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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Dolori cervicali novità: ora permessi su lavoro, detrazioni, bonus e legge 104. Ecco come fare

I dolori di un’ernia sono terribili: lo sa chi è alle prese con la fisioterapia o la ginnastica postulare e, nonostante gli antidolorifici e, a volte, il cortisone, non riesce ad avere tregua. Quando il dolore diventa martellante, diventa difficile trovare la concentrazione per lavorare, anche perché la malattia si riversa sul sonno e, quindi, sulla capacità di recuperare le energie. Insomma, chi soffre di ernia ha davvero di che lamentarsi. E ciò vale sia per le ernie lombari che per quelle cervicali. Lasciando ad altri il compito di individuare la cura e le soluzioni mediche a questa diffusa patologia, ci occuperemo in questa sede degli aspetti legali e delle conseguenze per il malato: in altri termini, quali sono i diritti di chi soffre di ernia cervicale? Si spazia dalle detrazioni fiscali per le spese mediche e per la fisioterapia ai permessi sul lavoro. Ma procediamo con ordine.

Ernia cervicale e detrazioni fiscali

Al pari di chi soffre di ernia lombare, chi soffre di ernia cervicale sostiene spese mediche particolarmente elevate. Tra antinfiammatori, cerotti e farmaci antidolorifici, visite mediche, risonanze magnetiche e raggi vari, sedute di fisioterapia e massaggi, lo stipendio viene consistentemente rosicato. Ecco perché la legge prevede alcune agevolazioni fiscali su tali spese.

Ginnastica postulare o riabilitativa

In particolare, per quanto riguarda la ginnastica postulare o riabilitativaquesta viene fatta rientrare nelle spese mediche e, pertanto, gode di una detrazione del 19% per l’importo che eccede 129,11 euro (franchigia). Attenzione però: per poter ottenere l’agevolazione fiscale è necessario che la ginnastica non sia seguita da un istruttore generico di palestra, ma deve essere effettuata da un fisioterapista con diploma di laurea o altro medico specialista. Inoltre è necessario avere un certificato medico che, dopo aver attestato la patologia, prescriva come necessario rimedio di cura, la ginnastica in questione. Senza certificazione medica il contribuente non può fruire della detrazione fiscale [1]. Ovviamente, oltre al certificato medico con la prescrizione è necessario conservare la fattura o la ricevuta fiscale della spesa sostenuta (anche in forma di ticket se la prestazione è resa nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale). Se la fattura è rilasciata da soggetto diverso da colui che ha effettuato la ginnastica (ad esempio la società presso cui opera il fisioterapista) serve l’attestazione che la stessa è stata eseguita direttamente da personale medico o paramedico o comunque sotto il suo controllo.

Per usufruire della detrazione, le spese mediche vengono ormai inserite automaticamente dall’Agenzia delle Entrate nel nuovo modello 730 precompilato 2017, mentre andranno indicate dal contribuente nella dichiarazione dei redditi – modello 730 2017 nel rigo E1 a E5, che utilizza il modello cartaceo tradizionale.

Materasso ortopedico

È diritto di chi soffre di ernia cervicale acquistare un materasso ortopedico. Anche per questa spesa è possibile ottenere la detrazione fiscale del 19% previa prescrizione medica su carta intestata (in alternativa il contribuente può  presentare un’autocertificazione che attesti la necessità per la quale l’ausilio viene acquistato) e fattura in cui si specifica il tipo di spesa sostenuta. La fattura deve essere intestata al contribuente.

Fisioterapia

Al pari della ginnastica postulare anche la fisioterapia eseguita da un centro medico specializzato può essere scaricata dalle tasse (si pensi alle sedute di ozonoterapia, la tens, la ionoforesi, gli infrarossi, la tecar terapia, le trazioni, la massoterapia, ecc.). I limiti sono gli stessi: detrazione del 19% con franchigia di 129,11 euro.

Osteopati

Non possono essere scaricate dalle tasse le spese eseguite per prestazioni rese dagli osteopati. Secondo infatti l’Agenzia delle Entrate, l’osteopata non rientra fra le professioni sanitarie riconosciute. Tuttavia, le relative prestazioni sono detraibili se rese da iscritti a dette professioni sanitarie.

Spese mediche

Per l’acquisto di tutte le medicine acquistate da chi soffre di ernia cervicale è consentita la detrazione fiscale del 19% salva sempre la franchigia di 129,11 euro. Ad esempio, su una spesa di 2mila euro si deve prima detrarre 129,11 euro; sul risultato, pari a 1.871 euro si applica la detrazione del 19% pari a 355 euro. In pratica il contribuente scala dalle tasse da pagare allo Stato 355 euro nell’anno successivo a quello di sostenimento della spesa. Dall’altro lato però se la spesa complessiva annua per le medicine è inferiore alla franchigia di 129,11 euro, al contribuente non spetta alcuna detrazione.

Ernia cervicale e assenze dal lavoro

Giorni di malattia

Per chi soffre di ernia cervicale è possibile prendersi qualche giorno di malattia assentarsi dal lavoro. A tal fine però è necessario prima sottoporsi a visita del proprio medico curante. Detta visita va eseguita di persona e non dietro diagnosi telefonica. Il medico redige il certificato e lo trasmette in via telematica all’Inps. In ogni caso il dipendente ha l’obbligo di avvisare tempestivamente l’azienda della propria assenza. L’assenza può prolungarsi anche per diversi giorni, ma non può superare il cosiddetto periodo di «comporto», ossia il tetto massimo fissato dal contratto collettivo oltre il quale scatta il licenziamento.

Durante la malattia, nonostante l’assenza dal lavoro il dipendente viene pagato regolarmente. La paga è a carico dell’Inps o, in alcuni casi, viene integrata dal datore.

Chiaramente il dipendente assente dal lavoro per ernia cervicale dovrà rimanere a casa durante le fasce orarie di reperibilità per consentire la visita fiscale. Si può tuttavia assentare – previa comunicazione all’Inps e all’azienda – per eseguire visite mediche indifferibili e incompatibili con le fasce orarie di reperibilità oppure per ritirare radiografie o altri referti medici.

Anche fuori dalla reperibilità, il dipendente deve fare in modo di non compiere attività pesanti che possano pregiudicare la sua rapida guarigione (ad esempio attività sportiva, sollevamento pesi, ecc.), pena il licenziamento in tronco.

Se il medico fiscale, all’esito della visita di controllo, ritiene il dipendente pronto per riprendere il lavoro mentre questi sostiene di non essere ancora guarito, si può aprire una contestazione. In pratica il dipendente deve presentare un ricorso al Coordinatore sanitario della competente sede Inps, cui sarà rimessa l’ultima parola, e nel frattempo può rimanere a casa, purché coperto dal certificato del proprio medico di base (che dovrà eventualmente emettere un’attestazione di prosecuzione della malattia per ulteriori giorni rispetto a quelli già dati all’inizio dell’assenza).

Operazione chirurgica

Se il dipendente è costretto a sottoporsi ad intervento chirurgico per ernia cervicale, può assentarsi dal lavoro per tutta la durata della riabilitazione purché non ecceda il periodo di comporto, senza rischio di perdere il posto o di essere demansionato. Se però l’ernia cervicale dipende da una causa di servizio e dal mancato rispetto, da parte dell’azienda, delle misure di sicurezza e controllo, l’assenza può essere illimitata e spingersi anche oltre il comporto.

Mal di schiena e ambiente di lavoro

L’azienda deve tutelare l’integrità fisica dei propri dipendenti, evitando  mansioni fisicamente troppo pesanti, anche alla luce delle eventuali patologie di cui questi eventualmente soffrono. Pertanto – come si è appena detto – se l’ernia cervicale è determinata da infortunio sul lavoro – perché l’azienda non ha predisposto le misure di sicurezza necessarie a evitare tale rischio – il dipendente ha diritto ad assentarsi senza limiti di tempo, senza perdere il posto.

Causa all’azienda

Se il dipendente che soffre di ernia cervicale resta bloccato a causa delle mansioni svolte e subisce un brusco peggioramento delle proprie condizioni fisiche può fare causa all’azienda e ottenere la rendita dell’Inail tutte le volte in cui si è in presenza di una delle seguenti ipotesi (cosiddetta «malattia professionale tabellare»):

  • lavorazioni svolte in modo non occasionale con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse al corpo intero: macchine di movimentazione materiali vari, trattori, gru portuali, carrelli sollevatori (muletti), imbarcazioni per pesca professionale costiera e d’altura;
  • lavorazioni di movimentazione manuale dei carichi svolti in modo non occasionale in assenza di ausili efficaci.
  • Se l’ernia dipende invece da altri fattori il dipendente ha comunque possibilità di far causa all’azienda ma deve dimostrare che la patologia dipende effettivamente dalle mansioni lavorative (nei predetti casi, invece, non c’è bisogno di tale prova).
  • Attenzione però: se il dipendente ha problemi di schiena e di ernia cervicale deve farlo subito presente al datore affinché questi non aggravi le sue condizioni; se non lo fa non può poi lamentare la responsabilità del datore per l’eventuale aggravamento della malattia.
  • Se le mansioni diventano incompatibili

Chi soffre di ernia cervicale ha diritto di chiedere al datore di adibirlo a mansioni compatibili con il suo precario stato di salute. Ma se tali mansioni non sono disponibili (perché già occupate da altri) o non sono previste nell’organizzazione aziendale, il dipendente può essere licenziato.

Ernia cervicale e visita domiciliare

Chi ha un’ernia cervicale di solito riesce a camminare ma potrebbe trovare difficoltà a guidare. Quando il suo dolore è così intenso da impedirgli di andare dal dottore può chiedere a questi la visita domiciliare. Se il medico di base ritiene che vi sia tale necessità e che il paziente è davvero in condizione di non trasportabilità è tenuto alla visita a domicilio. La visita richiesta entro le ore 10 va eseguita in giornata, altrimenti verrà eseguita il giorno successivo.

INVALIDITA' e 104

Tra le malattie che consentono di poter ususfruire della legge 104 c'è anche il dolore alla cervicale quando è dovuto ad artrite reumatoide, elencata tra le patologie reumatiche, che dà luogo a un’invalidità compresa tra il 21 e il 100%; stessa cosa per  la sclerodermia, la spondilite anchilosante e le altre spondiloartriti, il lupus eritematoso e le vasculiti.

Infine, l’artrosi dà luogo a un’invalidità dal 5 al 100%, a seconda della gravità.