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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Elezioni in Tunisia: a 7 anni dalla primavera trionfano gli islamisti di En-Nahda,
ora puntano al governo nazionale

di Francesco Petronella

In queste ore le autorità tunisine preposte stanno ultimando lo spoglio delle schede che determineranno quali candidati usciranno vincitori dalle elezioni municipali del Paese, le prime dalla rivoluzione del 2011, celebratesi durante la giornata di ieri domenica 6 maggio. Pur non essendoci ancora risultati completi e ufficiali un dato sembra emergere chiaro è incontrovertibile: il movimento islamista moderato En-Nahda è la forza politica trionfatrice di questa tornata elettorale. Lo stato maggiore del movimento, infatti, ha celebrato ieri sera, nella sede del partito a Montplaisir a Tunisi, la vittoria elettorale in seguito all'annuncio dei risultati degli exit poll. In una dichiarazione rilasciata ai media locali, il leader e fondatore del partito, Rachid Ghannouchi, si è congratulato con il popolo tunisino, ringraziando il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, per aver indetto le elezioni e tutte le parti che hanno contribuito al loro successo.

Avevamo già sottolineato in questa sede quanto le consultazioni municipali di questo weekend costituissero un banco di prova dirimente per il movimento En-Nahda, particolarmente radicato sul territorio, e per la svolta democratica iniziata dal partito d'ispirazione islamica a seguito della primavera tunisina. Infatti il movimento, accantonata l'idea cardine dell'islam politico di fondare uno stato basato sulla Sharia, ha avviato un percorso di apertura che gli ha permesso di accreditarsi come forza islamica moderata e di legittimarsi nel contesto politico locale, oltre che agli occhi degli osservatori internazionali. Tuttavia le elezioni municipali, con 2.173 liste depositate e con  57.020 cittadini candidati nei consigli locali, hanno visto la partecipazione di appena un terzo dei circa cinque milioni e 400mila aventi diritto al voto. Lo stesso Ghannouchi ha osservato che "Il tasso di partecipazione è al di sotto delle nostre aspettative, ma rimane rispettabile rispetto alle percentuali internazionali", imputando la scarsa affluenza alla disaffezione da parte del popolo tunisino alla pratica elettorale durante la dittatura di Ben Ali, oltre che alla "delusione", diffusa soprattutto tra i giovani, rispetto agli sviluppi della rivoluzione del 2011. Decisamente più critico il premier tunisino Youssef Chahed, esponente del partito laico Nidaa Tounes.  Secondo il capo dell'esecutivo, il tasso di partecipazione alle consultazioni comunali rappresenta "un segnale negativo", dal quale bisogna "trarre lezioni".

L'Alta Commissione elettorale tunisina annuncerà i risultati ufficiali delle elezioni solo mercoledì 9 maggio, ma secondo i risultati non ufficiali, il partito Nidaa Tounes, che rappresenta la seconda formazione politica con 55 deputati in parlamento, ha ottenuto almeno il 22,5% dei voti, a fronte del 27,5% conseguito da En-Nahda.

Il rapporto di forza tra i due partiti, la cui alleanza politica è alla base dell'attuale governo di coalizione (o "Troika", come lo chiama l'opposizione), è un aspetto fondamentale non solo per le elezioni locali ma anche per il futuro assetto politico nazionale. In una fase di  perfetto bilanciamento o di stallo politico, infatti, i risultati delle amministrazioni locali finiscono inevitabilmente per influenzare la partita per il governo dell'intero paese. In Italia, ad esempio, dopo lo stallo seguito alle elezioni dello scorso 4 marzo, le elezioni regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia sono state oggetto di grande attenzione per i possibili riverberi sul panorama politico nazionale. Allo stesso modo, l'ascesa degli islamisti moderati di En-Nahda nelle municipali tunisine rischia di mutare l'attuale assetto politico dell'intera nazione. Lo scenario più semplice da ipotizzare è quello in cui il movimento islamico, forte dei numeri suggellati dalle elezioni locali, finirà per egemonizzare la coalizione a trazione En-Nahda - Nidaa Tounes.

A sinistra il leader di En-Nahda Rachid Ghannouchi; a destra il presidente della repubblica Beji Caid Essebsi

D'altronde, i risultati di questo appuntamento elettorale lo dimostrano, la strategia di "apertura" da parte del partito islamico, rivestitosi di tolleranza e laicità, alla fine ha pagato, e molto. Basti pensare alla scelta di un candidato di fede ebraica, tale Simon Slama, nella circoscrizione di Monastir. Oppure, fatto che probabilmente farà parlare a lungo, al trionfo della candidata di En-Nahda Souad Abderrahim nella capitale Tunisi, dove gli exit poll la danno in testa nelle preferenze come futuro sindaco. In una dichiarazione alla radio locale Mosaique Fm, la Abderrahim, 54enne farmacista con la passione per la politica, ha detto di sperare di diventare la prima "Cheikh de la Medina", poiché Tunisi non ha mai avuto un primo cittadino donna. "Essere sindaco di Tunisi per una donna è una prima assoluta in Tunisia", ha detto, aggiungendo di sperare "di venir eletta dai 60 consiglieri municipali alla prima riunione". "In ogni caso queste elezioni costituiscono una vittoria per la decentralizzazione. Dedico questa vittoria a tutte le donne tunisine", ha detto ancora la candidata sindaco. Souad, che non porta il velo, alla vigilia del voto aveva spiegato di vivere questa tornata elettorale come una "sfida" che dovrebbe essere fonte di orgoglio per le donne tunisine, sottolineando come queste elezioni non dovrebbero soffrire di alcuna discriminazione basata sul genere. Insomma, un'operazione ben congegnata e di grande impatto quella di En-Nahda: il primo sindaco donna della capitale potrebbe uscire dai quadri di un partito di ispirazione islamica. Bel colpo, senza dubbio.

In conclusione, l'annacquamento delle posizioni più rigide dell'Islam politico, oltre ad una intensa attività di welfare dal basso radicata sul territorio, ha costituito uno dei punti chiave dell'affermazione di En-Nahda alle elezioni municipali tunisine. Non è detto che questo stesso ammorbidimento, in vista delle elezioni nazionali - presidenziali e politiche - previste per il prossimo anno, non sia la carta vincente che consentirà al partito islamico di ottenere le chiavi dell'intero paese. Ultimo, ma non meno importante, la svolta "democristiana" del movimento, con tanto di manifestazioni gender-friendly e tolleranti verso la diversità religiosa, ne fa l'unica forza politica di ispirazione islamica nell'area a godere di un certo favore da parte degli attori internazionali. Un elemento assolutamente da non sottovalutare, considerato che i rapporti tra Tunisia e partner stranieri come Italia, Francia e Unione Europea sono fondamentali per questioni esistenziali come la sicurezza, la lotta al terrorismo, la gestione dei flussi migratori. Gli investimenti stranieri, inoltre, sono puro ossigeno per la claudicante economia tunisina, che in gran parte a questi investimenti deve la sua sussistenza.