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FRAU MERKEL VEDE LA PENSIONE

Sono tante le beghe nella recente storia politica di Frau Merkel, l'inossidabile cancelliera tedesca che vanta la più lunga esperienza alla guida di un paese tra i leader dell'Unione Europea. Tante beghe, si diceva, tra le quali alcune molto complesse. Dagli equilibri interni alla coalizione, passando per gli impietosi sondaggi sul suo gradimento personale, fino alla posizione tedesca rispetto alla Siria.

Qualcuno parla già di crisi all'interno della Große Koalition, l'alleanza tra i Cristiano-Democratici di Frau Merkel e i socialisti dell'Spd. Dopo una gestazione problematica, durata ben sei mesi, l'esecutivo tedesco potrebbe andare incontro a una fine ancora più travagliata.

A far tremare i delicati equilibri di potere tra i due blocchi di governo, oltre ai sondaggi che danno la Merkel in caduta libera (29% di gradimento verso le sue politiche), sono principalmente quattro dossier: due di politica interna e due di politica estera.

Frau Merkel e le nazi-spie

I vertici della Spd, inviperiti per la bufera che ha investito il presidente del servizio d'intelligence interno Hans-Georg Maassen, ora chiedono la testa del leader degli 007 tedeschi alla cancelliera. L'accusa contro il capo spione è di aver passato materiale sensibile del servizio d'intelligence da lui diretto ad un deputato del partito dell'ultradestra Afd prima che questo venisse pubblicato. La BfV - i servizi tedeschi - sono accusati anche di aver "minimizzato" le violenze di estrema destra verificatesi due settimane fa a Chemnitz, in Sassonia, dove si è registrata una vera e propria "caccia all'immigrato" in seguito all'uccisione di un trentacinquenne tedesco per la quale sono sospettati tre richiedenti asilo.

Insomma, a detta dei socialisti ci sarebbero gli estremi per parlare di collusione tra pezzi dell'intelligence germanica e il neo-fascismo tedesco. Alla cancelliera l'onere e l'onore di trovare una soluzione.

Un Seehofer di troppo

A pesare sull'operato di Frau Merkel c'è anche la presenza, sempre più invadente, dell'assertivo ministro dell'Interno bavarese Horst Seehofer. Il politico, che aveva minacciato di dimettersi dall'incarico nel caso in cui la cancelliera non avesse ottenuto un accordo favorevole sui "movimenti secondari" di migranti in sede europea, oggi rivendica il risultato ottenuto a livello personale. Seehofer, infatti, ha annunciato che l’accordo con l’Italia per il rientro dei migranti arrivati alla frontiera tedesca è ormai cosa fatta.  "Mi hanno appena confermato che l’intesa c’è, mancano solo le firme del mio collega italiano Matteo Salvini e la mia, ha dichiarato Seehofer questa mattina al Bundestag". In altri termini, l'Italia si riprenderà i migranti transitati attraverso le frontiere europee verso la Germania, e questo sarà "merito" di Seehofer, non certo di Frau Merkel.

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Horst Seehofer e Matteo Salvini

Frau Merkel "Orban" di un occhio

La leader tedesca non vuole che il Partito Popolare Europeo, la sua casa politica di appartenenza, si sposti verso destra. La vicenda Orban, contro cui il Parlamento Europeo ha approvato l’avvio della procedura di sanzione per la violazione dello stato di diritto, ha visto Frau Merkel in primo piano. Il presidente ungherese, membro anch'egli del Ppe, aveva attirato le simpatie del capogruppo tedesco Manfred Weber, intenzionato ad aprire ai populisti per aggiudicarsi la presidenza della Commissione Europea. La cancelliera ha prontamente bacchettato l'eurodeputato, che alla fine - infatti - ha votato a favore della risoluzione anti-Orban.

La crisi siriana nella crisi tedesca

Infine, ma non meno importante, Spd e Cdu (il partito di Frau Merkel) la pensano in maniera molto diversa rispetto agli ultimi sviluppi della guerra in Siria. La cancelliera, infatti, ha duramente criticato il rifiuto categorico del partner di coalizione di fronte a un possibile intervento delle Forze armate tedesche nella guerra in Siria, in caso di attacco chimico da parte del regime di Bashar al-Assad. "Facile da dire, abbiamo potuto distogliere lo sguardo quando le armi chimiche da qualche parte vengono utilizzate e una convenzione internazionale non viene rispettata. Questa non può essere la risposta", ha detto Merkel lo scorso mercoledì. "L'atteggiamento tedesco non può essere semplicemente di dire no, qualunque cosa accada nel mondo", ha aggiunto la cancelliera. "L'Spd non approverà la partecipazione della Germania alla guerra in Siria, ne' nel governo ne' in Parlamento", ha replicato la leader dei socialdemocratici Andrea Nahles, sottolineando che la legittimità per un intervento in Siria può venire solo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e non dall'iniziativa unilaterale (o multilaterale) dei singoli stati.