabilisce determinate condizioni per l'ingresso nel Paese, è ovvio che questo comporta conseguenze. Tuttavia, attribuire a questo comportamento un carattere penale vuol dire punire in maniera eccessiva un'azione che, tra l'altro, nell'immaginario di chi entra in maniera irregolare, non viene avvertita come un reato di tipo penale.

Ad esempio?

Mi è capitato spesso nel mio lavoro di avere a che fare con persone che mi chiedevano "Perché mi hanno fermato? Mica ho rubato qualcosa a qualcuno". Questo perché chiunque di noi, bianco o nero che sia, attribuisce alla sfera del reato penale ben altri tipi di illecito. Sicuramente non questa. Pertanto, la Bossi-Fini ha fatto questa operazione: legittimare la distorsione di un comportamento che può anche essere ritenuto naturale.

Un comportamento sì illecito ma non delittuoso quindi...

Esatto. Da sempre i tre pilastri che muovono l'immigrazione ordinaria sono lavoro, famiglia e studio. Poi ci sono coloro che si muovono da paesi in guerra o simili situazioni precarie. Nel rapporto immigrazione di Caritas e Migrantes - presentato la settimana scorsa - emerge un fatto degno di nota. Guardando le percentuali dei motivi di ingresso regolare non esistono più i motivi di lavoro. Durante lo scorso anno le persone sono entrate prevalentemente per motivi familiari - ricongiungimenti - per protezione internazionale e altro. Se un Paese impedisce i canali di ingresso ordinari-legali, però, è come se tentasse di fermare l'acqua con le mani.

Perchè il legislatore, cioè il potere politico di turno, crea misure criminogene?

Le ragioni sono esclusivamente di carattere politico. Oggi c'è un tentativo di criminalizzare una categoria di persone, gli stranieri, e di ricondurre a queste persone tutta una serie di problemi oggettivi che vive questo paese. Questo è molto pericoloso, dal punto di vista morale e non solo. Si crea una condizione tale da spingere - anche indirettamente - le persone a comportamenti dannosi nei confronti degli stranieri. Comportamenti in cui si sentono legittimati perché qualcuno gli ha detto che "gli stranieri creano insicurezza in questo paese".

Lo spiegava qualche tempo fa il rapporto di Antigone sulla popolazione carceraria...

Non è vero che gli stranieri commettono maggiori reati. Analizzando i dati, tra l'altro, molto spesso si tratta di reati legati alla condizione sociale che vivono. A parità di reato, poi, tra italiani e stranieri questi ultimi sono maggiormente presenti in carcere perché rispetto agli italiani fanno fatica ad usufruire delle misure alternative alla pena detentiva.

Gli stranieri delinquono di più? Risponde il rapporto annuale di "Antigone"

Domiciliari, libertà vigilata, legali d'ufficio spesso negligenti...

Esatto. Questa presenza di stranieri in carcere, in un sistema penale che certe misure alternative le prevede, avrebbe tutt'altre dimensioni se avessero accesso alle forme alternative. Si tratta comunque di misure di reintegrazione, non scorciatoie per fregare lo Stato e non andare in carcere. Limitano comunque la libertà personale, ma sono ritenute più idonee per persone condannate ad una pena detentiva minore, evitando di mandarle in carcere. Un luogo "molto complesso".

L'università del crimine, si dice spesso

In pratica sì. Oltretutto, rispetto al tema della salute, quella che oggi si registra tra i migranti è una situazione sanitaria precaria a causa delle condizioni in cui vivono qui, non di quelle in cui arrivano. Tanto per ricordare quanto è falsa l'idea che i migranti portano le malattie.

In alcuni casi gli stranieri vivono in centri di accoglienza dove non vengono tutelati da profilassi e strumenti sanitari. Talvolta, invece, è un problema di scarsa accessibilità ai servizi sanitari, spesso legati alla residenza (che lo straniero spesso non ha). In altri casi ancora i migranti vivono in periferie dove i servizi sanitari sono di per sé carenti (per tutti), non solo per i migranti. A Roma, ad esempio, ci sono municipi dove addirittura l'aspettativa di vita è più alta rispetto ad altri. Nel Secondo Municipio l'aspettativa è migliore rispetto a Tor Bella Monaca, tanto per dirne una. E ripeto, questo vale sia per gli italiani che per gli stranieri.

Un pensiero per Riace. Che succede ora?

Si parla di indagini intanto (nessuna condanna, ndr). Nel corso delle ore sta venendo fuori che le indagini riguarderebbero più il carattere fiscale della faccenda, legato alla gestione dei fondi per l'accoglienza. Sono cose che fanno emergere in realtà le contraddizioni. Sembra che il sindaco Lucano sia accusato anche di non aver messo a gara l'appalto di alcuni servizi, affidandoli a cooperative in maniera diretta.

Va sottolineato che l'amministrazione è cosa molto complessa. Mettere insieme l'ordinamento italiano, le regole Ue e le norme locali non è semplice. Posso dire che mi sembra un po' eccessivo far arrestare una persona dal profilo così pubblico ed esposto, dal momento che l'arresto viene predisposto nel caso cui c'è il rischio che l'indagato fugga o torni a delinquere nell'immediato. Qui, invece, si tratta del sindaco di una delle città più famose del mondo per il suo modello di integrazione, che ha commesso gesti forti per portare l'attenzione sulla situazione dei migranti e sulle incongruenze del sistema.

La gestione "emergenziale" favorisce questo tipo di dinamiche

Esatto. Tra l'altro nel Decreto Sicurezza, approvato la settimana scorsa, è prevista una deroga per quello che riguarda i Centri di Trasferimento degli irregolari prima del rimpatrio. Cioè, si da la possibilità di non effettuare gare per appalti ben più importanti (di quelli di Riace, ndr). Si parla di appalti da 5 milioni di euro, cifre importantissime. Il fatto lascia pensare che il Governo capisca la necessità di "andare più velocemente" in certe situazioni. Se è possibile in certi casi dovrebbe esserlo anche in altri.

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