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Elezioni. Il nuovo che avanza: Un portaombrello, candidato con il Movimento 5 Stelle

di Arnaldo Capezzuto

Non è più tempo di portaborse, addetti stampa e tutto fare. Nell'era della caduta delle ideologie, del populismo spinto, della politica liquida e gassosa nasce una inedita figura : il portaombrello.

Se ai tempi della Prima Repubblica chi collaborava con un politico di riferimento costruiva anche una propria opportunità di crescita personale, evoluzione culturale e acquisiva quell'esperienza istituzionale per aspirare a far parte dei quadri dirigenti, ora non è più così.

Insomma, sembra che la storia sia tornata, come nel gioco dell'oca, alla casella inziale: con l'imperatore Caligola che nominò il suo cavallo senatore nell’antica Roma.

C'era il partito, la disciplina, le gerarchie. Ad attorniare il politico, figure romantiche che se ne accollavano il destino spinti da una passione civile, interessi, e legittime aspirazioni.

Era un patto di fedeltà nella buona e nella cattiva sorte. Un'occasione per imparare dal dì dentro e apprendere da vicino con discrezione, sacrifici e umiltà l'arte sopraffina della politica o qualcosa di simile. Sposavano convinzioni, collaboravano h24, spesso rinunciavano ad affetti e feste in famiglia.

All'ombra del leader, consigliere, deputato, senatore risolvevano mille problemi, evitavano guai, organizzavano eventi, curavano l'elettorato, gestivano agende e così costruivano anche contatti personali e relazioni.

Molti, dopo un lungo e dormiente apprendistato, sono poi diventati politici influenti e superato abbondantemente i loro maestri. E' cambiato il mondo.

Con l'avvento della cosiddetta Seconda Repubblica, con l'affermarsi dei partiti-azienda, dei movimenti orizzontali a consultazione digitale, tutto è mutato forse in peggio.

Il candidato è dotato di kit, ha imparato a memoria gli slogan, gesticola, guarda la telecamera e cerca trasmissioni senza contraddittorio. Scandisce le parole, esprime concetti semplici, vuoti e banali. Promesse spacciate a basso costo.

Qualcuno li ha già ribattezzati: i nipotini di Berlusconi. E' l'avanzata, silenziosa, dei 'signor nessuno' concepiti in vitrio, educati alle filastrocche rassicuranti e teleguidati dalle segrete stanze dei guru della comunicazione e del marketing.

Non c'è da meravigliarsi se a irrompere e soppiantare i vecchi portaborse, compare il portaombrello.

E ' una nuova figura. E' premuroso ed esperto in previsioni metereologiche. In caso di cattivo tempo e nuvoloni grigi sfodera l'ombrello e protegge il leader dalle gocce di pioggia.

Se interpretato con fedeltà, discrezionalità e professionalità questo delicato ruolo può consentire di bruciare le tappe e addirittura imbucare l'ascensore politico giusto e conquistarsi un 'posto al sole' in Parlamento.

Parliamo di un maestro di ascensori presi a volo, Vincenzo Spadafora, nonostante la giovane età, è un ex di tante vite trascorse a destra della sinistra e a sinistra della destra, senza però mai allontanarsi dal centro dei centri.

Folgorato sulla strada del Movimento 5 Stelle è diventato, il responsabile delle relazioni istituzionale di Luigi Di Maio poi a sorpresa con un giro di 'panariello' inserito nella tombola delle liste elettorali come candidato al collegio uninominale di Casoria per un seggio a Montecitorio.

E pensare che Spadafora ha iniziato la sua carriera come segretario particolare di Andrea Losco, mastelliano doc, ex sindaco Dc di Cardito poi presidente della Regione Campania. Cambia il vento e Spadafora approda alla 'corte dei miracoli' dell'ex leader dei Verti e ministro Alfonso Pecoraro Scanio divenendo suo segretario particolare.

Il bravo Spadafora in cuor suo è stato sempre un movimentista nel senso che studia le traiettorie dei venti per mettersi sulla scia.

Mollato Scanio, nel frattempo finito in miseria, prende i bagagli e si trasferisce da Francesco Rutelli, come Capo di Gabinetto al Ministero dei Beni Culturali.

Attento alle relazioni personali si sposta - dopo un poco - verso Forza Italia e si siede sulla comoda poltrona di Garante per l’infanzia senza dimenticare il prestigioso ruolo all'Unicef Italia e qualche altro incarico in giro in modo trasversale.

Con un quadro politico così in evoluzione, l'istrionico Vincenzo Spadafora prende la rincorsa e si aggrappa alla carro dei potenziali vincitori. Passa un po' di mesi in purgatorio e costruisce relazioni.

Basso profilo, naviga sott'acqua e aspetta. L'ombrello è sempre a portata di mano.

E proprio in occasione della festa di San Gennaro, il 19 settembre scorso, Spadafora 'scorta' fin dentro al Duomo, il premier in pectore del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio.

Ad attenderlo il cardinale Crescenzio Sepe, già amico personale di tanti e dispensatore di piaceri in modo particolare al fresco scarcerato Nicola Cosentino.

L'alto prelato di Carinaro porge l'ampolla con il sangue del povero Santo per il bacio istituzionale e benedice Di Maio sotto lo sguardo del tessitore Spadafora.

Insomma, tu chiamala se vuoi rivoluzione della restaurazione, sta di fatto che il portaombrello Spadafora incassa la candidatura, alla faccia dei sentimentali portaborse della Prima Repubblica.