Sign in / Join

Giancarlo Siani, sono 33 anni. E quel muretto che sa tutto e ha visto tutto

Sono trascorsi 33 anni. Giancarlo Siani, vive. Non è un anniversario ma una constatazione di un rinnovato affetto e amore di intere generazioni.

Piazze, strade, biblioteche, redazioni, luoghi istituzionali portano impresso il nome e il cognome del cronista de il quotidiano 'Il Mattino', ucciso da un gruppo di fuoco quella maledetta sera del 23 settembre del 1985 perchè temevano la forza della verità, la forza della scrittura, il coraggio della normalità.

C'è il libro "NA K14314 - Le strade della Mèhari di Giancarlo Siani", scritto da Paolo Miggiano che racconta il miracolo di un'auto che si è rimessa in moto ed è diventata gancio delle memorie delle altre vittime innocenti e dei temi della legalità e giustizia.

Quest'anno c'è una verigine. Una verità improvvisa. Una testimonianza inedita. Un colpo di scena. Una voce che proviene da un passato che non è passato.

Il generale Gabriele Sensales, comandante della compagnia di carabinieri di Torre Annunziata all'epoca del delitto, ormai in pensione, dopo 33 anni rompe il silenzio e parla e racconta liberamente tutti i retroscena di quell'omicidio. E le rivelazioni sono esplosive. Occasione è  il premio 'Giancarlo Siani, uno di noi' organizzato dal Comune di Vico Equense e l'intitolazione della piazza intitolata alla memoria del cronista napoletano.

"Prima di essere ammazzato Giancarlo Siani era preoccupato. A metterlo in agitazione erano le pressioni del pretore Gargiulo. A Torre Annunziata la situazione era drammatica, in cinque anni c'erano stati nel mio territorio 140 morti. Il sindaco Bertone e il pretore erano in concorrenza per la gestione degli affari illeciti in combutta con il clan Gionta, c'era stata la strage al circolo dei pescatori con otto morti: io inviavo continuamente informative e chiedevo rinforzi, ma senza risultati. Poi morì Giancarlo e il pretore interpretò il delitto come un avvertimento nei suoi confronti".

Parole alla dinamite, ma oggi è un giorno di silenzio. E non casualmente Paolo Siani, fratello di Giancarlo affida il suo pensiero a un post enigmatico.

"33 anni fa.  Quel muretto ha visto i suoi killer aspettarlo per alcune ore e lo ha visto accasciarsi sul volante della sua Mehari.  Quel muretto sa tutto e ha visto tutto".

di Arnaldo Capezzuto