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E' scoppiata la pace:
accordo Trump-Kim per la denuclearizzazione

di Francesco Petronella

Sembra proprio una storia a lieto fine quella coronata dall'incontro a Singapore tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-Un. Dopo una due giorni di incontri preliminari, di studi - e anche di tempo libero e vita mondana per le strade della città-stato asiatica - Trump e Kim si sono impegnati a "lavorare verso la completa denuclearizzazione della penisola coreana" facendo sforzi congiunti per "costruire una pace duratura e stabile". Lo prevede il documento firmato dai leader, in cui si menziona l'avvio di "nuove" relazioni" tra Usa e Corea del Nord. Trump ha promesso, per accompagnare il processo, "garanzie sulla sicurezza".

Questo è quanto emerge dalla dichiarazione congiunta sottoscritta dai due leader al termine dello storico incontro di Singapore. Stati Uniti e Corea del nord, inoltre, si sono impegnate a tenere "alla prima data possibile" ulteriori negoziati guidati dal segretario di stato americano Mike Pompeo ed un funzionario di alto livello della Corea del nord. "Oggi abbiamo avuto uno storico incontro e abbiamo deciso di lasciare il passato alle spalle" ha dichiarato il leader nordcoreano Kim Jong-un.

Quanto avvenuto a Singapore sembrava addirittura impensabile anche solo un anno fa, quando i due leader si lanciavano strali bellicosi al grido di "chi ha il bottone più grosso". Tuttavia, visto con la lente della politica internazionale, il percorso verso lo storico summit assume una traiettoria piuttosto precisa e lineare. Prima di scendere a reciproche concessioni, infatti, per Pyongyang era necessario raggiungere il massimo livello di deterrenza possibile, arrivando addirittura a minacciare di colpire con missili intercontinentali l'isola statunitense di Guam. C'è da scommettere, oltretutto, che con la poderosa propaganda di regime, Kim presenterà la nuova intensa con Trump proprio come risultato dello sviluppo nucleare e missilistico. Dal canto suo, il Tycoon della Casa Bianca ha dimostrato ampiamente di adottare un comportamento - e un atteggiamento - piuttosto differente tra il campo mediatico e quello politico. E' sufficiente ricordare che lo stesso Trump è stato in grado di twittare "le nostre relazioni con la Russia sono peggiori di quanto non lo siano mai state, compresa la Guerra Fredda" il 17 aprile scorso, per poi invitare, 2 giorni fa, i paesi membri del G7 a riammettere Mosca nel meccanismo diplomatico dei grandi. Non desta quindi scalpore il fatto che la pace tra Washington e Pyongyang sia scoppiata dopo mesi di reciproche minacce.

Strategia americana per il contenimento della cina. Da Limes: rivista italiana di Geopolitica

Ciò che più interessa al momento è capire come l'accordo modificherà l'assetto politico regionale. La possibilità che l'accordo serva a Kim per calmare un attimo la situazione - per poi continuare a sviluppare il programma nucleare - non è da sottovalutare. Tramite il negoziato il leader nordcoreano "proverà segretamente a continuare il programma nucleare" osserva Patricia M. Kim, specialista di relazioni sino-americane sentita da La Stampa. "Ha mentito in passato sia agli Usa sia ad altri. Ha buone ragioni per continuare a farlo perché non ci sono garanzie sulle intenzioni Usa a lungo termine e sugli sviluppi interni e regionali che potrebbero minacciare il regime". In effetti a solo un mese di distanza dall'uscita Usa dal Iran Deal, Waghington non è esattamente l'attore internazionale ideale con cui intavolare piani a lungo termine. Tuttavia, continua Patricia Kim: "Non si può escludere che, oltre alla crescita economica, per quanto incredibile possa sembrare, Kim in futuro potrebbe appoggiarsi anche militarmente agli Stati Uniti, considerando l'incrinarsi dei rapporti di fiducia con Pechino e il desiderio di Kim di trovare un equilibrio all'influenza cinese".

Il nodo cruciale del dossier coreano passa proprio da Pechino. Partecipando attivamente all'organizzazione dell'incontro, la Cina ha posto la sua bandiera anche sul futuro processo di pace. Non è un mistero che - al netto dei toni belligeranti tra Kim e Trump dell'ultimo anno - il vero confronto regionale del pacifico è proprio quello tra Cina e Stati Uniti. Una Corea denuclearizzata, magari  riunita e schierata con Waghington potrebbe rivelarsi una vera e propria spina nel fianco per il colosso cinese. E' più probabile, però, che Kim voglia mantenere uno status talmente equidistante tra Pechino e Washington, da inaugurare una sorta di "stallo di sicurezza" per il futuro della Corea. Questo tipo di stallo è la condizione che già regola le posizioni di Cina e Stati Uniti per il dominio del Pacifico, un mare in cui i due colossi geopolitici si contendono ogni isola e ogni atollo in grado di controllarne i traffici.

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