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Nuovo Governo: le condizioni per non tornare subito alle urne. Chi sono le pecore nere

di Pietro Di Marco 

Niente all'orizzonte. Le basi per un governo non ci sono. A Mattarella ognuno ha detto la propria: non ci sono "no", ma solo dei "sì", come ha detto Matteo Salvini dopo il primo giro di consultazione dal Presidente della Repubblica. Ed effettivamente i sì ci sono, ma con quale criterio? La logica è sempre la stessa, se vuoi giocare con me va bene, lui non lo voglio. Ora c'è da capire lui chi è: per Di Maio, così come ha detto a Repubblica, in una lunga intervista, "lui" è Berlusconi. "Rappresenta il vecchio". Dopo tutto, prima delle elezioni il Movimento 5 Stelle non ha fatto altro che condurre una guerra d'odio nei confronti del leader forzista. La stessa mandata avanti nei confronti del Pd di Renzi. In questo caso, però, l'apertura c'è. Le condizioni per seppellire l'ascia di guerra, il candidato premier pentastellato l'ha posta. La condizione di Renzi, però, è "va bene", ma senza "lui", cioè Di Maio. L'intenzione di Renzi è dare una spallata a chi appoggia l'estrema destra. Di Maio e Casaleggio ( ex simpatizzante della Lega, come ha detto lui stesso), propendono per un governo più verso la destra che la sinistra. A fare spallucce con il Pd ci sarebbe l'ala ortodossa da Fico. Anche se per Di Maio le basi ci sono.

Il campano crede che ci possano essere delle convergenze "molte di più di quel che si crede". "Non ho mai posto veti", ha detto riferendosi a quello che gli si imputa sull'ex segretario dem Matteo Renzi, "non ho mai parlato di Pd 'derenzizzato' come qualcuno ha scritto. Quello che abbiamo sempre contestato è la linea di totale chiusura del Pd all'indomani delle elezioni". E continua: "Oggi il nostro appello sincero a mettere da parte le asperità per il bene del Paese, è il segnale che gli italiani ci chiedono per dimostrare che siamo una forza politica all'altezza della situazione complessa nella quale ci troviamo e capace di governare".

Quanto al contratto di governo proposto ai partiti, e con decisione ora al Pd, Di Maio parla di alcuni punti irrinunciabili per formare un governo: "Mettere al centro le risposte più urgenti alle grandi emergenze del Paese", come "lotta alla povertà e alla corruzione, il lavoro, le pensioni, un fisco più leggero e una pubblica amministrazione che agevola e non ostacola i cittadini alle imprese", aggiungendo inoltre il sostegno alle famiglie e la lotta agli sprechi della politica e ai privilegi.

Berlusconi e Forza Italia per Di Maio rappresentano il passato, e a Salvini, di cui ha apprezzato la capacità di tenere la parola data, chiede di dimostrare la sua autonomia politica da Berlusconi. Esclude di voler fare un passo indietro sul ruolo di capo dell'esecutivo: "C'è un candidato premier che prende 11 milioni di voti e la prima cosa che gli si chiede è che si faccia da parte?". E conclude: "Il M5s non avrebbe nulla da perdere se ora si tornasse a votare, anzi. Ma noi vogliamo dare un governo a questo paese". La palla passa al Pd, ma anche alla Lega, che Di Maio precisa di non vedere sullo stesso piano: "So che sono forze politiche profondamente diverse".