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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Governo M5S-PD in alto mare, Di Maio chiude il forno e la Lega finisce nel mirino di Berlusconi

di Arnaldo Capezzuto

Colloqui, confronti, diplomazie all'opera. Si esplora, si annusa, si cerca di capire i passi da fare. E' un nuotare controcorrente, il cercare un equilibrio precario nel mare in tempesta, un tentare di restare a galla e guardare un orizzonte tutt'altro che sgombero da nuvole.

In questo scenario, il presidente della Camera Roberto Fico prende tempo e rigorosamente in auto raggiunge il Quirinale.

La terza carica dello Stato è andato a riferire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'esito delle consultazioni, illustrando le posizioni del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico.

Da quanto trapela  sarebbero stati compiuti passi in avanti. Niente per ora è certo. La prospettiva di un governo possibile e inaspettatato M5S-PD con la benedizione di Mattarella è lontano anni luce. La strada resta  in salita.

I pentastellati con il suo capo politico Luigi Di Maio,  avrebbero certificato di aver interrotto ogni rapporto con il centrodestra a trazione leghista. Il veto su Silvio Berlusconi emanato dai grillini e il tentativo di insinuarsi e far saltare l'alleanza Lega-FI e Fratelli d'Italia è fallito.

L'ex cavaliere – in queste ore - ha inviato segnali precisi, appuntiti e chiari al segretario del Carroccio, Matteo Salvini. Non accetta più tensioni interne, fughe solitarie e ipotesi di sommatorie algebriche dove Forza Italia sarebbe relegata nei numeri negativi.

Se ci fosse stato un tradimento in favore dei 5 Stelle ci sarebbero state conseguenze molto pesanti per Salvini. Non lo si dice, non lo si ammette.

L'ex premier ha argomenti convincenti e una serie di cointeressi con Salvini a cominciare dalla storica amicizia con Vladimir Putin e un possibile sostegno economico alla causa del Caroccio che non naviga in acque tranquille. Non è casuale se Berlusconi e il suo gruppo da un po' di giorni pare abbiano messo nel mirino proprio la Lega.

Messaggi non tanto criptati che comunicano da parte di Berlusconi che il gioco si sta facendo duro e lui è pronto a giocare. L'ex cavaliere teme il rancore della vendetta dei 5 Stelle, in particolare, teme per il suo impero economico e le aziende di famiglia con le generose concessioni statali.

E Luigi Di Maio proprio oggi ha lanciato un guanto di sfida a Berlusconi parlano apertamente e direttamente di conflitto d'interesse e di licenziare una legge che non lasci spazi di manovra ai politici con interessi privati in beni pubblici.

Certo il leader pentastellato cerca di affondare i colpi anche per controbilanciare le critiche che cominciano a levarsi a tutti i livelli nel Movimento 5 Stelle. I meetup, i gruppi, gli amici di Beppe Grillo sono sulla corda, disorientati, impantanati nel fango delle tratattive e cominciano a non sentirsi più diversi degli altri partiti.

Il sogno non si è ancora sgonfiato ma cominciano a serpeggiare dubbi e perplessità rispetto alla strategia e la road map di Luigi Di Maio sempre più incerta e pragmatica. Contemporaneamente però nel movimento aumentano gli spazi di manovra per gli ortodossi che fanno capo a Roberto Fico.

Si tenta il tutto per tutto. Luigi Di Maio ha spiegato che si sta lavorando per un "contratto al rialzo" con il Pd e che o ci sarà una intesa o si tornerà al voto. Insomma, il secondo forno è chiuso definitivamente.

"Il M5s al governo sarebbe una novità assoluta: se si formerà un governo sarà una novità non in continuità con passato. Noi qui cerchiamo di mettere al centro i problemi delle persone senza pensare al tornaconto del Movimento" ha ribadito Di Maio sterzando a 360 gradi rispetto alle cose dette alla vigilia dell'accordo di governo con la Lega solo pochi giorni fa.

Il Pd è frastornato. Se Matteo Renzi è fermo sulle sue posizioni di non voler trattatre con i 5 Stelle così non è per una buona parte del gruppo dirigente. Si cerca tempo. Occorre riflettere e capire il percorso.

"Abbiamo deciso di convocare la direzione nazionale Pd il 3 maggio prossimo per decidere se e come accedere a questo confronto da comunità collettiva. Insieme discutiamo e poi insieme lavoriamo", annuncia il segretario provvisorio dei dem Maurizio Martina -  aggiungendo -  "Ci interessa dare una mano a questo Paese in una fase delicata della storia istituzionale e politica. Se siamo arrivati fino a qui è perché altri hanno fallito, per 50 giorni assistito a diversi tentativi che non hanno prodotto un esito utile. Questo lavoro lo facciamo con spirito di servizio e nel solco degli indirizzi dati dal Presidente Mattarella".

Situazione ingarbugliata, un cul de sac che non mette per niente di buon umore il presidente Mattarella che si trova a breve di fronte ad una serie di appuntamenti e decisioni internazionali che solo un governo nel pieno dei poteri e legittimato politicamente può affrontare.