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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Giallo tra i Monti Urali: muore giornalista russo Maksim Borodin,
indagava sui mercenari russi in Siria

Si tinge di giallo il caso sulla morte del giornalista investigativo russo Maksim Borodin, deceduto il 15 aprile in seguito alle ferite riportate tre giorni prima, quando è caduto dal balcone del suo appartamento al quinto piano di Ekaterinburg, nella regione russa degli Urali. Il reporter, che stava indagando sulle morti di mercenari russi in Siria, non ha mai ripreso conoscenza e ufficialmente, la sua morte è indagata come un suicidio.

"E' improbabile che questa storia sia di natura criminale", ha affermato il portavoce della polizia della regione russa di Sverdlovsk, aggiungendo che la porta dell'appartamento di Borodin era chiusa dall'interno e non c'è traccia di entrata forzata. Polina Rumyantseva, direttrice di Novy Den, dove lavorava Borodin, ha detto di non credere al suicidio e l'organizzazione Reporter senza frontiere ha parlato di "circostanze sospette". Un amico di Borodin, Vyacheslav Bashkov, ha inoltre scritto su Facebook che il giornalista lo ha contattato alle 5 del mattino dell'11 aprile affermando che il suo edificio era circondato da "forze di sicurezza" con mimetiche e maschere per il viso. Un'ora dopo, tuttavia, Borodin lo richiamò dicendogli che si era sbagliato e che gli agenti di sicurezza stavano conducendo una specie di esercitazione.

Gli elementi a disposizione non sono ancora sufficienti per propendere per una delle due ipotesi sul tavolo: suicidio e omicidio. Sta di fatto che la questione dei mercenari russi è un tema molto scottante per l'opinione pubblica russa e non solo. Basti ricordare che, il 7 febbraio scorso, a seguito di un attacco areo americano in Siria, nel distretto di Deir Ez-Zor, persero la vita quasi 100 mercenari russi al soldo del contractor privato Wagner. L'episodio, che poteva rappresentare un casus belli di gran lunga più significativo dell'ultimo raid chirurgico operato in Siria dagli americani, è stato invece insabbiato con grande sollecitudine. All'epoca, infatti, né Washington né Mosca hanno confermato ufficialmente le morti, approfittando in qualche modo del fatto che l'attenzione era rivolta alla crisi umanitaria nella Goutha Orientale. Il Cremlino, ha smentito categoricamente che ci fossero cittadini russi tra le vittime, ma furono proprio i media russi a mettere in discussione la versione dei fatti ufficiale, tramite interviste a persone che conoscevano i mercenari russi rimasti uccisi. 

I contractors privati sono un elemento portante dell'assertiva politica estera dell'era Vladimir Putin. Uomini con esperienze in zone di conflitto e ad alta tensione, come la Cecenia e l'Ucraina, in particolare nella regione del Donbass, pronti ad essere mobilitati in quadranti regionali caldi, qualora ce ne sia la necessità.

Proprio sull'operato russo in Cecenia, tra l'altro, lavorava la famosa giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata nell'ascensore del suo palazzo il 7 ottobre del 2006, mentre stava rincasando. Nei suoi articoli, pubblicati nel periodo precedente il suo decesso, la Politkovskaja condannava apertamente il Governo russo per il non rispetto dei diritti civili in Cecenia. Le circostanze dell'omicidio non sono ancora state chiarite, nonostante gli anni passati dai fatti. Le analogie suggeriscono che la morte di Maksim Borodin segue lo stesso framework di quella della Politkovskaja.