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Il prezzo della resa. Di Maio tratta la tregua con i dissidenti

Beppe Grillo chiede tempo e pazienza. E per salvare la leadership Luigi di Maio offre ai dissidenti poltrone di governo.

Il caso Diciotti potrebbe aprire una resa dei conti nel Movimento 5 stelle. L'ala ortodossa fiuta le difficoltà del capo politico, e forte del 41% raccolto sulla piattaforma Rousseau con la consultazione per decidere se spedire o no a processo il ministro dell'Interno Matteo Salvini, accelera per ribaltare il tavolo. Puntando al cambio di guida al vertice. Ma la fronda degli ortodossi sperava nella sponda, che però non è arrivata, da parte del comico genovese. Ieri Grillo - all'uscita del Tribunale di Roma dove è stato ascoltato in veste di testimone in un processo a carico dell'ex consigliere regionale degli M5s dell'Emilia Romagna Giovanni Favia imputato per diffamazione - ha provato a spegnere velocemente le polemiche, ammettendo, però, gravi difficoltà: «Secondo me con Di Maio bisogna avere un po' di pazienza, ha 32 anni e ha ministeri impegnativi. Io sono una figura del garante, quella del padre, ma ormai le scelte politiche le vedono loro». Il comico ha suggerito a Di Maio di cambiare marcia: «Dobbiamo noi influenzare Salvini sui nostri temi che forse abbiamo un po' tralasciato, che sono l'ambiente, l'ecologia, la mobilità e come questa si evolverà tra 10 anni».

Al netto delle parole del garante, la partita non si gioca più contro l'alleato Salvini (sfida praticamente già persa) ma è un'altra: tutta interna al Movimento. Alessandro Di Battista è ormai sparito. Non si hanno più notizie: ha annullato gli impegni pubblici. Compresa la tappa finale della campagna elettorale per le regionali in Sardegna.

I pericoli per Di Maio arrivano dalla fronda fichiana: una pattuglia di una quarantina di parlamentari. Per placarli Di Maio propone una tregua almeno fino alla prossima Finanziaria. Poi si vedrà. Intanto ha annunciato una riorganizzazione della struttura di vertice del Movimento. Ma non basta. Roberta Lombardi, capogruppo M5s in Regione Lazio, l'ha detto chiaramente: «Di Maio deve mollare la poltrona di capo». E non è più un problema di voci (isolate) fuori dal coro, come Paola Nugnes o Elena Fattori: c'è un gruppo numeroso che vuole un cambio di linea politica e leader.

L'offerta di tregua di Di Maio ruota su tre punti: lo stop immediato del Tav, prima delle elezioni europee, sperando di incassare un po' voti, il rinvio in autunno del tema dell'Autonomia e l'allargamento della squadra di governo ai frondisti. Il vicepremier offre la testa di tre ministri, Giulia Grillo (Salute), Danilo Toninelli (Trasporti e Infrastrutture) e Elisabetta Trenta (Difesa), per siglare la pace: tre poltrone per zittire i dissidenti. E ricompattare il Movimento. I posti andrebbero a Luigi Gallo, Carla Ruocco e Dalila Nesci.

La trattativa è complicata: Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, è la colomba dell'area Di Maio che sta provando una mediazione con i frondisti: si cerca un compromesso che faccia deporre le armi.