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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Il doppio filo che lega De Magistris al M5S. Ecco i motivi del "patto antisistema"

 

di Sossio Barra

Tempi duri, dichiarazioni sulle prossime partite elettorali e tanto altro stanno caratterizzando il post voto in città. Non è un mistero che il primo cittadino stia cercando in ogni modo l'asse vincente che gli assicuri un futuro politico da protagonista. Il leit motiv è sempre lo stesso. L'appuntamento alle prossime Regionali come candidato alla Presidenza. De Magistris, però, sa bene che la sua corsa verso lo scranno più alto di Santa Lucia è stato frenato bruscamente dal vento grillino che in Campania ha fatto il pienone nei collegi. Dunque si riducono drasticamente gli spazi per una candidatura nel centrosinistra. I troppi trombati in cerca di riabilitazione dopo la sonora sconfitta sono il vero ostacolo insormontabile per il sindaco arancione che, soprattutto negli ultimi giorni, sta seriamente pensando all'ipotesi di tornare a Bruxelles con la lista dell'ex Ministro delle Finanze greche Yanis Varoufakis e poi preparare il terreno per il 2020 da deputato europeo in carica. Ricordiamo che De Magistris in passato fu il candidato alle Europee più votato d'Italia dopo Berlusconi. E questo non è un aspetto da sottovalutare. L'ex Pm, ipotesi peraltro mai smentita dal diretto interessato, potrebbe sfruttare il vento grillino a suo favore. In che modo? Molto semplice. Piccolo passo indietro. Il M5S in consiglio regionale nel 2015 ottenne 7 consiglieri con lo schema delle preferenze. Quindi niente proporzionale, niente paracadute. I grillini pagarono la poca autorevolezza sul piano politico di un candidato leader che, nei fatti, non riuscì a portare il valore aggiunto alla competizione. Vi domanderete. E quindi? Detto e fatto. De Magistris potrebbe trasformare l'assenza di una leadership pentastellata in Regione in un accordo politico. In altre parole il sindaco partenopeo potrebbe diventare a tutti gli effetti il candidato leader del M5S. Con tutti i limiti emersi da sindaco, il primo candidato "grillino", ovvero di rottura rispetto a Pd e Forza Italia, fu proprio De Magistris nel 2011 quando si candidò a Palazzo San Giacomo per la prima volta. Ma non è tutto. L'ex Pm seppur indirettamente sta lanciando diversi segnali politici ai grillini da diversi giorni. Su tutti va ricordato il famoso tema, sempre attuale nell'agenda politica arancione, legato al famoso partito "anti sistema", colonna portante del progetto dei 5 stelle. Finita qui? Nemmeno per sogno. E su Napoli? Qui si apre un altro scenario. De Magistris non può più candidarsi a sindaco a causa del limite di mandato imposto ai sindaci per 2 consiliature consecutive. Nel M5S c'è un esponente di rilievo che non ha mai nascosto ambizioni "napoletane". Si chiama Roberto Fico. Attualmente i rapporti con De Magistris non sono idilliaci anche se questa divisione, con una prospettiva politica credibile sul tavolo, può essere ampiamente superata. Fico, napoletano doc, potrebbe ereditare lo scranno più alto di Palazzo San Giacomo diventando il candidato sindaco del movimento con la "benedizione" di De Magistris, dirottato a sua volta a Santa Lucia. Uno scenario realistico? Può darsi. Pure perché l'ex magistrato, nelle varie interviste rilasciate nelle ultime settimane, non ha mai chiuso definitivamente le porte ai pentastellati così come ha fatto in passato con Bersani e Bassolino, lasciando nei fatti una piccola porta aperta. I temi in comune sono svariati. Il nodo da sciogliere è dietro l'angolo. Il centrosinistra è avvisato. De Luca per ricorrere ai ripari a questo punto può e deve attuare il rimpasto di giunta richiesto dal Pd, e soprattutto da Mario Casillo, per non farsi trovare impreparato all'appuntamento politico del 2020. L'ennesimo campanello d'allarme il possibile immobilismo a Santa Lucia.