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Il 'vizio' di famiglia. Il papà del vicepremier Luigi Di Maio chiese il condono per abusi edilizi

A svelare la storia è il quotidiano 'La Repubblica', ne parla oggi in un articolo a firma di Conchita Sannino che tira fuori dai cassetti delle istituzioni la richiesta di un condono della famiglia Di Maio. Insomma, scrive il cronista quello del condono edilizio è proprio un 'vizio' di famiglia.

La pratica di condono affiora da vecchi archivi. Il padre del vicepremier Luigi Di Maio chiedeva di sanare (per sé), così il figlio sana (per gli altri) una costruzione non in regola.

A presentare la domanda il papà Antonio, geometra e piccolo imprenditore, aspirava al perdono per 150 metri quadri di abusi edilizi su due livelli.

È la pratica numero 1840 del protocollo 7850 del 30 aprile 1986, è intestata al signor Antonio Di Maio, oggi 68enne, già noto esponente del Msi a Pomigliano D’Arco e il quotidiano 'La Repubblica',

La legge era la numero 47 del 1985, ovvero – quanto è piccolo il mondo – proprio il condono di Craxi che oggi viene richiamato nelle norme per Ischia volute dal M5S.

Nel 2006, ovvero la bellezza di vent’anni dopo, arriva la concessione e il conto da pagare: appena 2mila euro. Una somma irrisoria, per l’ampiezza di un appartamento ricavato ex novo.

Oggi, il figlio Luigi, capo dei grillini,  e bi-ministro mettendoci la faccia elargisce un condono di governo - su Ischia per i terremotati - rifacendosi alla legge Craxi del 1985 ovvero una sanatoria tombale. E' il famigerato articolo 25 contenuto nel decreto legge Genova.

Un provvedimento infilato dentro e voluto fortemente da Di Maio tanto da prendersi le punzecchiate pesanti di Filippo Roma de Le Iene con la consegna della tessera del Pd.

E pensare che per una storia di abusi commesso dal marito del primo sindaco grillino, Rosa Capuozzo di Quarto, il primo cittadino venne abbandonato dall'allora direttorio al punto dal ritiro del simbolo.

di Arnaldo Capezzuto