Il mistero della calibro 45 e della promessa (mantenuta) del boss: "Con quell'arma sarà ucciso Pierino Esposito"

"Fu una promessa e un proposito di Carlo Lo Russo. Giurò che l'omicidio doveva essere commesso proprio con quell'arma - una calibro 45 - avuta in regalo, un dono da usare per uccidere Pierino Esposito al Rione Sanità. E così avvenne".

Parla il collaboratore di giustizia Mariano Torre, la sua voce giunge nell'aula 320 della Corte d'Assise del Tribunale di Napoli, da un sito riservato, dove è collegato in video-conferenza. Nonostate le minacce, gli striscioni e le domande nervose dei legali degli affiliati, il collaboratore di giustizia racconta con minuziosi dettagli la logica criminale della camorra e la sua nefasta sub-cultura.

Al centro dell'udienza l'uccisione, il 6 settembre 2015, di Genny Cesarano, 17 anni, vittima innocente, della follia del clan Lo Russo. "Quella notte dovevamo rispondere alle 'stese', alle provocazione ordite da Pierino Esposito che dai vicoli del ventre molle della città risaliva lungo la collina di Capodimonte e invadeva la zona di Miano con rappresaglie armate mettendo nel mirino il gruppo capeggiato da Carlo Lo Russo" - spiega Torre -.

Azioni di guerra che però sembra non fossero finalizzate ad allargare la sfera d'influenza criminale del gruppo del rione Sanità. Violenze fine a se stessa per incudere terrore, imporre la paura e distinguersi sullo scacchiere criminale. Una strategia per mettersi in evidenza anche rispetto alla 'politica' degli altri clan che dettano la propria legge a Napoli.

"Pierino Esposito non voleva sconfinare, veniva a Miano di notte e sparava all'impazzata con le 'stese'. Non conosco l'intento di questo comportamento di Esposito. Una volta mi trovavo in un centro scommesse di Miano e all'improvviso sentii sparare. Sonosciuti in sella a una moto colpirono due nostri amici. Quell'agguato - ne sono certo -  non erano rivolto a me. Questa contrapposizione tra Esposito e Lo Russo non so da dove e perchè nasca. A quello che so non esistevano tra loro motivi personali oppure di altro genere" - aggiunge il collaboratore di giustizia -.

Quella "tragedia" così la definisce Mariano Torre che materialmente sparò addosso a quel ragazzino innocente era la conseguenza della decisione del clan di ammazzare Pierino Esposito.

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Omicidio che puntuale avvenne il 14 novembre 2015 in piazza della Sanità, a pochi metri dalla Basilica di Santa Maria della Sanità, dove furono - due mesi prima - celebrati i funerali di Genny Cesarano.

Il ras Pierino Esposito -  in sella al suo Tmax - giunse in piazza. L'uomo era disarmato perchè sicuro che nel suo rione Sanità mai nessuno - di fuori - avrebbe potuto entrare e mettere a segno un agguato.

Il comando, invece, agì con grande freddezza, tecnica e potenza criminale. Il boss fu ammazzato proprio con la pistola calibro 45 quella avuta in regalo da Lo Russo. I propiettile lo raggiunsero alla schiena e alla testa, con il colpo di grazia, per essere certi di non lasciare l'opera incompiuta. E nel corso dell'agguato verrà colpito all'addome anche un ragazzo che nulla c'entrava. Giovanni Catena, 29 anni, dipendente del pub 'il Pocho', che sta raggiungendo il cassonetto per gettare l'immondizia.

"Carlo ebbe la calibro 45 in regalo da un suo conoscente. Non appena gli fu donata l'affidò a una persona che custodiva per il clan le armi. Espressamente Carlo ci disse che la pistola doveva essere impiegata esclusivamente per l'uccisione di Pierino Esposito. Così quando scattò l'agguato, Esposito fu ucciso con quella pistola così come desiderava Carlo Lo Russo" - sottolinea Torre -.

Per l'omicidio del ras del rione Sanità - a novembre scorso -  stati confermati in Appello gli ergastoli al gruppo di fuoco composto da Ciro Perfetto e Luigi Cutarelli, oltre naturalmente da Carlo Lo Russo che ne è stato il mandante.

di Arnaldo Capezzuto