Il Comandante Mussolini: "Salvini e il fascismo? Distanti. L'Italia torni ad essere al centro dell'economia Europea"

Ha cinquant’anni, è nato a Buenos Aires in Argentina, cresciuto in Venezuela, ha trascorso molti anni a Taranto e La Spezia e vive negli Emirati Arabi Uniti dal 2007. Ama lo sport, ha due lauree e parla correntemente l’inglese e lo spagnolo. Dopo la carriera come ufficiale sommergibilista in Marina, conclusasi dopo il comando navale nel 1999, è diventato un manager affermato nel campo della difesa e sicurezza,  lavorando prima in Oto Melara, poi Finmeccanica e ora in Drass.

 

Comandante Mussolini, la domanda è d’obbligo, secondo lei è vero quello che sostengono in molti che con Salvini in Italia sta tornando il fascismo? E quanto è lontano lo stesso leghista da quella ideologia?

Questo è il mantra che la sinistra e certa parte ideologicamente orientata dei mezzi di comunicazione continua a ripetere in maniera ossessiva. Non hanno idee né programmi da proporre e combattere l’inesistente fascismo e’ rimasto il loro unico collante. L’aggettivo fascista viene sempre più usato a sproposito.

Il fascismo è nato e si è sviluppato in un preciso contesto storico, politico e sociale un secolo fa. Continuo a sostenere che sia finito nel '45 con la morte del suo fondatore. La Lega, specie quella della prima ora, ne era sicuramente molto lontano, anche solo per il fatto di propugnare la secessione di parte dell’Italia. Oggi ritengo abbia più senso di parlare di sovranisti e mondialisti, e nel primo gruppo includere senza dubbio FdI e la nuova Lega.

Per me Salvini non è fascista, come non sta tornando nessun fascismo. Salvini semplicemente vuole porre rimedio ai danni causati dalle scelte e gestioni scellerate dei precedenti governi, vedi la questione immigrazione o sicurezza.

E difendere le frontiere, respingere gli immigrati illegali, tutelare in maniera prioritaria gli interessi italiani, tutelare i prodotti made in Italy,  voler riacquistare parte della sovranità ceduta (specie in campo economico/finanziario), garantire sempre il diritto della legittima difesa in casa, per me sono solo politiche di buon senso.

Cosa apprezza del Governo e, ovviamente, cosa no?

Questo è un governo innaturale, che nasce col peccato originale di non aver dato a Salvini (il rappresentante del partito più votato della coalizione che ha avuto la maggioranza dei voti!) il mandato esplorativo per fare il nuovo governo dopo le elezioni di marzo.  Premesso questo, penso sia puerile e contro gli interessi del paese governare sulla base di un contratto e avere insieme due partiti cosi’ diversi su tutto. Ovviamente governare  diventa un compromesso e ci sono ricatti incrociati e distinguo che bloccano l’azione del governo.

Ad esempio, sono rimasto basito dall'astensione della Lega sulla mozione di Fratelli d’Italia contro il Global Compact , ma forse e’ stato fatto per non scontentare i 5 Stelle.

Invero penso che il governo potrebbe fare di più e meglio, ma bisognerebbe liberarsi della zavorra dei 5 Stelle.

Salvini sta cercando di Cavalcare la tigre o la sta già cavalcando?

Salvini è un politico scaltro e un grande comunicatore, e sa come parlare agli italiani. Coglie meglio di altri politici (anche supportato da una struttura di comunicazione e marketing molto efficiente) il malessere diffuso che c'è in Italia e che preoccupa i cittadini, e lo usa (giustamente) a suo favore per fini elettorali. E se il massimo che riesce a fare oggi la sinistra è dargli del fascista o criticarlo se mangia la Nutella o  indossa le divise, continuerà a cavalcarla per molto.

 

Il suo antenato aveva un’idea di Europa diversa da quella dell’attuale vice premier. Pensava ad una Europa unita, altrimenti avrebbe visto lo sgretolarsi della civiltà occidentale. Secondo lei è più moderata la teoria Mussoliniana o Salvinista?

Ci fu una citazione di Mussolini nel 1933 che diceva: «O si realizza l'unità europea sul terreno della ricostruzione economica o la civiltà europea è condannata a spegnersi». Era una visione più culturale, identitaria, classica in chiave anti nazioni “plutocratiche” dell'epoca.

Anche  Giorgio Almirante, con il suo progetto politico dell’Eurodestra nel 1978 era stato all'epoca il propugnatore di una destra europea, con la partecipazione di partiti di destra spagnoli, francesi e greci con una visione futurista, in un periodo di terrorismo e muri, che guardava a una Europa dei popoli come una comunità di idee e non guidata delle banche e della finanza.

Credo che Salvini, pur mantenendo i caratteristici tratti populisti, seguirà una linea più moderata per conquistare sempre di più l’elettorato che era di Berlusconi, e nell’Europarlamento contribuirà in maniera significativa a scardinare il duopolio socialisti-popolari a favore dei sovranisti.

 

Perché ha scelto di candidarsi alle Europee?

Dopo gli anni trascorsi come Ufficiale di Marina, e gli anni da dirigente in aziende della difesa, penso che sia il momento giusto. L’aver raggiunto importanti esperienze in campo professionale e internazionale mi permettono ora di metterle a servizio del mio paese.

Ritengo oggi sia importante più che mai eleggere al Parlamento Europeo persone con competenze internazionali, abituate a interagire e dialogare in quei contesti. In Europa è prioritario fare lobby per tutelare i nostri interessi e come si fa a convincere gli altri membri se non si sa nemmeno parlare qualche altra lingua straniera?

Inoltre bisogna stare continuamente nelle sedi europee. Non è possibile visitare una volta al mese per qualche ora il parlamento o commissione. Ci vuole una presenza continua, e infatti, in caso venissi eletto, è mia intenzione trasferirmi in una città sede di istituzioni europee.

 

Perché con Fratelli d’Italia?

E’ il partito col quale al momento condivido più punti del loro programma e le idee politiche, e sono in contatto con loro da tempo. Sto ancora facendo le ultime valutazioni, poiché non essendo io un politico di professione se decidessi di candidarmi vorrei avere la certezza di un supporto forte del partito e ragionevoli possibilità (campagna elettorale permettendo) di essere eletto. Dai riscontri che ho avuto, seppur su un campione ridotto di persone, c'è molto interesse riguardo la mia entrata in politica. Tante persone sconosciute mi hanno contattato dandomi la disponibilità ad aiutarmi nei loro territori e a supportarmi durante la campagna elettorale, mentre la mia pagina Facebook continua a crescere a buon ritmo.

 

Viene eletto al Parlamento Europeo, la prima cosa da fare?

Dobbiamo recuperare parte della sovranità ceduta in campo finanziario e economico, e ridiscutere il tetto massimo del rapporto deficit/Pil del 3% per rilanciare la nostra economia.

Ritengo che le normative e procedure fiscali vadano armonizzate, come dovremmo inoltre ridiscutere alcuni dei trattati costitutivi e molti degli accordi, come quello anacronistico di Dublino che ci tocca in modo particolare.

Bisogna poi affrontare il problema della sicurezza e quello degli estremismi religiosi, una diversa gestione della immigrazione, nuove forme per combattere il terrorismo, bisogna tutelare il “Made in Italy” e le nostre eccellenze industriali, come ad esempio le PMI che operano nel settore della difesa e che conosco bene.

 

I Mussolini tornano a scrivere la storia italiana, non ha paura di un costante parallelismo con il Duce?

Dico sempre che una persona con il mio nome, giocoforza, si trova fin da piccola a dover essere paragonato al Duce. Ho un’età in cui ho visto cambiare un po' l’atteggiamento, ma ancora adesso portare un cognome come il mio (anzi nostro, poiché lo hanno anche altre persone in famiglia) evidenzia spesso i pregiudizi della gente, solleva immediatamente simpatie oppure antipatie a prescindere, senza magari sforzarsi a capire il mio pensiero o cosa ho fatto nella mia vita. Questo è un segnale inequivocabile del fatto che in Italia non si sia riusciti ancora  a metabolizzare quel periodo storico.

Che rapporti ha con Alessandra?

Buoni, come con il resto delle mie cugine. Ci sentiamo ogni tanto, ma abitando all'estero non è sempre facile mantenere i rapporti con loro.

di Pietro Di Marco