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Fondi Lega, l'accordo con i magistrati indigna: Ci vorranno 76 anni per restituire i 49 milioni scomparsi

Suscita polemiche e indignazione il recente accordo stretto dai vertici della Lega con i magistrati per la restituzione dei fondi scomparsi nel nulla.

Ci vorranno 76 anni per restituire i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali finiti nel nulla.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini in pratica avrà compiuto la veneranda età di 121 anni e solo allora il debito con lo Stato sarà ripagato.

Dire che si tratti di una presa in giro è dire poco o niente. Gli attacchi del leader del Carroccio - nei giorni scorsi - a testa bassa contro la magistratura - insomma - hanno sortito gli effetti desiderati.

Ha vinto la logica dell'accordo, del baratto, della genuflessione.

A nessun contribuente, a nessun cittadino, evasore sarà mai concessa una agevolazione così comoda, ampia e profonda.

Quanti piccoli imprenditori finiscono in strada per debiti fiscali di piccola entità dovuti agli effetti della crisi economica? Tanti. E allora la 'restituzione' a 600 mila euro l'anno e senza interessi dei 49milioni volatilizzati provoca una crescente indignazione.

Del resto con il 'Governo del cambiamento', tutto è  possibile e tutto può accadere.

Il procuratore raggiante ha detto: "Abbiamo tutelato gli interessi dello Stato". Sarà ma lo si è fatto male e con una manifesta accondiscendenza agli interessi di una parte politica che ora è al governo.

La sensazione è strana, di uno sfondamento di uno dei principi cardini dello Stato di diritto ovvero la netta separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e appunto giudiziario.

E pensare che proprio la Lega - qualche anno fa - l'eurodeputato Matteo Salvini protestava con vigore e forza contro il pagamento a rate del debito della società della Lazio.

Nel mirino finì il presidente Claudio Lotito che ottenne di spalmare il debito della società in 23 anni.

Al grido di ''Lazio fallita, Padania salvata'', l'esponente leghista e futuro segretario del Carroccio arringava : "i cittadini del Nord sono contrari a qualsiasi ipotesi di decreto spalmadebiti per le società di calcio, e anche a quelle norme che hanno consentito alla Lazio di Lotito di dilazionare i suoi debiti con il fisco".

di Arnaldo Capezzuto