Il 'sistema' di Marco Di Lauro, il timore di agguati da parte degli 007

Maglietta bianca marca Adidas come le scarpe e il jeans. E' seduto a tavola. Hanno appena iniziato a mangiare un piatto di pasta, spaghetti al pomodoro. Accanto a lui c'è la sua compagna storica, Cira Marino, detta Ciretta, indossa una vestaglia rosa che ricopre i vestiti. Due gattini completano il quadro familiare.

L'irruzione è veloce. Gli uomini della Squadra catturandi e Squadra mobile sono dentro. Lui resta fermo. Paralizzato. Gi occhi spalancati. Il volto cereo. Resta in apnea. E' già stretto tra gli agenti che lo ammanettano a due passi dall'angolo adibito a palestra domestica con panca, bilanciere e pesi.

La compagna viene portata via da tre poliziotte. E' finita la latitanza di Marco Di Lauro. Il viso conserva qualche tratto della foto segnaletica di quando era un ragazzino.

Si accovaccia mentre gli agenti perlustrano il piccolo appartamento di via Emilio Scaglione. Non ci sono armi, non ci sono soldi e neppure documenti. Niente. L'arredamento è scarno, francescano. Il super latitante è in trappola. Balbetta qualcosa ai poliziotti.

E' spaventato, meravigliato, incredulo. “F4” così era indicato in codice Marco Di Lauro sul libro mastro sequestrato nove anni fa in un covo dei narcotrafficanti di Scampia. Quell'F4 stava per il figlio numero quattro di Paolo Di Lauro.

Mentre davanti all'edifico, e le strade adiacenti le forze dell'ordine bonificano il territorio e preparano il percorso in sicurezza che condurrà l'ex primula rossa in via Medina, Marco Di Lauro con un sibilo di voce raccomanda gli agenti di accudire i due gattini.

C'è il tempo per abbracciare e salutare la sua compagna che piange, non trattiene le lacrime. Una dolcezza intima, nessuna sceneggiata ma gesti, azioni pacati.

Poi giunge il momento, “F4” scortato da un nugolo di agenti viene fatto salire su di un'auto civetta e accompagnato presso gli uffici della Questura di Napoli.

Impressionante la processione di auto e moto delle forze dell'ordine con la super visione di un elicottero che volteggia e controlla dall'alto le operazioni.

Le strade circostanti via Medina verranno chiuse fino a quando Di Lauro resterà presso la Questura di Napoli.

Imponenti misure di sicurezza adottate per blindare l'accesso presso gli uffici di via Medina. Il tam tam fa diffondere subito la notizia e proprio nella zona antistante la Questura cominciano ad arrivare volti noti del Rione Dei Fiori, roccaforte dei Di Lauro, Secondigliano, Scampia.

Occorre stare con gli occhi aperti e vigilare, tutto può accadere compreso un tentativo disperato di un possibile assalto per liberare il latitante.

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Un caso estremo che non sfugge ai dirigenti della sicurezza tanto è vero che i turni di lavoro saranno prolungati e richiamati tutti gli agenti in servizio.

Un cordone doppio per creare più sbarramenti e rendere pressochè impossibile un assalto.

Marco Di Lauro resta fino a tarda notte negli uffici della Squadra mobile, gli vengono notificate gli atti giudiziari e anche ordini di custodia cautelare.

Il giovane boss ha già da scontare condanne definitive come quella a 11 anni e 4 mesi per associazione a delinquere e un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di droga.

Sul suo capo però pende anche un processo per omicidio, quello per l'agguato che il 24 gennaio del 2005 costò la vita a un innocente, l'incolpevole commesso di un negozio di telefonia Attilio Romanò, ucciso per errore nella fase più cruenta della faida di Scampia tra il clan Di Lauro e gli Scissionisti.

La sua latitanza è stata di certo protetta anche dalle grandi disponibilità dell'organizzazione, che sempre stando ai conteggi del libro mastro sequestrato nel 2010, garantiva alla famiglia introiti pari a circa 900 mila euro al mese.

Sono tanti i misteri che circondano Marco Di Lauro: è impensabile che via Emilio Scaglione sia stata la sua residenza per 14 anni di latitanza.

Insomma, in tutti questi anni dove si è nascosto? Chi l'ha nascosto? Come impartiva gli ordini ai suoi uomini? I grandi guadagni delle attività criminali a chi sono affidati? E dove sono investiti?

Tanti interrogativi, domande a cui gli inquirenti  dal procuratore Giovanni Melillo, al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli con i pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra dovranno dare delle risposte.

di Arnaldo Capezzuto

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