Don Matino svela la sua seconda famiglia ordinaria con un altro sacerdote. "Scelta esaltante da 25 anni"

Parole centellinate e intervallate da silenzi. Frasi troncate, lasciate sospese e accompagnate da una mimica nascosta, segreta. Non è chiacchiericcio ma accorti sussurri.

E' un'onda che cresce, una ridda di voci che da giorni irrompono nel silenzio dei corridoi e delle stanze ovattate, per insinuarsi nelle pietre di tufo del palazzo dell'Arcidiocesi di Napoli in Largo Donnaregina.

Sono le 7 e 50 di mercoledì 13 marzo, su Raitre va in onda la rubrica 'Un caffè con...' condotto da Marialaura Massa. E' ospite il teologo, scrittore e sacerdote della parrocchia partenopea della Santissima Trinità, monsignore Gennaro Matino.

Il parroco è da anni impegnato su molti fronti come quello dell'associazione 'Mondo Amico', che fondò 31 nni fa, in giro per il mondo nell'aiuto concreto alle popolazioni sottosviluppate con la costruzione di scuole, ospedali e realizzazione di pozzi d'acqua.

L'intervista è intima, soave e pacata. Qualcuno ci scorge quasi una sorta di bilancio a pochi giorni dal compimento del 63esimo anno d'età.

Don Gennaro parla della vocazione, della sua infanzia è di quel “bisogno di donarmi e fa parte di un progetto d'amore”. Certo la decisione di entrare in seminario spiazzò i gentitori e gli altri sei fratelli - dice nel corso della chiacchierata - .

“Mio padre e mia madre dicevano: 'meglio un buon padre di famiglia che un cattivo prete'”.

A questo punto è la giornalista Massa a introdurre e virare il discorso con la domanda non improvvisata: “A proposito di famiglie, lei ne ha due di famiglie, la sua 10 nipoti, tre pronipoti...”.

E' il là, è il passaggio, è l'invito. Don Matino ne parla e racconta in particolare di suo nipote Raffaele e di sua sorella rimasta vedova e quindi di aver cresciuto quel nipote dall'età di 3 anni e mezzo.

Poi con delicatezza svela la 'seconda famiglia' evocata dalla giornalista.

“Poi c'è la mia famiglia ordinaria quella che io ho scelto come comunità che vivo ordinariamente” - spiega don Matino e fa una rivelazione – "vivo ordinariamente con un altro sacerdote da 25 anni, io credo che sia una scelta esaltante quella di pensare di vincere la solitudine”.

“Uno dei grossi problemi dei preti e molto spesso se ne parla poco è la loro solitudine. Danno tanto e poi ritornando a casa si trovano soli” - riflette il monsignore -.

E mentre pronuncia quelle parole compaiono delle foto di momenti di vita di Don Matino e tra le immagini c'è anche quella che lo ritrae insieme a don Alfonso Farina, parrocco della chiesa 'Cuore SS di Gesù' di Torregaveta.

E' l'altro sacerdote che ordinariamente da 25 anni condivide il tempo con il parroco della Santissima Trinità. E' la famiglia ordinaria, è parte della sua comunità, è il non trovarsi soli dopo aver dato tanto.

Più che una consecutio temporum c'è una consecutio di sostegno alla rivelazione di don Matino a cui la brava Marialaura Massa chiede : "Se dipendesse da lei consentirebbe il matrimonio dei preti ?".

Una domanda non casuale, un'opportunità per spiegare, argomentare e forse dettagliare meglio il quadro d'insieme.

"Io se mi dovessi rifare prete, non penso che farei altro nella mia vita, non mi sposerei perchè penso che il prete dev'essere libero completamente dagli altri ma non impedirei a chi volesse di poterlo fare, non è un problema il prete sposato" - risponde sicuro don Matino -.

L'intervista di Don Matino, le parole sulla sua seconda famiglia quella ordinaria, il decidere di vivere da 25 anni con un altro sacerdote quando quest'ultimo ne aveva su per giù 19 di anni, il fare comunità per non restare solo e avere un conforto hanno innecato forti discussioni ai piani alti della Curia di Napoli.

Cosa significano quelle parole? Cosa ha voluto dire Don Matino? E poi quella posizione sui preti sposati, la convivenza e la solitudine. Cosa s'intende per vivere insieme?

Il cardinale scaduto ma in proseguo Crescenzio Sepe sulla vicenda non parla ma da tempo sembra essere stato  informato della 'famiglia ordinaria' di don Matino. E proprio verso il parroco della Parrocchia di via Tasso, l'arcivescovo ha un vecchio conto aperto.

Don Matino non appena l'ex presidente di Propaganda Fide s'insediò all'Arcidiocesi di Napoli, ricopriva un ruolo di responsabilità alla comunicazione ed era moderatore praticamente una sorta di numero due. Ben presto però tra i due avvennerò degli screzi e don Matino decise di andare via, insomma, la chiesa del parroco di via Tasso è ben diversa da quella dell'alto prelato e per oltre 30 anni segretario di Papa Giovanni Paolo II.

E proprio quel potere incarnato anche da Sepe spesso ricade nelle amare riflessioni di Don Matino quando parla di  establishment nella chiesa.

E nel corso della stessa intervista rispondendo ad una domanda dice don Matino: "Sono critico con establishment della chiesa perchè sono critico con me stesso. Faccio parte dell'establishment qualcuno dice che sono monsignore anch'io anche se a volte anzi sempre me lo dimentico".

"Credo che chi ha più responsabilità deve mettersi in discussione  a volte ho la sensazione che nessuno se la prenda questa responsabilità e lo dico a me stesso. Il rischio è la mediocrità fermo restando che non bisogna generalizzare" - conclude monsignor Matino.

di Arnaldo Capezzuto