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Il Vaticano bussa alla porta dell'Arcidiocesi di Napoli : "Dove sono gli incassi dei biglietti delle Catacombe?"

Rischia di franare la montagna di sogni e di speranze costruita negli anni con fatica, tenacia e bravura dai ragazzi della cooperativa 'La Paranza' al rione Sanità.

Un progetto culturale inseguito con perseveranza da don Antonio Loffredo, parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità e prima ancora di lui, dal compianto don Giuseppe Rassello di valorizzazione e recupero di uno straordinario patrimonio artistico, monumentale.

Il contendere è la scadenza e quindi il rinnovo della convenzione nella gestione delle catacombe di San Gennaro e San Gaudioso.

A scendere in campo è stata direttamente la Santa Sede con monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, capo della Commissione di Archeologia sacra da cui dipendono le Catacombe.

Il monsignore è giunto in città con tappa diretta a Largo Donnaregina per incontrare il cardinale Crescenzio Sepe a cui ha presentato un voluminoso dossier.

Oggetto del faccia a faccia la gestione da parte della Curia partenopea delle entrate ovvero i biglietti staccati per l'accesso prevalentemente alle due importanti Catacombe.

Ai piani alti del Vaticano hanno fatto i conti e non si ritrovano in cassa circa mezzo milione di euro. Una cifra che tende al milione di euro se si considerano anche gli anni precedenti. Una somma rilevante, che pare non sia mai giunta in Vaticano. Denaro scomparso, volatilizzato, evaporato.

E monsignor Ravasi, in missione, ne ha chiesto conto direttamente al cardinale Sepe. C'è un buco, una voragine, nei conti. Se da ambienti dell'Arcidiocesi si minimizza parlando di un generico equivoco e mancate comunicazioni, la verità pare sia ben più grave.

Ci sarebbe stata da parte dell'alto prelato partenopeo, una gestione alquanto originale e fai da te, una sorta di gestione autonoma degli ncassi. Ravasi vuole capire in quali rivoli si sono disperse le percentuali dei biglietti staccati per l'accesso alle Catacombe e perchè il Vaticano si sia visto corrispondere una cifra molto inferiore.

Un colloquio definito interlocutorio a cui seguiranno altri per giungere alla stipula della nuova convenzione - la scadenza è fissata a luglio 2019 - tra la Commissione di Archeologia sacra e l'Arcidiocesi partenopea per la gestione dei siti di rilevanza storico-monumetale come le Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso.

Lo scoglio è il 50 per cento del biglietto d'ingresso che bisogna cedere al Vaticano. Un prelievo che potrebbe minacciare da vicino l'equilibrio economico e l'implementazione di progetti in corso d'opera al rione Sanità e ridimensionare la stessa attività della cooperativa 'La Paranza', un patrimonio di esperienza e professionalità cresciuto all'ombra del Duomo di Napoli.

Anni dove sono stati realizzati il restauro degli spazi, impianti di illuminazione, accesso per i disabili, 34 le guide assunte (erano 5 all'inizio), 16 persone che lavorano per la manutenzione, 6mila metri quadri restituiti alla città, 15mila metri quadri di spazi esterni. Insomma, è scattato l'allarme rosso.

Sepe ha subito chiamato a rapporto don Antonio Loffredo per aggiornarlo e capire i passi da compiere.

Resta un dato incontrovertibile, a differenza di altre realtà monumentali con Catacombe presenti in Italia e all'estero da Napoli non sono giunti gli introiti, disposti in convenzione con la Commissione di Archeologia sacra, nelle casse del Vaticano.

Come è potuto accadere? Chi d'Oltretevere doveva vigilare? E perchè non c'è stato un cotrollo? Forse il cognome Sepe apre più porte dello Spirito Santo?

di Arnaldo Capezzuto