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IL CASO. Campagna per fasciatoi nei bagni degli uomini: scoppia la polemica sul gender

E’ bastata una campagna sui social network per innescare un’aspra polemica sulla parità di genere e sui compiti che spettano agli uomini e alle donne in famiglia.

“#IoCambio”. Questo il nome dell’iniziativa social lanciata – in maniera abbastanza involontaria – da un papà di nome Roberto Tamburro. La sua storia risale agli onori delle cronache grazie ad un suo intervento sul blog Onalim in cui racconta la sua sensazionale scoperta: un fasciatoio nel bagno degli uomini di un bar milanese.

“Alcuni mesi fa – racconta Roberto – durante l’inaugurazione di Hug Milano – il locale in questione ndr -andai in bagno e notai subito due dettagli di civiltà: la presenza della crema per le mani alle mandorle e il fasciatoio nel bagno degli uomini”.

“Da quel momento ho iniziato a farci caso – prosegue Roberto – sbirciando sempre nel bagno altrui. Ebbene niente, sono mesi che ne cerco uno, perfino il mio amatissimo e fidato Centro Medico Santagostino ha il fasciatoio solo nel bagno delle donne”.

Questo scriveva Roberto il 12 luglio scorso sul blog Onalim, uno spazio online gestito da Isabella Musacchia, Dario Castagnetti Simone Abbottoni, per raccontare una “Milano al contrario”, come dichiarato sul sito, sul quale si trovano articoli sui più svariati aspetti della vita nel capoluogo brianzolo. Da qui l’hashtag per la campagna #IoCambio,

“Mi è sembrato un bel punto di partenza – spiega Isabella Musacchia all’agenzia Redattore Sociale – per parlare di parità di genere e diritti delle famiglie arcobaleno. Così è nato, quasi casualmente, il progetto di comunicazione #IoCambio, una campagna per chiedere i fasciatoi anche nei bagni degli uomini”.

Tanto è bastato per far montare la polemica.

In un articolo a firma di Gemma Gaetani, intitolato “I padri gay vanno alla guerra del pannolino”, il quotidiano cartaceo La Verità sostiene che “alcuni attivisti hanno lanciato su Twitter la campagna ‘Io cambio’ , che chiede di posizionare il fasciatoio anche nei bagni degli uomini. Servirebbe soprattutto ai genitori maschi etero, ma se ne parla soltanto come diritto delle coppie omosessuali”.

In effetti nelle dichiarazioni di Musacchia si fa esplicito riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno, ma anche alla parità di genere. “I padri eterosessuali? Ci si può tranquillamente sputare sopra” scrive invece la Gaetani nel suo pezzo per La Verità, sottolineando che la battaglia per i fasciatoi nei bagni maschili “non è mai stata combattuta per le coppie eterosessuali” e che la cosa si è allargata “solo nel momento in cui all’oceano dei padri etero si è affiancata la goccia delle coppie gay maschili, che per lo più hanno procreato in affitto altrove”.

Al contrario, sebbene la cosa sia stata incanalata da Onalim nella questione delle coppie arcobaleno, a far partire la campagna è stato un padre etero, Roberto, di cui ha scritto con entusiasmo anche il portale tutto al femminile Mamma pret a porter. “Da papà di famiglia abituato a girare con moglie e figli, e giustamente abituato a dividere i compiti – si legge sul sito – è stato strano per lui (Roberto, ndr) trovare in questo locale il fasciatoio nel bagno degli uomini”.

In altre parole, la campagna non nasce necessariamente gay-friendly e soprattutto, come spiega Musacchia, ha come obiettivo quello di collocare i fasciatoi anche nei bagni degli uomini, non solo nei bagni degli uomini. Tanto è vero che sui social dei più importanti movimenti per i diritti omosessuali  – come Arcigay – non c’è traccia di adesione alla campagna.

Al contrario, su La Verità si legge che “Un fasciatoio posizionato solo nel bagno degli uomini non è parità di genere. Se il pannolino vuol cambiarlo la mamma, nel locale Hug non può farlo”. E ancora “Questa cosa è discriminatoria anche nei confronti delle coppie rainbow composte da due donne, perchè solo la coppia di genitori arcobaleno maschi può cambiare il pannolino al piccolo”.

Quella dell’Hug viene invece accolta con entusiasmo come una provocazione dal team di Mamma pret a porter, “Hug Milano ha scelto di mettere il fasciatoio solo lì, per invertire i ruoli: se prima erano i papà a sentirsi a disagio nel bagno delle donne, ora sono nel loro habitat e le mamme possono finalmente riposarsi e scegliere per una buona volta di rinunciare a quel compito affidato sempre e solo a loro”.

La polemica, in ogni caso, non ha tardato a montare. Il pezzo de La Verità è stato ripreso su twitter dal giornalista Simone Alliva  (immagine al centro). In un commento al suo tweet, Roberto Tamburro – involontario fautore di tutta la faccenda – commenta “Mi stupisce molto che il pezzo sia stato scritto da una donna, è un vero peccato”.

Immediata arriva la replica dell’autrice Gemma Gaetani.

Il termine “filogender” utilizzato dalla Gaetani fa riferimento ad una teoria – la teoria gender, appunto – secondo cui esiste un progetto predefinito per distruggere la famiglia e l’ordine naturale su cui si fonda la società. L’articolo in questione, oltre a criticare testate progressiste come Repubblica Huffington post per aver parlato della campagna, parla direttamente alla pancia e al cuore dei sostenitori della lotta contro il gender, sottolineando che “i progressisti si atteggiano a giudici supremi capaci di rimodellare il mondo in chiave inclusiva”.