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Il latitante Marco Di Lauro, obliterava il biglietto e si spostava in metropolitana

L'ex primula rossa Marco Di Lauro potrebbe scrivere un trattato scientifico, sul come riuscisse a restare libero, indisturbato nonostate avesse le forze dell'ordine dei reparti scelti, catturandi, 007 e intelligent alle sue calcagna per 14 lunghi anni.

Ogni azione, spostamento, strategia di 'F4' sembrava dettata da una sorta di algoritmo. Una partita a scacchi che non ammetteva errori, solo concentrazione, forza mentale e attenzione ai dettagli, alle sfumature dove emerge un grande controllo psicologico, di analisi della realtà e lettura delle situazioni e forse altro.

Aveva catechizzato i suoi fedelissimi, educati al rispetto rigido di poche ma ferree regole, nessun errore era tollerato e neppure colpi di testa.

Un agire che doveva corrispondere a una vita personale monacale, ritirata, conventuale. Niente agi, niente uscite e frequentazioni.

La normalità, un vissuto incolore, anonimo e tranquillo e più che altro scandito da traiettorie abitudinarie.

Il cerchio magico che attorniava, stringeva il capo della famiglia-clan Di Lauro,insomma, più che affiliati erano degli adepti: usavano di rado i cellulari e non gli smartphone. Niente moto di grossa cilindrata e neppure auto potenti, abbigliamento semplice e massima riservatezza.

Gli ordini operativi, quelli legati all'amministrazione del clan venivano impartiti a una sorta di jolly - massimo due - che li comunicavano a intermediari con pizzini oppure ad orecchio.

Freddezza, mimetizzazione e l'agire in modo creativo e alla luce del sole, questi gli ingredienti per sfuggire ai controlli dell'intelligent.

Il latitante Marco Di Lauro si muoveva in metropolitana

L'ex primula rossa Marco Di Lauro potrebbe scrivere un trattato scientifico, sul come riuscisse a restare libero, indisturbato nonostate avesse le forze dell'ordine dei reparti scelti, catturandi, 007 e intelligent alle sue calcagna per 14 lunghi anni.Leggi https://bit.ly/2HeG5dY

Pubblicato da Il24.it su Lunedì 4 marzo 2019

Nessuna latitanza nei bunker super blindati e ipertecnologici alla maniera dei Casalesi oppure N'dranghetisti.

Spostamenti veloci in abitazioni collocati all'interno di edifici insospettabili e poi la solita coltre di collusioni, convenienze e connivenze.

Non si tratta di covi ma 'residenze di servizio' e non solo a Napoli e provincia.

Vivere in via Emilio Scaglione, 424, nel quartiere Chiaiano al piano terra, in un appartamento di poco meno di 60 metri quadri non è un fatto casuale.

Una zona cuscinetto, collegata a Miano, Marianella e Secondigliano centro della periferia Nord di Napoli ovvero cuore del potere dilauriano.

Sembra che il super latitante Marco Di Lauro, si muovesse da solo e con i mezzi pubblici oppure in taxi. Vita ossessivamente normale, nessun timore, nascondimento, travestimento.

Sotto casa sua, niente andirivieni di sentinelle, nessuna scorta su moto di grossa cilindrata oppure auto con autisti.

Non è casuale la scelta di andare a vivere in via Emilio Scaglione, 424, la lunga arteria stradale dista pochi metri dalla stazione della metropolitata linea 1 di Chiaiano, una sola fermata e Marco Di Lauro si trovava nella 'sua' Scampia.

C'è la quasi certezza che il giovane rampollo latitante dopo aver obliterato il biglietto salisse sul convoglio e scendesse a Scampia per spostarsi  rigorosamente a piedi nel quartiere Secondigliano.

"Per passare in osservati basta sentirsi un turista inglese - spiega un investigatore con anni e anni di indagini alle spalle - è l'atteggiamento e l'approccio più invisibile possibile. Un modus operandi che presuppone grande intelligenza, freddezza e psicologia. Forse anzi certamete Marco Di Lauro è molto simile nella strategia e attitudini a suo padre Paolo".

Ora le indagini si concentrano su quel mondo di mezzo, una ampia zona grigia, figure collaterali che hanno consentito la lunga latitanza.

L'organizzazione criminale per tutelare e garantire la libertà di Marco Di Lauro avrà sborsato ingenti cifre,  stando ai conteggi del libro mastro sequestrato nel 2010, gli introiti mensili erano pari a circa 900 mila euro al mese.

Denaro confluito lungo i canali economici della struttura criminale per erogare una serie di servizi fondamentali alla coesione interna al clan e al silenzio disciplinato : welfare criminale, stipendi, tutele legali, assistenza, avvio di attività economiche pulite.

I misteri che circondano la lunga latitanza di Marco Di Lauro sono tanti e irrisolti.

Dove si è nascosto in tutti questi anni? Chi l'ha nascosto? I grandi guadagni delle attività criminali a chi sono affidati? E dove sono finiti gli investiti? Che assetto ora prenderà il clan? Aveva già elaborato un piano B, Marco Di Lauro in caso di arresto? Avrà organizzato una sorta di continuità nell'erogazione dei servizi essenziali per luogotenenti, affiliati e professionisti?

Tanti interrogativi, domande a cui gli inquirenti dal procuratore Giovanni Melillo, al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli con i pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra dovranno dare delle risposte.

di Arnaldo Capezzuto

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