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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Giallo Noemi, intervista esclusiva a Quarto grado del padre di Lucio

Nuovi particolari nel giallo dell'uccisione di Noemi Durini, per cui è stato arrestato il fidanzato reo confesso.

Il giovane, infatti, subito dopo l'omicidio, avvenuto il 3 settembre scorso, avrebbe compiuto un furto in un emporio gestito da cittadini di origini cinesi: avrebbe rubato due penne del valore complessivo di 3 euro. Una telecamera ha ripreso il ragazzo durante il furto. Alcune delle immagini sono state mostrate durante la trasmissione televisiva Quarto Grado ieri sera.

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LUCIO HA DISEGNATO L’ARMA DEL DELITTO: UN COLTELLO A SERRAMANICO Sempre durante la trasmissione, è stato riferito che, durante l'interrogatorio alla caserma di Specchia durante il quale il giovane ha confessato il delitto, avrebbe anche disegnato su un foglio il coltello utilizzato, del tipo a serramanico, un oggetto che portava sempre con sè. L'arma non è stata ancora trovata, e il ragazzo afferma di non ricordare dove l'ha nascosta.

IL PADRE DI LUCIO IN TV: "AVEVO CHIESTO AIUTO SERVIZI SOCIALI" «Sono andato ai servizi sociali, mi sono inginocchiato e ho detto:'Mi aiuti a trovare una struttura dove mio figlio possa essere curato. Non mi hanno mai contattato. Lei era gelosa e morbosa». «Ho cercato di salvarli tutti e due: sarebbe bastato che mi avessero ascoltato». Sono alcuni dei passaggi dell'intervista, mandata in onda ieri su Retequattro, a 'Quarto Gradò, a Biagio, il padre di Lucio, il ragazzo che ha confessato di essere responsabile dell'omicidio di Noemi Durini, la ragazza di 16 anni, di Specchia (Lecce), ammazzata il 3 settembre scorso. Il ragazzo è accusato di omicidio volontario. Anche il padre è indagato per sequestro di persona e concorso in occultamento di cadavere.

«Sono stato ai servizi sociali per chiedere come mai questa ragazza fosse sempre fuori di casa e non fosse seguita dalla famiglia. Mi sono inginocchiato e ho detto: 'Mi aiuti a trovare una struttura dove chiudere mio figlio, in modo che venga curatò. Se ne sono usciti con un 'sarai contattato da un consultoriò. Consultorio che non si è fatto mai vivo», ha raccontato l'uomo. «Che questa ragazza fosse pericolosa per mio figlio me ne sono accorto quasi subito, perché era gelosa e morbosa. Me ne sono accorto - continua l'uomo - sin dai primi giorni, quando veniva accompagnata da un ragazzo di Casarano molto più grande di lei». «È pericolosa questa gente qua? a venire a casa a buttare molotov. I carabinieri lo avevano già detto: »Occhio! A causa di questa ragazza Lucio frequenta persone molto adulte... erano amici loro, amici delle loro famiglie. Non è vero che questa ragazza chiedesse il permesso per uscire di casa: usciva quando voleva. Tempo fa, poi, vengo a sapere che raccoglieva soldi per comprare una pistola e ammazzarci«, ha detto il padre di Lucio. »Adesso - ha concluso - siamo passati che la mia è una cattiva famiglia, che non seguivo mio figlio, e che Noemi invece era una brava ragazza. Ho pietà per lei. Per me era vittima della sua famiglia. Questa è la pura e sacrosanta verità. E quando ci sarà l'opportunità tirerò fuori vita morte e miracoli di questa famiglia. A Lucio non posso dire niente perché non ce l'ho più. Ho cercato di salvarli tutti e due: sarebbe bastato che mi avessero ascoltato«.