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Il sindaco senza numeri pensa all'Europa. Fallimenti, potere e populismo dietro il disastro arancione

Il sindaco arancione si appresta a radunare la parte a sinistra del Pd in un unico, grande contenitore politico. Dopo il rimpasto di giunta, che è servito in sostanza a rafforzare la sua compagine cittadina in vista delle prossime Amministrative, l'ex pm vira dritto verso Bruxelles.

Nei giorni scorsi circolavano diverse ipotesi circa la possibile collocazione dell'ex pm. Dal M5S al Pd. Tutte smentite nel giro di poche ore. Il primo cittadino sta lavorando ad una lista di sinistra.

Un "vestito su misura" in grado di garantirgli la poltrona in Europa e concentrarsi, in caso di elezione, sulla partita legata alle Regionali. Il primo appuntamento sarà a Roma al Teatro Italia il prossimo 1 dicembre.

I fedelissimi arancioni hanno contattato in queste settimane diversi esponenti della sinistra radicale napoletana. Su tutti Potere al Popolo e Rifondazione Comunista. Ma più di qualcuno storce il naso. Il fallimento politico di De Magistris da sindaco in carica è sotto gli occhi di tutti. Il disastro sui trasporti ne è l'emblema principale.

Addirittura durante l'ultimo consiglio comunale è mancato il numero legale nel civico consesso. In altre parole, la maggioranza non esiste più. A conferma che neanche l'ultimo rimpasto di giunta è servito a ricompattare una coalizione di governo piena di malumori e mal di pancia.

Niente di niente. Il quadro è chiaro. Ad oggi la città possiede un sindaco senza numeri. Senza fiducia, nemmeno dai suoi più stretti compagni di viaggio. Come può pensare di rivolgersi agli elettori della Circoscrizione Sud un sindaco che non gode nemmeno del sostegno della sua maggioranza? Mistero della fede. Resta il fatto oggettivo.

Se De Magistris dovesse essere eletto, sceglierà ovviamente la poltrona di deputato europeo senza far decadere l'amministrazione in città. In quel caso Enrico Panini, segretario nazionale di Dema, il partitino del primo cittadino, diventerebbe sindaco facente funzioni, assumendo nei fatti il controllo totale della maggioranza e traghettarla, impresa assai ardua, fino a fine consiliatura.

Se, invece, l'ex Idv non dovesse essere eletto, si aprirebbe una seconda ipotesi. In questo caso De Magistris avrebbe in ogni caso lanciato un segnale politico ed elettorale in vista delle elezioni regionali e continuerebbe, da sindaco in carica, a lavorare per il suo vero obiettivo: la Presidenza della Regione Campania. Su cui è tuttora in corso la trattativa col M5S per il famoso "patto antisistema".

Per le elezioni europee l'attuale scenario rientra in una prospettiva difficile e sgangherata per il sindaco arancione. Riunire la sinistra radicale e movimentista con percentuali da prefisso telefonico in una competizione, al netto della demagogia populista, incentrata principalmente sulle preferenze. E se negli ultimi anni la pubblica opinione non ha tirato a favore di De Magistris a causa dei disastri napoletani, ci sembra difficile ipotizzare un possibile successo alle Europee.

L'obiettivo minimo del primo cittadino è arrivare alla soglia del 4% e ripetere il miracolo Tsipras del 2013. Anche se i fallimenti elettorali dell'ex magistrato al di fuori della sua città non sono passati inosservati. Alle ultime elezioni amministrative in provincia, se scartiamo la vittoria di Fiorella Esposito ad Arzano, il movimento arancione ha perso ovunque, dimostrando un'inconsistenza in termini politici ed elettorali ai limiti del ridicolo. Questione di peso e di autorevolezza. Il declino è iniziato da tempo e De Magistris pare non essersene accorto.

di Sossio Barra

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