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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

IL VERO SCONFITTO DELLE ELEZIONI IN BRASILE

Il Brasile volta pagina, allontanandosi dal suo retroterra culturale cattolico-progressista e tendendo la mano al "cristianesimo patriottico" di Donald Trump.

A fare da tramite, la chiesa evangelica, pronta a tirare la volata del candidato social-liberale Jair Bolsonaro.

A perdere un'importante partita geopolitica, la chiesa cattolica di Papa Francesco.

Il Brasile nei numeri

Fino agli anni Sessanta del Novecento, almeno il 90% della popolazione dell'intero Sud America era di religione cattolica. Nel 2014, invece, gli adulti latinoamericani che si definivano cattolici arrivavano al 69%, mentre i protestanti salivano al 19%. In quest'ultima percentuale, le chiese evangeliche sudamericane - con le varie declinazioni confessionali - rappresentavano e rappresentano tuttora una fetta importante della torta.

Il Brasile, paese a stragrande maggioranza cattolica, sta assistendo ad una crescita dei movimenti evangelico-pentecostali. Una confessione cristiana che nel 2009 comprendeva quasi il 13% della popolazione brasiliana, registrando un salto in avanti di oltre il 60% negli ultimi dieci anni.

Il successo del cristianesimo riformato nella conquista delle anime carioca è dovuto a diversi elementi che gli forniscono non pochi vantaggi rispetto al cattolicesimo normato di Roma. Categorie mutuate dalla religiosità popolare, insistenza molto forte su eventi miracolistici - di grande appeal verso chi ha un livello culturale piuttosto basso - enfasi sulle guarigioni divine e appartenenza dei predicatori pentecostali alle stesse fasce di popolazione verso cui il messaggio si rivolge: neri, immigrati, ultimi.

Il ruolo politico evangelico

Ma l'onda evangelical brasiliana presenta importanti conseguenze non solo dal punto di vista numerico, ma anche in termini di influenza politica.

Se infatti il candidato Jair Bolsonaro ha ottenuto il 46,27% delle preferenze al primo turno delle presidenziali - sfiorando l'impresa di un'elezione al primo colpo - il merito è anche di quella che si può definire una vera e propria lobby evangelico-pentecostale brasileira. Di tale consorteria fanno parte grandi elettori e magnati della finanza brasiliana. Macchine da guerra in grado di veicolare grosse porzioni di consenso elettorale a favore di Bolsonaro.

Il candidato alla presidenza Jair Bolsonaro

Vangelo e Tv

Un esempio? Edir Macedo, fondatore e leader della Chiesa Universale del Regno di Dio - pentecostale - nonché proprietario di Grupo Record e RecordTV, la seconda emittente televisiva più grande del Brasile. Secondo quanto riporta un articolo di El Pais, Macedo è stato tra i promotori della costruzione di una replica esatta del tempio di Salomone nel quartiere di Brás, una delle zone popolari di San Paolo.

"Un mastodonte alto 56 metri, largo 105 e profondo 121, in un'area di 100.000 metri quadrati" lo definisce il quotidiano iberico, sottolineando che l'oligarca evangelico carioca ha personalmente portato la pietra da Gerusalemme per costruire questo colossale feticcio (pseudo)religioso.

Due anni fa anche il presidente in pectore Jair Bolsonaro si è convertito, (oppure "è rinato", per dirla nel gergo evangelico ndr), spalancando le braccia ad un bacino elettorale enorme in termini di influenza e capacità mediatica.

Per capire quanto il comparto evangelico possa essere determinante in un risultato elettorale basta guardare all'America di Donald Trump, dove il Tycoon ha ottenuto le chiavi della Casa Bianca con il contributo delle comunità evangelical a stelle e strisce. La chiesa riformata americana è addirittura riuscita ad infilare un proprio adepto nel cuore del deep state americano: il vice presidente Mike Pence.

Populismo cristiano

A cementare il matrimonio tra questo mondo religioso e uomini politici come Trump e Bolsonaro ci sono elementi ideologici comuni. Un malcelato sessismo, alternato a forme abbastanza aperte di  xenofobia e omofobia, nostalgia per i tempi del regime militare e tanto altro.

Bolsonaro, come Trump,  è contrario all'aborto, favorevole alla pena di morte, alla tortura, al controllo delle nascite nei ceti bassi e alla diffusione delle armi per contrastare la criminalità dilagante.

Queste alcune delle sue affermazioni più controverse

"Non la stuprerei nemmeno. Non lo merita, è brutta". (Frase rivolta in aula ad una deputata.)

"Una donna non può essere assunta con lo stesso stipendio e diritti di un uomo."

"Preferirei un figlio morto in un incidente a un figlio gay".

"Se incrociassi due uomini che si baciano per strada li picchierei".

"I neri non servono nemmeno per procreare".

Ampi settori del mondo evangelico - in forma più o meno variabile - condividono certi punti di vista. Basta una rapida ricerca google per imbattersi in emblematici articoli di blogger evangelici con titoli tipo "Perchè è sbagliato permettere a una donna di insegnare". 

Ma c'è dell'altro.

Sionismo evangelico

A determinare il supporto evangelical in favore dell'elezione di Trump nel 2016 è stata anche - o soprattutto - la promessa (mantenuta) di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Infatti, una forma molto spinta di sionismo - in inglese evangelical zionism - è la cifra distintiva di questi ambienti del cristianesimo riformato. Basti pensare alla riproduzione del tempio di Gerusalemme  - di cui sopra - voluta da "sua emittenza" Macedo nelle favelas di San Paolo.

Questa simpatia degli evangelici per lo Stato di Israele - spesso accompagnata da pellegrinaggi e raccolte fondi da milioni di dollari - si spiega in termini biblico-teologici. Nelle chiese riformate, infatti, è diffusa l'idea che l'attuale Stato Ebraico rappresenti la concretizzazione della promessa biblica fatta al popolo eletto, che prefigura il ritorno del Messia. In questa prospettiva, Israele va supportato in tutto e per tutto.

Quando Trump ha annunciato lo spostamento della sede diplomatica americana da Tel Aviv a Gerusalemme, il mondo evangelical brasiliano non è rimasto di certo a guardare. Infatti, il deputato carioca Roberto de Lucena - evangelico - ha chiesto formalmente al presidente Michel Temer che Brasilia seguisse l'esempio di Washington in favore dello Stato Ebraico, spostando la propria ambasciata in Israele nella città santa.

Credere che lo Stato di Israele - nato dall'idea di ebrei socialisti e laici come Theodor Herzl - sia frutto delle promesse bibliche, vuol dire ragionare per semplificazioni. Com'è noto, del resto, semplificazioni e messaggi digeribili da chiunque sono la linfa vitale del populismo. Che sia quello di Trump o di Bolsonaro non importa.

I dolori di Papa Francesco

Vista dai corridoi vaticani la situazione non può che risultare alquanto fosca. Nel 2040 il Brasile passerà dall'essere il più grande Paese cattolico del mondo al più grande Paese evangelico del pianeta. Attualmente la popolazione è composta da 64% di cattolici e 22% evangelici, ma la situazione sembra destinata a invertire la rotta.

Roma ha puntato molto sull'America Latina, eleggendo un pontefice argentino - Francesco - venuto non a caso "dall'altra parte del mondo". La "chiesa in uscita" di papa Bergoglio in Brasile rischia di perdere una partita  molto importante di fronte al matrimonio di interessi tra il conservatorismo in salsa populista di Bolsonaro e l'ascesa  politica evangelical-radicale.

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