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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Il pupazzo in mano ai partiti

di Arnaldo Capezzuto

“Non faccia il pupazzo in mano ai partiti, si faccia sentire. Metta da parte quel contratto che non ha scritto lei, presenti un suo programma e nomini i suoi ministri. Non venga a parlare in quest'aula di cose che non conosce, sia umile. Studi, abbia umiltà di studiare, non venga qui a fare lezioni”.

E' uno sganassone dialettico quello che assesta Graziano Delrio, capogruppo alla Camera del Partito democratico, nel corso del dibattito per la votazione della fiducia al nuovo governo.

A far salire la pressione ai dem è stato un passaggio nel discorso del premier Giuseppe Conte quando ha detto a proposito delle aggressioni sui social all'inquilino del Quirinale “addolorato per attacchi a congiunto del capo dello Stato, assassinato dalla mafia".

Indignato, arrabiato, rosso in volto Delrio con foga, passione e fermezza rivolto al presidente del Consiglio e all'aula parlamentare e scandendo parole urla “Piersanti, si chiamava Piersanti”.

Applausi, commozione e voglia di raccontare una storia di parte che ha lasciato sul campo molti morti ammazzati per affermare un principio di onestà e non compresso con la mafia.

Alla fine il governo dopo aver incassato il sì di Palazzo Madama con 171 voti favorevoli, ha conquistato anche la fiducia della Camera con 350 sì contro 236 no e 35 astenuti.

Il premier rispetto a ieri dove ha seguito rigidamente un preciso canovaccio, oggi ha sfoggiato una spocchia e toni altezzosi che a tratti hanno provocato reazioni duro da parte dell'opposizione con il presidente della Camera Roberto Fico costretto più volte ad intervenire e alzare la voce.

Generico come sempre sui punti caldi del contratto, il premier  si è detto orgoglioso di essere un populista.

E anche su questo punto si è beccato un rimbrotto di Delrio : “Stia attento con le parole perché in nome del popolo sono stati commessi genocidi: sto parlando della storia dell'Europa”