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Il pasticcio del Decreto sicurezza, accanto ai sindaci ora è la volta dei Governatori

La guerra dei sindaci contro l'applicazione del decreto sicurezza di Matteo Salvini si allarga alle Regioni. In campo a mano a mano stanno scendendo anche i presidenti di molte regioni d'Italia.

Insomma, nella pancia del Paese si sta muovendo una vera e propria rivolta contro alcune norme contenute nella legge sicurezza, cavallo di battaglia della Lega.

I sindaci non hanno alcun potere di sollevare l'incostituzionalità di una legge. E' un potere che le amministrazioni locali non possono direttamente esercitare. Bensì però possono farlo incidentalmente quando un giudice di fronte a una non applicazione può richidere l'intervento dei giudici dell'ermellino.

Discorso diverso per i governatori che invece posso far intervenire la Consulta di fronte a normative licenziate dal Parlamento pubblicate in gazzetta ma non in alcuni parti costituzionali.

E allora Toscana, Piemonte e Umbria già hanno dato mandato ai loro uffici legislativi per preparare le carte del ricorso. A loro presto si potrebbero accodare anche Lazio, Basilicata, Calabria ed Emilia Romagna stanno valutando.

Il punto cruciale è quello sollevato dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Il decreto nell'eliminare i permessi di soggiorno per motivi umanitari e togliendo il diritto di residenza ai richiedenti asilo (su questo i primi cittadini hanno esercitando il diritto di obiezione di coscienza) sta creando un vero e proprio 'caos' normativo e legislativo.

La conseguenza è la totale confusione nelle responsabilità dei funzionari di Regione, Asl, Agenzie e Comuni e parallelamente una 'corsa ad ostacolì per gli stranieri che, entrati con un regolare permesso di soggiorno, oggi o sono riportati, con legge dello Stato, nella clandestinità e nell'irregolarità o gli viene tolta la residenza.

Le Regioni fanno ricorso alla Consulta perchè : "i vari diritti riconosciuti, soprattutto mediante la legislazione regionale, come il diritto alle cure mediche e ad usufruire dei servizi sanitari, il diritto allo studio, comprese le provvidenze per gli studenti universitari, la formazione professionale che viene erogata soprattutto agli immigrati, con benefici per il nostro apparato produttivo, o vengono compromessi o ne viene aggravato l'esercizio, per cui il percorso all'integrazione viene interrotto determinando insicurezza sociale".

di P.P.M.

 

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